La Da Vinci Classics propone il cd del Proscenio Ensemble “Ô doux Printemps d’autrefois” dedicato ad un repertorio cameristico romantico di raro ascolto

Pubblicato per Da Vinci Classics il disco Ô doux Printemps d’autrefois di Proscenio Ensemble, arie per soprano, mezzosoprano, baritono, clarinetto e pianoforte con brani di Braga, Donizetti, Lachner, Massenet, Obiols e Proch.
Si tratta di un lavoro sulla musica del periodo romantico che partendo dal repertorio liederistico tedesco va poi a raccogliere composizioni di altri autori del nord e centro Europa.
Questo primo progetto del Proscenio Ensemble ha impiegato un paio d’anni a trovare la sua realizzazione data la complessità del lavoro di ricerca svolto sulla vocalità del clarinetto, sul timbro dello strumento a fiato a fianco dei vari registri vocali ma che ha dato dei risultati estremamente interessanti.
Le composizioni curate hanno richiesto un lavoro di adattamento di alcune parti per violoncello e corno che sono state realizzato con il clarinetto basso.
Importanti le voci del soprano Lucia Porri, del mezzosoprano Maria Lucia Bazza e del baritono Pierluca Porri, voci molto delicate e dal timbro incredibilmente pastoso ed amalgamabile al clarinetto e al clarinetto basso di Stefano Ongaro e con l’accompagnamento al pianoforte di Paolo Lazzarini a sostenere in maniera precisa, puntuale e mai invadente tutto il lavoro dei colleghi.

Di Gaetano Donizetti vengono proposti due brani: una riduzione da orchestra del Tibi soli peccavi dal Miserere in sol minore e il Dirti addio, composizione prettamente cameristica scritta originariamente per voce e corno a cui si è sostituito il clarinetto basso, entrambi per soprano, clarinetto e pianoforte.
Il corpo centrale della ricerca e quindi del CD è costituito dalle opere dei fratelli Franz e Theodor Lachner compositori tedeschi contemporanei di Beethoven e Schubert: i quattro brani eseguiti sono due per soprano clarinetto e pianoforte e due per baritono, clarinetto basso e pianoforte.
Passiamo poi a Die Gefangene Nachtigall del direttore d’orchestra viennese Heinrich Proch.
Qui troviamo impegnata la voce di mezzosoprano ed è un piccolo gioiello tra le sue composizioni vocali da camera.
Altro interessante ma poco conosciuto compositore è il catalano Mariano Obiols con la cantata I Lai dove fa del clarinetto il perfetto controcanto per la voce del mezzosoprano.
L’Elegie di Jules Massenet è forse l’apice dell’unione tra i due strumenti solisti. Accompagnato da un pianoforte intenso, il clarinetto basso con una lunga ed intensa introduzione apre la strada al baritono che si esprime cantando in francese rendendo così ancora più elegante questa Romanza da salotto.
Il Disco del Proscenio Ensemble si chiude con Serenata o Leggenda valacca di Gaetano Braga, violoncellista e compositore italiano tardo romantico che ci fa gustare ancora meglio l’impasto sonoro tra la voce di baritono e gli strumenti.

Facebook: https://www.facebook.com/cfmproscenio/

Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCZUG8hyPFo_NKNZKA0akwPQ

Spotify: https://open.spotify.com/artist/4LSdc6hnNfgRlTEqG2QOs6?si=MiZwaxhZSniAFU1xyAvBGw

Proscenio Ensemble

Lucia Porri (soprano)
Il soprano Lucia Porri inizia lo studio del canto lirico nel 2004 al Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze dove inoltre si diploma in pianoforte.
Affronta il repertorio operistico e cameristico nelle sue sfaccettature e si esibisce in numerosi concerti in Italia e all’estero.
Collabora anche come corista in varie produzioni teatrali in Veneto e in Toscana con grandi orchestre quali l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’ Orchestra di Padova e del Veneto, la Filarmonica Veneta e l’ Orchestra e Coro “Quodlibet” di Venezia.
Insegna pianoforte e, per alcuni anni, è pianista accompagnatore di cantanti e strumentisti.
In aggiunta all’ attività di musicista si laurea in Musicologia e ottiene il Master in Management della Musica e Impresa del Teatro presso l’Università di Firenze.

Maria Lucia Bazza (mezzosoprano)
Il mezzosoprano Maria Lucia Bazza inizia lo studio del canto lirico presso il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo dove si diploma nel 2017.
Prosegue i suoi studi e due anni dopo si diploma in Canto teatrale con il massimo dei voti e la lode.
Parallelamente frequenta l’Hoschüle für Musik di Detmold in Germania e si specializza nel repertorio sacro e liederistico.
Segue numerose masterclass di canto e interpretazione musicale con vari maestri e prende parte a concerti di musica sacra e operistica nell’ area veneta.
É finalista ad alcuni concorsi di canto lirico nelle città di Milano e Como.
Ha collaborato come corista e solista presso il coro ed orchestra di Vicenza.
Attualmente sta frequentando il corso di musica vocale da camera tenuto dal pianista M° Filippo Farinelli presso il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo e si perfeziona con il soprano M° Lucia Beltrame.

