La rassegna “Classico Contemporaneo” inizia con Francesca Curti Giardina nel segno della canzone napoletana di ieri e di oggi

Foto Stefania Liotti

Nel chiostro di San Domenico Maggiore si è aperta la rassegna “Classico Contemporaneo” organizzata, nell’ambito di “Estate a Napoli”, da TRAM (Teatro Ricerca Arte Musica e Teatro), in collaborazione con ARIES Teatro ed Eventi e Mestieri del Palco, e affidata alla direzione artistica di Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino.
In programma “Napulitanata”, di e con Francesca Curti Giardina, accompagnata da Dario Di Pietro (chitarra) e Andrea Bonetti (fisarmonica), una panoramica sulla canzone napoletana, da quella classica a quella dei nostri giorni, comprensiva di brani concepiti per le colonne sonore di film di vario genere, incentrata prevalentemente su amori problematici, vicini alla conclusione o irrealizzabili che, proprio per la loro peculiarità, sono stati fonte di ispirazione per motivi immortali.
La serata partiva dal filone cinematografico con un piccolo accenno ad “Ammore annascunnuto”, frutto di una coproduzione franco-napoletana (Bruno Coulais, il rapper Philippe Fragione in arte Akhenaton e Mario Castiglia), inserita nel film del 2000 “Comme un aimant” e portato al successo dalla nota cantante canadese Céline Dion.
Sempre rimanendo su tale tematica, durante lo spettacolo sono state proposte anche “Assaje”, scritta nel 1984 da Pino Daniele per il film di Nanni Loy “Mi manda Picone” ed interpretata da Lina Sastri, che era anche la protagonista principale, insieme a Giancarlo Giannini, “Vasame” di Enzo Gragnianiello, fra le musiche di accompagnamento a “Napoli velata” (2017) di Ferzan Özpetek, cantata da una sorprendente Arisa, ed infine “ ‘E femmene” di Vincenzo Salemme, dal suo film del 2003 “Ho visto le stelle”.
Per quanto riguarda il repertorio più classico, l’inizio era affidato a “Tutta pe’ mme” di Francesco Fiore e Gaetano Lama (1930), seguita da Uocchie c’arraggiunate (1904), testo autobiografico dell’avvocato Alfredo Falcone Fieni, invaghitosi di una tale Concettina, che volle immortalare, con la complicità della musica di Roberto Falvo, dando vita ad un capolavoro, tra i preferiti di Eduardo De Filippo, che lo inserì nella sua commedia “Gennareniello”.
Con “Malatia” (1957) si passava ad una canzone del chitarrista Armando Romeo, nata per i night club, la cui popolarità crebbe nel momento in cui fu incisa da Peppino di Capri (insieme ai Rockers, il suo complesso di allora), che lasciò inalterato il motivo, vivacizzandone il ritmo.
Era quindi la volta della celeberrima “Passione”, scritta da Libero Bovio, e musicata da Ernesto Tagliaferri e Nicola Valente, entrata anche nel repertorio di molti mostri sacri della lirica, che esordì in occasione della Piedigrotta del 1934.
Così come abbastanza famosa risulta “Canzone appassiunata” (1922), che poneva in evidenza E. A. Mario, al secolo Giovanni Ermete Gaeta, autore di indimenticabili motivi, sia in lingua napoletana che italiana (Santa Lucia luntana, La leggenda del Piave, Tammurriata nera, quest’ultima su testo del poeta Edoardo Nicolardi, giusto per fare qualche nome).

da sx: Dario Di Pietro, Francesca Curti Giardina e Andrea Bonetti – Foto Giancarlo de Luca

Un salto ai nostri giorni con lo struggente “Chesta sera” di Nino D’Angelo, risalente al 1997 e fra i motivi più belli di un artista considerato uno degli ultimi baluardi della canzone napoletana d’autore, per poi tornare ad un binomio prestigioso di fine Ottocento, formato da Salvatore Di Giacomo e Mario Costa, la cui “Napulitanata” (1884) forniva anche il titolo dell’intera serata.
Prima dei pezzi di chiusura, una parentesi letteraria con “Le edicole di Napoli”, racconto tratto da “Ferite a morte” di Serena Dandini, raccolta di storie, ispirate all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, dove le protagoniste, tutte vittime di femminicidio, raccontano in prima persona le loro agghiaccianti vicende.
Ultime due canzoni in programma “Indifferentemente” e “Lo guarracino”.
La prima, di Umberto Martucci e Salvatore Mazzocco, focalizza i momenti salienti della fine di un amore, e fu presentata da Mario Abbate e Mario Trevi al Festival di Napoli del 1963.
Arrivò al posto d’onore, fra le vibrate proteste del pubblico, più lungimirante della giuria, che assegnò invece la vittoria ad una canzone caduta subito nell’oblio (“Jammo ja”, affidata a Claudio Villa e Maria Paris, mentre “Indifferentemente” fece la fortuna di entrambi i suoi interpreti).