Pierluca Porri (baritono)
Nasce a Firenze e inizia giovanissimo gli studi musicali presso il conservatorio della sua città, frequentando il corso principale di violino.
Viene chiamato a partecipare alle attività di numerose orchestre sia in Italia che all’estero.
Terminati con successo gli studi di violino, inizia gli studi lirici, che concludono ottenendo il conseguente titolo, pochi anni dopo.
Come solista ha interpretato un numero considerevole di ruoli (Germont, Osmin, Conte Almaviva) in diversi teatri in Europa.
Per il repertorio dell’Oratorio canta la Messa per due cori di B. Zerafa; la Missa brevis in si minore di J. S. Bach; il Magnificat di A. Vivaldi, Il Messia di G. F. Haendel.
Oltre all’attività teatrale, viene prodotto in numerosi concerti di repertorio cameristico.

Stefano Ongaro (clarinetto)
Diplomato in clarinetto nel 1995, ha successivamente conseguito, con il massimo dei voti e la lode, i diplomi accademici di secondo livello (discipline musicali) in clarinetto e musica da camera.
Finalista in numerose audizioni orchestrali, ha collaborato con le più importanti Orchestre italiane: Fondazione Gran Teatro la Fenice di Venezia (clarinetto), Fondazione Teatro “G. Verdi” di Trieste (clarinetto basso), Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto (clarinetto e clarinetto basso), Fondazione Teatro dell’Opera di Roma (clarinetto e clarinetto basso), Fondazione Teatro Lirico di Cagliari (clarinetto basso), diretto da famosi direttori tra cui: Chung Myung-Whun, Jordi Bernàcer, David Levi, Nikša Bareza, Andrea Battistoni, Julian Kovatchev; all’estero nell’Orchestra “Philharmonie der Nationen” (clarinetto basso) diretta dal M° Justus Frantz.
Svolge attività concertistica in formazioni cameristiche per conto di associazioni musicali e società di concerti.
È fondatore del “Proscenio-Ensemble”, gruppo cameristico nato nel 2016 e gestito dal Centro di Formazione Musicale “Proscenio” del quale è titolare e direttore.

Paolo Lazzarini (pianoforte)
Paolo Lazzarini si diploma in pianoforte con lode presso il Conservatorio “F. Venezze” di Rovigo.
Successivamente ottiene il diploma in Didattica della Musica presso il Conservatorio “A. Buzzolla” di Adria.
Svolge numerosi concerti in prestigiosi teatri italiani e sale da concerto all’estero sotto la guida di illustri maestri a livello internazionale.
Parallelamente all’attività di pianista è devoto alla composizione musicale: ha firmato colonne sonore, numerosi documentari e composto vari album per pianoforte solista quali: “Reflections”, “L’invenzione dei ricordi”, “In volo”, “Notturni”, “Egli danza”, “Abbi cura dei sogni”, tutti disponibili nelle maggiori piattaforme digitali musicali.

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Sabato 28 e domenica 29 novembre due concerti in streaming dello Schubert Trio nell’ambito di Futuro Remoto 2020

Sabato 28 e domenica 29 novembre, alle ore 19.00, nell’ambito degli eventi legati a Futuro Remoto 2020, si terranno due concerti in streaming dello Schubert Trio, formato da Giulio Giurato (pianoforte), Roberto Noferini (violino) e Andrea Noferini (violoncello)

I concerti potranno essere seguiti su:

Pagina ufficiale FB della Città della Scienza: https://www.facebook.com/cittadellascienza

Canale ufficiale You Tube della Città dellla Scienza: https://www.youtube.com/c/fondazioneidis

Sito Ufficiale di Futuro Remoto 2020: https://www.futuroremoto2020.it/

Programma 28 novembre

L. v. Beethoven: Trio in si bemolle maggiore, op. 11

A. Dvořák: Trio op. 90 “Dumky”

Programma 29 novembre

W. A. Mozart: Divertimento in si bemolle maggiore KV 254

D. Shostakovich: Trio in minore, op. 67

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Il disco “Into Nature” registrato da Enrico Onofri con l’Imaginarium Ensemble si aggiudica il “Diapason d’or de l’année 2020”

“Into Nature”, il disco di Enrico Onofri alla guida dell’Imaginarium Ensemble (Passacaille, 2019), già vincitore del Diapason d’or lo scorso marzo, si aggiudica ora il Diapason d’or de l’année 2020, il massimo riconoscimento della critica giornalistica francese.

25 anni dopo la sua incisione con Il Giardino Armonico, Onofri dimostra una maturità e una saggezza artistica ineguagliata. Lungi dal rendere Vivaldi l’eroe principale di questa registrazione, Onofri realizza un tributo a Madre Natura, al suo potere salvifico e di ispirare arte attraverso suoni, immagini, profumi, sapori e sensazioni. La musica che accompagna “Le Stagioni” in quest’album rientra nel repertorio strumentale italiano del XVII secolo e offre una collezione di gemme che apre la strada al capolavoro di Vivaldi.

Questa la motivazione del conferimento del premio, che per Enrico Onofri si aggiunge alla recente nomina a Direttore Principale della Filarmonica Toscanini di Parma.

Sono particolarmente felice di questo riconoscimento, che arriva due mesi dopo la mia nomina a Parma – ha commentato Enrico OnofriDue momenti molto significativi della mia carriera di direttore d’orchestra, che alleviano un po’ lo sconforto per questo funesto 2020 e che infondono speranza per un futuro diverso della nostra arte”.

Oltre a ricoprire la carica di direttore principale della Toscanini di Parma, Enrico Onofri è direttore ospite principale della Haydn Philharmonie di Eisenstadt, direttore musicale dell’Academia Montis Regalis e direttore principale ospite dell’Orquesta Barroca de Sevilla.

https://www.facebook.com/onofri.enrico/
https://www.instagram.com/onofri.enrico/

Ufficio Stampa:
Freecom Media – Claudia Cefalo
(claudia.cefalo@doc-com.it)
340 4891682

Management e booking Enrico Onofri:
RESIA – Elisabetta Longardi (e.longardi@resiartists.it)

Agente per l’Italia Imaginarium Ensemble:
Maura Riacci
(riaccimaura@gmail.com)
339 7999297

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Into Nature
Vivaldi Seasons and other sounds from mother earth

Imaginarium Ensemble
Enrico Onofri, musical direction & solo baroque violin
Alfia Bakieva, Paolo Perrone, Setsuko Sugita, Monika Toth, baroque violins
Maria Cristina Vasi, baroque viola
Alessandro Palmeri, baroque cello
Simone Vallerotonda, archlute
Michele Pasotti, theorbo
Riccardo Doni, organ & harpsichord

Enrico Onofri
Nominato nel 2020 direttore principale della Filarmonica Toscanini a Parma, dal 2019 direttore ospite principale della Haydn Philharmonie ad Eisenstadt nonché direttore musicale dell’Academia Montis Regalis, Enrico è cresciuto nell’atelier antiquario dei genitori a Ravenna, circondato dalla bellezza del passato, sviluppando fin dall’inizio dei suoi studi musicali una passione per i criteri interpretativi storici. Come direttore d’orchestra e solista è stato così portato ad esplorare il repertorio dal XVII al XX secolo creando il suo linguaggio personale attraverso la conoscenza delle antiche prassi esecutive, intese come straordinarie fonti di ispirazione per nuove idee e panorami.
La sua carriera, ancora studente, inizia con l’invito di Jordi Savall a ricoprire il ruolo di concertmaster de La Capella Real, e si trova ben presto a lavorare con gruppi come Concentus Musicus Wien, Ensemble Mosaïques, Concerto Italiano e Il Giardino Armonico, di cui è stato è stato concertmaster e violino solista dal 1987 al 2010.
La sua carriera di direttore d’orchestra inizia nel 2002 con grande successo di stampa e pubblico, ricevendo inviti da orchestre e festival in Europa, Giappone e Canada. Dal 2004 al 2013 è stato direttore principale di Divino Sospiro a Lisbona e dal 2006 è direttore principale ospite dell’Orquesta Barroca de Sevilla.
In veste di direttore ospite o in residenza si è esibito con Akademie für Alte Musik, Camerata Bern, Bochumer Symphoniker, Munich Chamber Orchestra, Vienna Chamber Orchestra, Festival Strings Lucerne, Orchestre d’Auvergne, Kammerorchester Basel, Tafelmusik Toronto, Orchestra Ensemble Kanazawa, Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, Real Orquesta Sinfonica de Sevilla, Orchestre de l’Opéra de Lyon, Orquesta Sinfonica de Galicia, Orchestra Metropolitana di Lisbona, Real Filharmonía de Galicia, Riga Sinfonietta, fra le molte altre.
È il fondatore e direttore di Imaginarium Ensemble che si dedica al grande repertorio italiano solistico dagli albori del barocco all’età dei lumi.
Enrico si è esibito nelle più importanti sale del mondo, tra le quali il Musikverein e il Konzerthaus a Vienna, il Mozarteum di Salisburgo, la Filarmonica di Berlino, la Alte Oper a Frankfurt, il Concertgebouw ad Amsterdam, il Teatro San Carlo a Napoli, la Carnegie Hall e il Lincoln Center a New York, la Wigmore Hall e il Barbican a Londra, la Tonhalle a Zurigo, il Théâtre des Champs-Elysées e il Théâtre du Châtelet a Parigi, l’Auditorio Nacional di Madrid, la Oji Hall e il Bunka Kaikan a Tokyo, la Osaka Symphony Hall, il Teatro Colon in Buenos Aires, riscuotendo ovunque i massimi consensi di pubblico e di critica.
Ha collaborato inoltre con artisti quali Nikolaus Harnoncourt, Gustav Leonhardt, Cecilia Bartoli, Katia & Marielle Labèque, Christoph Coin.
In ambito lirico ha diretto produzioni all’Opéra di Lione, Teatro de la Maestranza di Siviglia, Teatro Regio di Torino, Halle Staatstheater, lavorando a fianco di registi quali Alessio Pizzech, Mariame Clément, David Marton, Stephen Lawless.
Molti dei numerosi CD (Teldec, Decca, Passacaille, Astrée, Naive, Deutsche Harmonia Mundi/Sony, Nichion, Pentatone, Winter&Winter, Opus111, Virgin, Zig Zag Territoires, ecc.) da lui incisi sono stati insigniti da prestigiosi premi internazionali (Gramophone Award, Grand Prix des Discophiles, Echo-Deutsche Schallplattenpreis, Premio Caecilia, Premio Fondazione Cini of Venice, La Nouvelle Academie du Disque, ecc.).
Dal 1999 al 2020 è stato docente di violino barocco presso il Conservatorio Scarlatti di Palermo e dal 2020 al conservatorio Rossini di Pesaro; è regolarmente invitato a tenere seminari e master class in tutta Europa, Canada, USA (presso la Juilliard School di New York) e Giappone.
È stato tutor e direttore della EUBO, European Union Baroque Orchestra.
Nel 2019 è stato insignito del Premio F. Abbiati quale miglior solista dell’anno.