Rosario Scotti Di Carlo – Foto Giancarlo de Luca

Riguardo a “Lo guarracino”, si tratta di una tarantella del Settecento, dove era descritta la storia d’amore fra la castagnola nera (lo guarracino) e la sardina, violentemente ostacolata dal tonnetto, suo precedente “fidanzato”, che generava una gigantesca zuffa, alla quale prendevano parte circa un’ottantina fra pesci, molluschi e crostacei.
Il suo testo, scritto in un linguaggio vernacolare, oggi difficile da comprendere, è stato anche oggetto di accurati studi scientifici, volti ad identificare tutte le specie ittiche citate, con lo scopo di ottenere una sorta di censimento degli organismi marini presenti all’epoca nel Golfo di Napoli.
Dopo tale descrizione, necessaria per dare un’idea del concerto, veniamo ai protagonisti, iniziando da Francesca Curti Giardina, che da un po’ di tempo sta portando avanti alcuni progetti dedicati alla musica napoletana.
Non è la prima volta che la ascoltiamo e, anche in questa occasione, abbiamo avuto la conferma di trovarci di fronte ad un’artista che si contraddistingue per la sua notevole presenza scenica, frutto di una lunga e consolidata esperienza artistica, dotata di una bellissima voce, al servizio di una musicalità raffinata, intensa e mai sopra le righe, in grado di trasmettere al pubblico grandi emozioni.
Molto bravi anche il chitarrista Dario Di Pietro ed il fisarmonicista Andrea Bonetti, in perfetta sintonia con la cantante e, senza alcun dubbio, il suono della fisarmonica favoriva un’atmosfera ancor più suggestiva e struggente.
Va infine ricordato l’ottimo percussionista Rosario Scotti Di Carlo, chiamato come ospite d’onore a dare il suo contributo ad un particolare arrangiamento de “Lo guarracino”.
Pubblico numeroso, partecipe ed entusiasta, che è stato omaggiato con la proposizione di “Ammore annascunnuto”, nella sua interezza, a coronamento di un concerto di elevato spessore musicale.

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Con “Il Popolano Ostinato” il trio “Ai Vis lo Lop, lo Rainard, la Levre” restituisce la musica rinascimentale al suo originale destinatario

Alessandro de Carolis (flauti), Carmine Scialla (chitarra battente) e Antonino Anastasia (percussioni) costituiscono un trio chiamato Ai Vis lo Lop, lo Rainard, la Levre (“Ho visto il lupo, la volpe, la lepre”) dall’incipit di una ballata provenzale.
L’ensemble rivolge la sua attenzione alla musica rinascimentale, secondo canoni non strettamente filologici, con lo scopo di restituire al pubblico un repertorio, nato in mezzo alla gente comune, che in seguito venne acquisito dagli ambienti di corte.
I tre artisti hanno da poco inciso, con la Da Vinci Classics, il loro cd di esordio dal titolo “Il Popolano Ostinato”, dove propongono brani di autori del XVI e del XVII secolo, oggi quasi completamente dimenticati, incentrati su danze in auge all’epoca.
Il disco si apre con due pezzi tratti dal “Primo libro di Canzone, Sinfonie e Fantasie…” di Andrea Falconieri (1585–1656), pubblicato a Napoli nel 1650, città natale del compositore e legati al brando, ballo di origine francese.
Nel cd troviamo altri brani della medesima raccolta, rivolti alla francese corrente e alla folia, quest’ultima di origine portoghese, il cui motivo ha attirato l’attenzione di più di un centinaio di musicisti nel corso dei secoli.
Spagnola era invece la ciaccona, evidenziata dall’emiliano Tarquinio Merula (1595-1665), mentre il Brando di Cales del milanese Cesare Negri (ca.1536-1604), ci fa conoscere una figura di compositore e ballerino, tra i primi a pubblicare trattati di argomento coreutico, corredati da immagini e da partiture.
Altro grande protagonista della cultura seicentesca fu il gesuita tedesco Athanasius Kircher (1602-1680), che soggiornò lungamente a Roma.
Personalità eclettica, diede alle stampe oltre una quarantina di libri fra i quali, in ambito musicale, Magnes sive de arte magnetica opus tripartitum (1641) e Phonurgia nova (1673), dove descrisse esempi legati al fenomeno del tarantismo quali l’Antidotum Tarantulae e la Tarantella presenti nella registrazione.
Ultimo autore considerato, il romagnolo Marco Uccellini (ca. 1603-1680), con la sua Aria quinta, sopra la Bergamasca.
Riguardo agli esecutori, molto trascinanti appaiono le interpretazioni del trio, che in alcuni casi si avvale dell’apporto di Lorenza Maio (violino, flauto dolce), Giovanni Sanarico (violoncello) e Fabio Soriano (flauto rinascimentale), dando vita ad un’incisione briosa, piacevole e molto interessante sotto il profilo storico-musicale.

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Venerdì 16 agosto si chiude a Villa San Michele la rassegna “Un’estate per sognare” con il concerto del pianista Francesco Nicolosi, del sassofonista Theodore Kerkezos e del soprano Matina Velimachiti

Ultimo appuntamento con la kermesse musicale Un’estate per sognare di Villa San Michele.
Venerdì 16 agosto, alle ore 20.00, sulla suggestiva terrazza panoramica, sarà il virtuoso pianista Francesco Nicolosi, insieme al sassofonista Theodore Kerkezos e al soprano Matina Velimachiti, a chiudere gli appuntamenti musicali al calar del sole, con brani dal repertorio di autori amati e riconosciuti come: Sergej Rachmaninov, Maurice Ravel, Darius Milhaud, Claude Debussy, Mikis Theodorakis e Pedro Iturralde.

Considerato uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea, Francesco Nicolosi, nel 1980, conquista due Premi che segnano il suo destino artistico: quello al Concorso Pianistico Internazionale di Santander e – soprattutto – la vittoria al Concorso Internazionale d’Esecuzione Musicale di Ginevra che dà inizio a una carriera internazionale che lo consacra come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione.

Sull’incisione per la Naxos di due rari concerti di Paisiello, l’autorevole critico e musicologo Paolo Isotta ha scritto di lui: (…) bisogna riconoscere che nessuno oggi gli può essere accostato per la luminosità del suono, la capacità di cantare e legare (…) egli va considerato uno dei migliori pianisti viventi (…) il sommo Arturo Benedetti Michelangeli eseguì musica del Settecento ispirandosi agli stessi criteri adottati dal Nicolosi ma forse non con altrettanta lucidità e coerenza. Nicolosi porta a compimento ciò che Benedetti Michelangeli annuncia.

A dividere il palcoscenico con lui due artisti altrettanto apprezzati: il sassofonista Theodore Kerkezos, definito nel 2016 dal concorso Gina Bachauer Awards “artista dell’anno” e descritto dal Gramophone Magazine come “(…) uno dei più straordinari performer di oggi”, che ha suonato con le più importanti orchestre di tutto il mondo, e la cantante Matina Velimachiti, considerata una tra le più raffinate interpreti greche d’opera.

La stagione concertistica di Villa San Michele, diretta da Kristina Kappelin, che ha visto alternarsi artisti svedesi e italiani, ha presentato programmi – da quest’anno selezionati da Bo Löfvendahl – dal repertorio classico, jazz e contemporaneo, grazie al contributo di Progetto Piano e al patrocinio dell’Ambasciata di Svezia.

Per l’acquisto dei biglietti (prezzo concerti € 15,00; ridotto ragazzi e studenti € 5,00) basta recarsi alla biglietteria mezz’ora prima o, in prevendita, presso il bookshop del museo, tutti i giorni dalle 9 alle 18.
Per chi viene da Napoli vi è la possibilità di rientro con l’ultima corsa marittima.