Imaginarium Ensemble
Fondato e diretto da Enrico Onofri, Imaginarium Ensemble (Imaginarium: “il luogo delle immagini”) riunisce un gruppo di musicisti che si esibiscono regolarmente con i più celebri ensemble storicamente informati.
Nel 2006 Imaginarium Ensemble ha pubblicato con grande successo il suo primo CD “La voce nel violino” (Zig Zag Territoires) dedicato al grande repertorio per violino del Seicento.
Nel 2010 pubblica un nuovo CD per Sony/DHM (Vivaldi, La Follia and violin sonatas), e in seguito per Passacaille Records Devil’s Trill (dedicato a sonate virtuosistiche di Tartini, Veracini, Mossi e Bonporti), la registrazione integrale delle “Sonate Op. V” di Corelli, nel 2019 l’album Into Nature (dedicato alle Stagioni di Vivaldi e “altri suoni dalla Madre Terra”, vincitore di numerosi riconoscimenti) e nel 2020 “Seicento!”, ideale prosecuzione de “La voce nel violino”.

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La Stradivarius propone il progetto discografico “Anser” curato da Virginia Sutera e Alberto Braida

Stradivarius è lieta di presentare il cd ANSER di Virginia Sutera, violino, e Alberto Braida, pianoforte, interpreti e autori di questo nuovo progetto discografico che, nel dinamismo di un singolare percorso di relazione e creazione, apre ad un mondo musicale dove lasciarsi trasportare con spirito libero e insieme curioso.
Il lavoro prende il nome dalla stella binaria Anser, il cui sistema stellare è formato da due stelle che orbitano intorno al loro comune centro di massa, così come il duo di Virginia Sutera e Alberto Braida, costituito da due identità differenti che ruotano intorno a una comune ricerca e idea musicale.
Anche la scelta musicale proposta dal duo è binaria come la stella, e segue principalmente due strade, l’improvvisazione libera e la rielaborazione di brani composti dallo stesso duo.
In entrambe le strade la musica di Anser viene creata nello stesso momento in cui viene eseguita, composizione e esecuzione coincidono in uno stesso istante.
Con intensità e ricercatezza affiora la volontà di protendersi verso mete ignote, di attraversare e connettere mondi sulla spinta di soluzioni musicali che suggeriscono storie, immagini e stati d’animo.
Come scrive Francesco Martinelli nelle note del libretto: “Alternando improvvisazioni totalmente libere che si sviluppano come su una tela bianca e brani costruiti su cellule melodico ritmiche le due voci orbitano in equilibrio dinamico alternandosi e sovrapponendosi nei ruoli in un disegno elegante e nitido, lucido, come la stella da cui hanno preso il nome” e, sempre nelle note, Gino Robair: “Come duo, Sutera e Braida hanno scavato in profondità all’interno delle loro rispettive pratiche musicali, trovando nuovi modi di interagire tra loro; approcci che si fanno beffe dello scontato e raggiungono qualcosa di sorprendente, ricco e unico. Ciò che Anser condivide con noi, sono nuovi punti attorno ai quali loro possono orbitare rivelando allo stesso tempo una singola entità che risplende luminosa.