Per informazioni:
tel. 081.8371401
www.villasanmichele.eu

Luca Grossi
Responsabile ufficio stampa e organizzazione eventi
Viale Axel Munthe 34
80071 Anacapri (NA) Italia

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Lo ScarlattiLab prosegue gli approfondimenti nell’ambito del Barocco romano con due concerti di elevato valore storico-musicale

ScarlattiLab – “I concerti del Centenario” (Foto Giancarlo de Luca)

Nato nel 2011 con lo scopo di proporre brani di autori del XVI e del XVII secolo, privilegiando il vastissimo repertorio legato alla produzione napoletana, lo ScarlattiLab Barocco è un progetto, affidato a giovani interpreti, portato avanti dall’Associazione Alessandro Scarlatti in collaborazione con il Dipartimento e Master di Musica Antica del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli, diretto da Antonio Florio e Dinko Fabris.
A partire dallo scorso anno, però, gli interessi si sono indirizzati verso gli autori attivi a Roma, iniziando un approfondimento altrettanto interessante che quest’anno si è focalizzato su due protagonisti del Seicento, Alessandro Stradella (1639-1682) e Alessandro Melani (1639-1703).
Due gli appuntamenti proposti, “La Forza delle Stelle”, Alessandro Stradella alla corte romana di Cristina di Svezia, inserito nell’ambito del ciclo “I concerti del Centenario” e “Alessandro Melani nella Roma della fine ‘600”, posto all’interno della rassegna “Miti di Musica”.
Il primo, svoltosi nella Chiesa della SS. Pietà dei Pellegrini, si riferiva al periodo durante il quale Alessandro Stradella era al servizio della regina Cristina di Svezia, giunta a Roma nel 1655, dopo che si era convertita al Cattolicesimo e aveva di conseguenza abdicato in favore del cugino Carlo.
Entrambi furono personaggi dirompenti in quanto, da una parte troviamo un compositore, passato alla storia soprattutto per le relazioni avute con donne sposate appartenenti alla nobiltà, che ne oscurarono l’abilità di musicista, e furono anche la causa della sua morte, avvenuta a Genova per mano di sicari ignoti (a differenza del mandante).
Dall’altra vi è una donna spregiudicata e coltissima che, sfruttando la vasta eco della sua conversione e un carattere estremamente deciso, riuscì ad ottenere privilegi e concessioni nella Roma papale, ed a raccogliere numerosi artisti sotto la sua ala protettiva, gettando le basi su quella che sarebbe diventata l’Accademia dell’Arcadia, fondata nel 1690, solo un anno dopo la morte della regina.
Proprio questa costante frequentazione, suggerì alla sovrana, nel 1675, di fornire un contributo personale, sfociato nella ideazione di una cantata-serenata dove il suo apporto consisteva nella scelta dell’argomento da trattare, nella dinamica delle varie scene da allestire (comprensive di bozzetti), nonché nel numero e nelle caratteristiche dei cantanti da utilizzare e nella strumentazione da adottare.
Il tutto affidando i testi a Sebastiano Baldini e la musica ad Alessandro Stradella, che lei apprezzava in quanto avevano collaborato alla stesura di una serenata in suo onore.
Nacque così la serenata a cinque voci, il cui titolo originario doveva essere “La Forza delle stelle”, ma venne poi ribattezzata “Il Damone”, dal nome del protagonista maschile, che dialogava sui vari aspetti dell’amore con la ninfa Clori.
Presumibilmente l’esordio ebbe luogo durante una speciale “Accademia” tenutasi nel Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini alla Lungara), residenza della regina, e dovette avere un discreto successo perché esiste anche una versione successiva con organico ampliato e sette voci, con la prima conservata a Modena e la seconda a Torino.
Tutte queste notizie sono state raccolte da Carolyn Gianturco, che sta curando l’opera omnia di Stradella e nel 1994 ha pubblicato una monografia sul compositore, ed è riuscita, dopo lunghe e difficoltose ricerche, a ritrovare gli scritti originali di Cristina di Svezia relativi alla serenata, in totale 34 pagine, sopravvissute ai vari eventi di natura testamentaria e politica, conservate oggi a Montpellier nella Biblioteca della Facoltà di Medicina.
Partendo dai documenti a sua disposizione ed utilizzando l’epistolario della regina Cristina, Dinko Fabris ha dato vita ad una verosimile ricostruzione delle vicende che ruotarono intorno all’allestimento del lavoro, alternando la parte narrata, affidata all’attrice Elisabetta Piccolomini, con la proposizione di alcune arie e duetti tratti da “Il Damone”, interpretati da un organico formato da Federica Altomare e Ester Facchini (soprani), Marco Piantoni e Giuseppe Grieco (violini), Chiara Mallozzi (violoncello) e Luigi Trivisano (clavicembalo), diretti dal maestro Antonio Florio.
Quest’ultimo ha curato anche la revisione della Cantata a due voci e strumenti Dorillo e Lilla, sempre di Stradella, che completava il programma della serata, eseguito dal medesimo ensemble vocale e strumentale, caratterizzato dalla presenza di musicisti molto bravi singolarmente e ben affiatati fra loro.