Stradivarius
Via Sormani, 18
20093 Cologno Monzese (MI) – Italy
Tel. +39.02.25396575
e-mail: stradivarius@stradivarius.it
www.stradivarius.it

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Anser
Virginia Sutera, violino
Alberto Braida, pianoforte

Disco STR 37162

1. Impro I 04:22
2. Impro II 04:57
3. Anser 03:56
4. Impro III 02:59
5. Piropo 03:25
6. Impro IV 04:03
7. Cinabro 04:00
8. Impro V 06:29
9. Ambra 05:34
10. Galena 03:09
11. Tail 03:45
12. In line 03:54

Alberto Braida
Pianista, compositore e improvvisatore, inizia a studiare pianoforte all’età di sette anni e si diploma presso il Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza.
Dal 1989 al 1991 frequenta i seminari senesi di musica jazz.
Sin dall’inizio della sua attività si dedica all’improvvisazione e al rapporto improvvisazione-composizione.
Ha suonato e collaborato con molti musicisti tra i quali Liz Albee, Ab Baars, Antonio Borghini, John Butcher, Cristiano Calcagnile, Günter Christmann, George Cremaschi, Wilbert De Joode, John Edwards, Lisle Ellis, Massimo Falascone, Wolfgang Fuchs, Ig Henneman, John Hughes, Hans Koch, Peter Kowald, Giancarlo Locatelli, Paul Lovens, Paul Lytton, Edoardo Marraffa, Phil Minton, Pasquale Mirra, Gabriele Mitelli, Filippo Monico, Larry Ochs, Gino Robair, Wadada Leo Smith, Fabrizio Spera, Virginia Sutera, Michael Thieke, Luca Tilli, Sebi Tramontana, Luca Venitucci, Frances-Marie Uitti, Jack Wright e molti altri.
Ha suonato al Vision Festival (New York), Umbrella Festival (Chicago), Improvised and Otherwise Festival (New York), International Jazz Festival (Vancouver), Total Music Meeting (Berlino), Tasten Festival (Berlino), Uncool Festival (Poschiavo), Taktlos Festival (Zurigo), Interactivity 05 (The Haag), Music Unlimited Festival XIX (Wells),
Konfrontationen (Nickelsdorf), An Insolent Noise Festival (Pisa), Jazz im der Garten (Lisboa), Jazz Cerkno (Cerkno, Slovenia), Novara Jazz (Novara), Festival Meteo (Mulhouse), Podring (Biel), Risonanze (Venezia), Controindicazioni (Roma), Free Radicals at the Red Rose (Londra), Festival milanese della musica d’improvvisazione (Milano), Pulsi (Milano), ContemporaneaMente (Lodi), Pisa Jazz Festival, Jazz&Wine Festival (Cormons) e in molti altri luoghi in Europa e Stati Uniti.
Ha spesso collaborato con danzatori, attori, registi e poeti.
Insegna pianoforte e armonia presso l’Accademia Musicale “F. Gaffurio” a Lodi e ha sviluppato un approccio personale alla didattica della musica in particolare dell’improvvisazione.
Ha diretto masterclass e laboratori presso scuole elementari, scuole medie, accademie di musica, associazioni culturali e festival internazionali.
E’ stato inoltre direttore artistico, assieme al violinista A. Campagnari e al clarinettista G. Locatelli, del festival “Contemporaneamente” a Lodi, dedicato alla musica contemporanea e alla musica improvvisata.