ScarlattiLab – “Miti di Musica”

Il secondo concerto, tenutosi nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, era invece rivolto, come accennato in precedenza, al pistoiese Alessandro Melani.
Scorrendo la sua biografia si ricava la precisa sensazione che, anche allora, avere amicizie influenti fosse un buon viatico per poter emergere.
In effetti Melani era figlio di Domenico, campanaro e lettighiere del vescovo di Pistoia che, grazie ad una rete di amicizie coltivate fra la nobiltà locale, riuscì ad indirizzare tutti e sette i figli verso brillanti carriere artistiche.
Alessandro iniziò come cantore della cattedrale di Pistoia, per poi spostarsi a Roma intorno al 1661, dove studiò con Antonio Abbatini, all’epoca maestro di cappella della chiesa di San Luigi dei Francesi che, due anni dopo, si prodigò per fargli ottenere il posto di maestro di cappella del Duomo di Orvieto.
In questo periodo fu probabilmente attivo anche in altre città, mantenendo comunque i contatti con l’ambiente romano, e nel 1666 fu richiamato a Pistoia dal fratello Iacopo, per sostituirlo in qualità di maestro di cappella del duomo.
Ricoprì l’incarico per breve tempo in quanto l’anno dopo ritornò a Roma poiché il concittadino Giulio Rospigliosi (fratello del suo padrino di battesimo),  divenne papa con il nome di Clemente IX , per cui Melani fu nominato maestro di cappella della chiesa di Santa Maria Maggiore.
All’indomani della morte di Clemente IX, nel 1669, vennero a mancare le committenze della famiglia Rospigliosi, e l’autore dovette defilarsi dall’attività operistica romana, anche se proseguì a scrivere musica sacra e profana per altre famiglie nobili della città capitolina.
Il periodo conclusivo della sua carriera si svolse a partire dal 1672, quando lasciò il posto di Santa Maria Maggiore, per passare alla direzione della cappella della chiesa di S. Luigi dei Francesi, grazie alla raccomandazione dell’ambasciatore transalpino a Roma (e il fratello Atto Melani, famoso castrato e diplomatico al servizio di Luigi XIV, ebbe molto probabilmente un ruolo di rilievo nella vicenda).
Melani rimase lì fino alla fine dei suoi giorni, apportando notevoli modifiche all’organico, in modo da avere a disposizione solisti che assecondassero uno stile che si allontanava dalla policoralità, senza perdere nel contempo lo sfarzo che caratterizzava le funzioni legate alle maggiori solennità liturgiche.
Tornando al concerto, al centro del programma vi erano alcuni brani tratti dalla raccolta Concerti spirituali a due, tre e cinque voci, pubblicati a Roma nel 1682 e dedicati al principe Ferdinando de’ Medici.
Nell’ordine è stato eseguito un primo gruppo formato dai mottetti Derelinquat impius, per alto, tenore e basso e basso continuo, Salve Mater, per 2 soprani e basso continuo e O Felix Anima, per alto, basso e basso continuo, mentre un secondo gruppo, preceduto dalla Toccata per organo di Alessandro Scarlatti, comprendeva i mottetti Date Voces Pueri, per 2 soprani, tenore e basso continuo, Iustus ut Palma, per soprano e alto e basso continuo, e Recolite memoriam, per 2 soprani, alto, tenore, basso e basso continuo.
Nel complesso un repertorio ricco di difficoltà, dal quale emergeva la bellezza delle musiche di Melani, ottimamente interpretate da Francesco Divito e Valeria La Grotta (soprani), Aurelio Schiavoni (alto), Leopoldo Punziano (tenore) e Roberto Gaudino (basso), accompagnati da Pierluigi Ciapparelli (tiorba) e Angelo Trancone, quest’ultimo nel duplice ruolo di organista e direttore, il tutto sotto la direzione musicale del maestro Antonio Florio.
Tirando le somme, anche quest’anno lo ScarlattiLab Barocco si è distinto per avere portato alla ribalta brani di rara esecuzione, appartenenti al repertorio di due autori meritevoli di essere approfonditi.