Virginia Sutera
Violinista, si diploma con il M° Manuel Meo presso il Conservatorio Verdi di Milano e si perfeziona poi, tra gli altri, con Yulia Berinskaya, Luca Santaniello, Tim Klipius e Murat Coskun; parallelamente si laurea con il massimo dei voti e lode in Scienze della Musica e dello spettacolo all’Università di Milano con una tesi dedicata all’improvvisazione musicale.
Proprio in ambito improvvisativo, dopo una masterclass presso l’Accademia Chigiana di Siena in cui conosce Stefano Battaglia, viene ammessa al suo Laboratorio di Ricerca permanente presso Siena Jazz e intraprende la ricerca in solo, duo e quartetto dando vita alle collaborazioni col pianista Alberto Braida, Duo Anser, con concerti e workshop tra
Italia e Portogallo (Aljezur) e con il pianista Ermanno Novali, Duo Sutera Novali, col quale si è esibita in numerosi concerti e stagioni, tra i più recenti quelli per la Società del Quartetto.
In solo si esibisce, tra le altre, per la rassegna di musica e cinema Serenere sull’Appennino tosco-emiliano.
Sempre in tema di musica improvvisata è organizzatrice nel 2019 con Novali, Mazzini e D’Erasmo della prima edizione della residenza artistica di improvvisazione #tuscanymusicrevolution a Buonconvento che coinvolge 13 giovani
improvvisatori da tutta italia, con ospiti internazionali come Dudu Kouate, membro degli Art Ensemble of Chicago.
In ambito etno jazz dal 2015 si esibisce stabilmente assieme a Marco Pisi, Lorenzo D’Erasmo e, più recentemente, Luca Pissavini nella formazione Fase Hobart, fondendo il free jazz con musica etnica e l’avanguardia occidentale con le tradizioni musicali di epoche e regioni lontane.
Ha collaborato tra gli altri con F. Battiato, M. Dulbecco, F. Meloni, Gianluigi Carlone (Banda Osiris) V. Zitello, S. Cerino e F. Cerri.
Suona e collabora inoltre con Francesco Chiapperini, Giulio Visibelli, Claudio Angeleri, Roger Rota, Marco Esposito, Giuliana Nuvoli, Goffredo Haus e con il designer Luca Alessandrini, ideatore di strumenti in seta e seta di ragno.
Molte sono inoltre le collaborazioni con il teatro e il cinema, dove compone ed esegue le musiche di scena e colonne sonore, tra gli altri, per il Teatro  Strehler, Elfo Puccini e il Teatro del Buratto di Milano.
Molteplici, inoltre, sono le sue partecipazioni a formazioni musicali, quali l’orchestra Sinfonica del Conservatorio G. Verdi di Milano, l’Orchestra dei Popoli e l’Ensemble Testori.
Si è esibita inoltre per festival e stagioni concertistiche come MITO Milano, Società del Quartetto, Mit Jazz Festival, Piacenza jazz, JazzMI, Bellagio International jazz festival e molti altri, suonando in luoghi come Accademia Chigiana di Siena, Blue Note, Teatro dal Verme a Milano, Teatro Coccia Novara, Teatro Elfo Puccini, il Piccolo Teatro di Milano, Castello Sforzesco, la Triennale di Milano, il Teatro Grassi di Milano, l’Auditorium Fazioli, il Museo della Scienza e della Tecnica, il Mudec  Palazzo Farnese a Piacenza.

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Venerdì 27 novembre esce il tributo a Maynard Ferguson del trombettista salernitano Antonio Baldino

Esce venerdì 27 novembre, per l’etichetta Starpoint Corporation il tributo al caposcuola canadese, firmato dal trombettista Antonio Baldino, che festeggia, così, la sua entrata nella scuderia Yamaha, quale artista della casa giapponese.
Otto tracce che racchiudono lo spirito di Maynard Ferguson, poiché Antonio Baldino ha scelto i songs che Maynard amava suonare, lavorando sugli arrangiamenti originali, con una band con cui ha creato, sia una tavolozza sonora molto particolare, fra strumenti acustici ed elettrici, sia una combinazione variegata di armonie, capace di apportare un maggiore ventaglio di possibilità nelle linee melodiche, andando a comporre, così quel “launching pad”, per citare l’indispensabile Duke, che permette al solista di inserirsi sempre con grande naturalezza.
Il tributo si apre con Maria, uno dei temi più amati di “West Side Story” di Lenny Bernstein, simbolo della intenzione italiana di concepire lo strumento a fiato, che guarda in primis al bel suono e al canto, che qui ritroviamo in versione latin, con la coda affidata al flauto di Domenico Guastafierro, alla ricerca di preziosità timbriche e stilistiche, dalla luminosa cantabilità.
A seguire “Birdland” di Joe Zawinul, con la band sprigionante energia potente, swingante, appassionante, che sa mettersi a disposizione dei solisti, con una apertura creativa e libera, agile come un piccolo gruppo dove tutto può accadere, ma capace di sostenere quella atmosfera suggestiva e romantica caratteristica della ballad.
Il “Theme for Star Trek” è quello del celebrato Do7 di Maynard.
Il trombettista che vuol porsi sulle tracce dell’indimenticato caposcuola, non può non dominare i suoni fuori-registro della tromba.
La versione proposta è quella originale, che la formazione con lo svettante solista, esegue in estremo relax, assicurando un intenso, fluido e schietto dinamismo.
Non manca l’omaggio al Maynard balladeur, con “Bitter Sweet” di Willie Maiden, in cui unitamente a “Tenderly”, che chiude il progetto, con un arrangiamento con archi firmato dallo stesso Antonio Baldino, permette al trombettista di fare sfoggio della sua straordinaria capacità di assemblare organizzazione formale, sensibilità e sincera riconoscenza, nei confronti del suo mito.
Al centro del florilegio di brani, l’immancabile “Gonna Fly Now”, il tema di Rocky, “Admiral’s Horn” e “Chameleon”, sulla strada della fusion, sicuramente la sua miscela esplosiva di maggior successo, che pone in luce le capacità del trombettista di riconfigurare motivi familiari, adattare arrangiamenti che esaltano la melodia originale, in cui la totale immediatezza resta la caratteristica principale, unitamente al fascino racchiuso nella ricerca di una “forward intention” di accenti e fraseggi, dialoganti con quel linguaggio dell’azzardo e della sfida, che è l’essenza stessa
della musica.