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Giovedì 15 agosto alla Rotonda Diaz XIX edizione de “La Notte della Tammorra”

Torna a Ferragosto l’appuntamento più importante dell’estate partenopea con la musica folk.
Rotonda Diaz, sul Lungomare Caracciolo, ospita il 15 agosto, alle ore 21, la 19esima edizione de La Notte della Tammorra promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, nell’ambito del programma Poc Campania 14-20 e realizzata dall’Associazione Il Canto di Virgilio con Carlo Faiello, maestro concertatore.

Ad inaugurare la serata alle ore 21, l’immancabile ‘canto ‘a figliola’ dedicato alla Madonna eseguito da una coppia di maestri cantatori della tradizione: Vincenzo Rea detto “Tarantella” e Masino Tirozzi detto “ ‘o figlio d’ ’o zi’ padrone”.
A seguire, la classica Tammurriata di accoglienza con la tammorra di Raffaele Inserra e le voci di due giovani e prestigiosi esponenti del canto etnico come Gianfranco Ricco detto ‘Antichità’ e Catello Gargiulo.
A dare il via alle danze sarà, come di consueto, uno storico esponente della musica popolare campana, Marcello Colasurdo, voce vesuviana e presenza fedele della manifestazione.
La differenza sostanziale, rispetto al passato, sta, soprattutto, nella consapevolezza della dimensione della ‘grande festa popolare’ acquisita, nel corso degli anni, da La Notte della Tammorra che, al contrario degli altri eventi culturali, invita a riannodare la fune della memoria, stimolando a rinsaldare il legame con le proprie radici e valorizzando il concetto stesso di Folklore (sapienza di un popolo) che negli ultimi tempi è stato banalizzato, volgarizzato, decontestualizzato”, ha spiegato Carlo Faiello.
La grande novità della Notte della Tammorra 2019 è la presenza di Peppe Barra.
Il celebre artista partenopeo si esibirà per la prima volta sul palco della manifestazione insieme alla sua band formata da Paolo Del Vecchio alla chitarra, Ivan Lacagnina alla batteria, Giorgio Mellone al violoncello, Sasà Pelosi al basso e Luca Urciolo alla fisarmonica.
Ho studiato le tammurriate e il tamburo per 50 anni insieme alla Nccp e Roberto De Simone. – ha raccontato Peppe BarraLa Notte della Tammorra è una notte di gioia e felicità ma anche una notte di oblio per lasciarci alle spalle e dimenticare quello che questa brutta politica ci sta mostrando negli ultimi tempi. Proporrò durante la serata un po’ del mio repertorio e del mio gioco e cercheremo di divertirci tutti insieme”.

Direttamente dal “Museo e Festival della Zampogna” di Villa Latina arriveranno i suonatori di zampogne, organetti, ciaramelle e danzatrici del basso Lazio diretti dal maestro Domenico Fusco con Diego Fusco, Angelo Fusco, Luca Petrilli, Salvatore Sarda che indosseranno abiti tipici della zona con i famosi “scarpitti”.
Al suono di Saltarelli e Ballarelle danzeranno Maya Tedesco, Marilena Norato, Lorenza Di Stefano e Cinzia Zomparelli.
Carlo Faiello e la sua Banda DionisiacaVittorio Cataldi alla fisarmonica, Fulvio Gombos al basso, Francesco Manna alle percussioni, Gianluca Mercurio alla batteria, Pasquale Nocerino al violino – poi, accoglieranno sul palco Giovanni Mauriello (con il figlio Matteo e la cantante Marianita Carfora), voce storica e co-fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare; Nello Daniele e Maurizio Capone presenze artistiche ‘diversamente folk’; inoltre, alcune tra le più belle voci napoletane come Fiorenza Calogero e Patrizia Spinosi e Marcello Vitale alla chitarra battente.

Faiello darà spazio anche alla ricerca etnomusicologica di Andrea Nerone (già Musica Nova) tra la piana del Volturno e quella del Garigliano; ai canti del Cilento con Paola Salurso e alla musica del sud Italia con Rosalba Santoro cantante di Santeramo in Colle, paese al confine tra Puglia, Calabria e Basilicata.
Si esibiranno nelle danze: Erminia Parisi, Emilia Meoli, Ashai Lombardo Arop e Enzo Esposito detto Tammurrièllo.
Tante le iniziative collaterali come lo stage di danze popolari i cui partecipanti saranno invitati al ballo notturno.

Per chi volesse aspettare l’alba magica del 16 agosto, gran finale di balli sul tamburo da parte di paranze spontanee.

Info
Il Canto di Virgilio: 338 8615640
Domus Ars: 081 3425603

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Domenica 11 agosto “Viaggio femminile in Bianco e Nero tra Europa ed Asia”, due appuntamenti a Positano e Piano di Sorrento

Domenica 11 agosto 2019, alle ore 18.00, nella chiesa di S. Maria Assunta di Positano e alle ore 21.00 sulla Terrazza di Villa Fondi a Piano di Sorrento, doppio appuntamento della Società Concerti Sorrento (direzione artistica: Paolo Scibilia), nella Costiera Amalfitana e Sorrentina, con le pianiste Chia-Hui Shen, Anna Squitieri e Daniela Delvecchio, interpreti del programma “Viaggio femminile in Bianco e Nero tra Europa ed Asia”.

In programma musiche di Schumann, Chia-Hui Shen, Schubert, Milhaud

Ingresso libero
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Domenica 11 agosto 2019
Viaggio femminile in Bianco e Nero tra Europa ed Asia

Ore 18.00
Positano – Oratorio – Chiesa S.Maria Assunta
Organizzazione: Parrocchia S. Maria Assunta di Positano
S.C.S. Società Concerti Sorrento
Direzione artistica Paolo Scibilia
Ambito: Solenni festeggiamenti di Maria Regina di Positano

Ore 21.00
Piano di Sorrento – Terrazza Villa Fondi
Organizzazione Città di Piano di Sorrento – Assessorato Cultura, Turismo e Spettacolo
S.C.S. Società Concerti Sorrento
Direzione artistica Paolo Scibilia
Ambito: Rassegna “Estate Blu 2019 – “Davanti al golfo di Surriento”

Chia – Hui Shen
pianoforte (Taiwan)

Duo Anna Squitieri & Daniela Delvecchio
pianoforte a quattro mani (Italia)

Programma

Chia – Hui Shen – pianoforte

R. Schumann: Sonata n. 2 in sol minore op.22

Chia-Hui Shen
The Unknown File – The Prisoner in The Tower
(Describing a girl “Evelyn” who has been trapped by her domineering lover “Lucas.”
The Legend of Sea Ice – Roaring of Polar Bears
(In the Arctic Circle, polar bears depend on sea ice to survive – hunting seals, find mates, and teach their cubs how to live. Due to rapid reduction of Arctic perennial sea ice, polar bears could be sliding towards extinction faster than previously feared.)

Duo Anna Squitieri & Daniela Delvecchio
F. Schubert
Andantino varié in si minore, op. 84 n. 1, D. 823
Rondò in la maggiore op.107

D. Milhaud: Le boeuf sur le toit

Chia-Hui Shen
Pianista, didatta e compositrice di origine taiwanese ha conseguito il Master in Art of Music, presso l’Università di Campbellsville (USA), studiando pianoforte sotto la guida del Prof. Roberts ed esibendosi costantemente alla Gheens Recital Hall.
Il suo vasto repertorio comprende tra tante, le opere di J. S. Bach, Ludwig van Beethoven, Robert Schumann, Franz Liszt, Sergej Sergeyevich Prokofiev, Francis Poulenc, esibendosi tra l’altro in duo con l’artista brasiliana Farias.
Parallelamente all’attività concertistica Chia-Hui, Shen si dedica attivamente alla didattica, come docente e conferenziere, presso il dipartimento statale “Taiwan Power Company”.
Nel campo della composizione, ha scritto opere per pianoforte solo e Trio per pianoforte.
La sua celebre raccolta, intitolata a Taiwan “Piano Musical”, richiama tematiche e problematiche sociali-internazionali e sono particolarmente apprezzate dal pubblico e dalla critica (“Composizioni creative e toccanti….”; “Quando si ascolta la sua musica è difficile trattenere le lacrime per le forti emozioni che suscita”)