L’ ufficio stampa
Olga Chieffi cell.347/8814172
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Tribute to “Maynard Ferguson”
Esecutori:
Drum: Mauro Parma, Antonio Mambelli, Giampiero Virtuoso
Drum programming for Admiral’s horn: Giampaolo “Jack” Parisi
Percussion: Gerardo Palumbo
Bass: Andrea Torresani, Francesco Maiorino, Francesco Galatro
Guitar : Giovanni Mancini, Gabriele Sorrentino, Francesco Magistro
Pianoforte: Antonio Baldino, Aismar Simon
Keyboard: Antonio Baldino, Gianfranco Bozzaotre
Seabord: Marco Parisi
Trumpet: Antonio Baldino
Sax: Massimo Baldino, Alessandro Tomei, Marco Guidolotti
Trombone: Andrea Andreoli, Mario Tammaro, Maurizio Tedesco
Flute: Domenico Guastafierro

Antonio Baldino
Da quando si è laureato per la prima volta nel 1999 al Conservatorio di Salerno, Antonio Baldino è cresciuto nel panorama musicale italiano sia come trombettista che come tastierista e produttore musicale. Successivamente, nel 2019, si è laureato anche in Tromba Jazz.
Inizia gli studi musicali sotto la guida dei Maestri: Fortunato Santoro, Bernardo Ferrara, Andrea Tofanelli, Claudio Parodi, Andrea Lucchi, Giovanni Amato. Una parte importante della sua crescita musicale è stata la Salerno Jazz Orchestra con la quale suona come prima tromba dal 2007, e con la quale ha collaborato con numerosi artisti di fama internazionale. Antonio si è esibito con artisti del calibro di Michael Bublè, Peter Cincotti, Jennifer Lopez, Craig David, Paul Young, Skin, Estelle, Marc Antony, Dee Dee Bridgewater, Adriano Celentano, Morgan, Marco Mengoni, Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Emma Marrone, Alessandra Amoruso, Biagio Antonacci, il Volo, Tony Renis, Christian De Sica, Gino Paoli, Simona Molinari, Antonio Maggio, Spagna, Diane Shuure, Francesco Cafiso, Giacomo Celentano, Vince Tempera, Gianluca Guidi, Mario Rosini, Belen Rodriguez, Roberta Gambarini, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Sal Da Vinci, Gigi Finizio, Andrea Sannino, Stefano di Battista, Nichy Nicolai, Marcello Cirillo, Serena Autieri, Massimo Modugno, Flavia Fortunato, Peter Erskine, Randy Brecker, Bob Mintzer, Tom Harrell,
Antony Strong, Peppino di Capri, Stefano Masciarelli, Demo Morselli, Dino e Franco Piana, Alvaro Martinez, Pepe Rivero, Aleandro Baldi, Cristal White, Guido Lembo, Valentina Stella, Silvia Mezzanotte e molti altri.
I suoi crediti televisivi riguardano le produzioni di Panariello sotto l’albero (RAI 1), Ballando con le stelle (RAI 1), Domenica in (RAI 1), Adrian (CANALE 5), Concerto di Natale in Vaticano (CANALE 5), La vita in diretta (RAI 1), I fatti vostri (RAI 1), Tim Tour
(ITALIA 1), Mezzogiorno in famiglia (RAI 2), Dopo festival Rai 2015, Casa Sanremo 2020 (RAI).
I suoi crediti teatrali, invece, riguardano le produzioni di Cinecittà con Christian De Sica, Parlami di me con Christian De Sica e Paolo Conticini, Christian racconta Christian De Sica, La Resistibile ascesa di Gianluca G…… con Gianluca Guidi, …e sottolineo se con Gianluca Guidi, Magnifique con Peppino Di Capri, Mille bolle blu con Stefano di Battista e Nicky Nicolai, Scapece…..ma non capace con Salvatore Misticone e Antonio Lubrano. Antonio si è esibito in eventi di grande importanza come Umbria Jazz 2012 a Perugia, I TIM Tour, Roma Internazionali di tennis, Fiction
Fest Roma, La casa di Miss Italia Montecatini terme.
Nel corso degli ultimi anni ha collaborato a molteplici produzioni artistiche con le sue sessioni di registrazione.
Antonio ha il suo studio di registrazione, con il quale distribuisce progetti dalla pre alla post produzione.
Utilizza questo spazio anche per sessioni remote dandogli la possibilità di collaborare a progetti con artisti di tutto il
mondo.
Il suo canale Youtube è in costante aggiornamento.