Anna Squitieri & Daniela Delvecchio (duo pianistico a quattro mani).
Si sono diplomate brillantemente presso il Conservatorio di musica G. Martucci di Salerno, sotto la giuda del Maestro G. C. Cuciniello.
L’esperienza in duo iniziata nel 1996, ha ottenuto consensi di critica e di pubblico, riconosciuti soprattutto per il loro sincronismo e per la fusione delle loro caratteristiche pianistiche.
Hanno seguito numerosi corsi di interpretazione pianistica e di perfezionamento con i maestri Marco Marzocchi, Bruno Canino, Silvano Bussotti, Luis Bacalov, distinguendosi per le notevoli capacità interpretative.
Il Duo ha vinto diverse borse di studio ed ha partecipato a numerosi concorsi ottenendo sempre ottimi risultati. (A.M.A. Calabria, Città di Ortona, Mendelssohn – cup, Taurisano Lecce, Le Camenae d’oro Pompei, Città di Putignano).
Svolgono intensa attività concertistica su territorio nazionale ed internazionale. Hanno suonato per diverse Associazioni presso: il Castello di Miramare –Trieste; Castello di Udine; Palazzo Lantieri Gorizia, Complesso di San Michele Arcangelo –Montecelio (Roma), Palazzo Ducale – Atina ; Palazzo della Provincia –Taranto ; Palazzo Baronale –Torchiara, Sala San. Tommaso- Duomo di Salerno ed altri. Recentemente hanno preso parte a The IBLA Grand Prize International Music Competitions Ragusa, distinguendosi all’interno della categoria quattro mani. Entrambe docenti di pianoforte presso i liceo musicale statale, sono fondatrici dell’Associazione Centro Studi Musicali Cluster che si occupa della promozione della musica sul territorio campano.
Parallelamente all’attività concertistica, si dedicano con professionalità alla didattica musicale tenendo corsi di formazione per docenti e laboratori musicali per allievi.
Il repertorio del duo pianistico spazia dal ‘700 ai capolavori della musica contemporanea, settore nel quale il duo è particolarmente versato.
Il repertorio prevede musiche di F. Schubert, F. Mendelssohn , W. A. Mozart, J. Brahms, A. Dvořák , C. Saint-Saëns , G. Bizet, E. Lecuona, M. R. Armengol, M. Ravel, E. Chabrier, P. Hindemith, E. Grieg, C. Guastavino, J. Rodrigo, D. Milhaud.

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Sutermeister: Brani orchestrali (volume 1)

La Toccata Classics (casa londinese distribuita in Italia da Ducale Music), ha recentemente aperto una piccola, ma significativa finestra, sulla musica svizzera, dedicando un cd ad alcuni brani orchestrali di Heinrich Sutermeister (1910-1995).
Nato nei pressi di Sciaffusa, Sutermeister iniziò a studiare materie umanistiche fino a che, dopo un soggiorno parigino, durante il quale venne a contatto con i lavori di Ravel, Debussy e del connazionale Honegger, si convinse che la sua strada era quella musicale.
Per tale motivo, dal 1931 al 1934 frequentò la Akademie der Tonkunst di Monaco dove strinse amicizia con Orff e Egk, entrambi protagonisti del Novecento tedesco.
Agli inizi della sua carriera lavorò al Teatro Nazionale di Berna e raggiunse la notorietà grazie a composizioni concepite per allestimenti radiofonici.
Fu anche docente alla Hochschule für Musik di Hannover (1963-1975) e, nel periodo fra il 1958 ed il 1980, ricoprì l’incarico di Presidente della società svizzera per i diritti d’autore.
Morì nel 1995 a Vaux-sur-Morges, piccolo borgo della Svizzera francese, dove risiedeva dal 1942.
Per quanto riguarda il disco della Toccata Classics, esso comprende, in prima registrazione mondiale, quattro brani composti in un vasto arco di tempo.
Si parte dalla Suite sinfonica per grande orchestra Romeo e Giulietta (1940), tratta dalla sua opera più famosa, ispirata al capolavoro di Shakespeare, scritta fra il 1937 ed il 1939.
Tocca quindi a “Le Alpi”, Fantasia su canzoni popolari svizzere per orchestra e voce recitante (1946-48), abbinata a testi in tedesco della tradizione elvetica.
La successiva Aubade pour Morges (1978-79), celebra il paesino dove Sutermeister visse per più di mezzo secolo, mentre il conclusivo Divertimento n. 2 (1959–60), appare il più vicino alla musica di Honegger.
Nel complesso, ciò che sorprende positivamente nei brani proposti, è la costante ricerca di sonorità ricche di colori, moderne ma moderate, che risultano di piacevole ascolto.
Il tutto è ottimamente evidenziato da una compagine di livello mondiale quale la Royal Philharmonic Orchestra, diretta nell’occasione dallo svizzero Rainer Held, specialista nell’eseguire e valorizzare composizioni dei suoi connazionali.
Citiamo, infine, l’attore Bruno Cathomas, voce recitante della “Fantasia” alpina, che ha anche lui offerto un notevole contribuito alla buona riuscita di un disco molto interessante, volume iniziale di una serie volta a fare maggiore luce su un autore molto valido ma completamente sconosciuto.

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