 

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Laura Cozzolino: L’arte di interpretare

Mai come oggi, grazie alle incisioni discografiche ed agli innumerevoli filmati disponibili in rete, è possibile apprezzare e confrontare le esecuzioni di grandi artisti di ieri e di oggi.
Un catalogo immenso, che andrebbe consultato con discreta frequenza da chi vuole rendersi conto di come sia variato il concetto di interpretazione durante il Novecento.
Una storia affascinante, che Laura Cozzolino ha racchiuso nel suo recente saggio intitolato “L’arte di interpretare” (PM edizioni), dove descrive tutta una serie di riflessioni applicate all’esecuzione pianistica.
In particolare, nel suo duplice ruolo di musicologa e pianista, l’artista approfondisce quelli che sono stati, nel corso dell’ultimo secolo, le scuole di pensiero che si sono occupate di stabilire quali dovessero essere le funzioni di un esecutore per svolgere al meglio il suo compito.
Così, almeno fino agli anni’70 del Novecento, l’interprete rappresentava una figura la cui bravura risultava proporzionale alla capacità di trasferire fedelmente al pubblico le intenzioni del compositore.
Ci fu addirittura chi, come Adorno, auspicò un futuro dove, grazie all’avvento di nuove tecnologie, si potesse fare a meno dell’intermediario e, un esempio illuminante al proposito, è costituito dai diversi brani dello statunitense Conlon Nancarrow, ottenuti perforando direttamente le schede destinate al player piano (sofisticata pianola a trasmissione elettromeccanica), grazie ai quali i compiti dell’esecutore si limitavano all’essenziale.
A tale proposito va detto che questo tipo di esperimento, per la sua complessità, non ebbe molto seguito mentre, al contrario, il progresso tecnologico ha dato sicuramente una grossa mano all’interprete, nonostante buona parte dei protagonisti della grande musica non vedesse di buon occhio, almeno inizialmente, i mezzi di riproduzione (D’Indy, ad esempio, considerava il disco “una macchina senz’anima e dignità, degna di una maggioranza di idioti”).
Di contro, gli anni ’80 hanno visto, principalmente in ambito anglosassone, l’avvento e lo sviluppo di una corrente, che rivitalizzava una disciplina avviata verso una sicura estinzione, affermando come fosse possibile ed auspicabile una lettura critica di una composizione, con gli stessi metodi utilizzati nei confronti di un’opera letteraria, prendendo in considerazione variabili quali il contesto storico, gli strumenti disponibili in quell’epoca, il particolare momento vissuto dal musicista mentre creava quel determinato pezzo.
Parliamo della nascita della cosiddetta “New Musicology”, che applicava alla musica quanto era stato già proposto per altre discipline dal filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer (1900-2002), allievo di Heidegger e fra i maggiori esponenti dell’ermeneutica filosofica, contrapponendosi alla concezione, accennata prima ed esasperatamente filologica, che in Italia ha avuto come principale sostenitore Benedetto Croce (e in ambito musicale il critico Alfredo Parente).
Ma, uno dei maggiori rischi della “New Musicology”, consisteva nel fatto che i suoi dettami, lasciando grande libertà all’interprete, potevano portare all’ottenimento di un risultato ugualmente fuorviante rispetto ad una esecuzione rigorosamente filologica, per cui anche in questo caso si finiva per snaturare gli effettivi intendimenti dell’autore.
Da quanto finora descritto brevemente, che nel saggio della Cozzolino viene approfondito con un linguaggio sicuramente complesso dato l’argomento, ma comprensibile anche ai non addetti ai lavori, e con numerosi e puntuali riferimenti bibliografici, si evince come interpretare sia un’arte che non si improvvisa (e continuamente sottoposta a fluttuazioni, allusione quest’ultima mirabilmente descritta dall’immagine di copertina, curata da Annalisa Cozzolino).
Infatti il musicista dovrebbe, ogni volta che si confronta con una partitura, essere in grado di comprendere i suoi significati visibili e quelli sottesi, proprio come si fa per un testo letterario, e solo dopo decidere l’indirizzo da dare all’esecuzione.
E proprio questa considerazione conclusiva la possiamo collegare all’autore della prefazione del libro, il pianista Costantino Catena, appartenente a quella categoria di artisti, sempre più rara, che fa precedere qualsiasi interpretazione da uno studio approfondito della composizione e del contesto nella quale è nata.

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In uscita “Provocatio” il secondo libro di Paola D’Ambrosio nell’ambito della saga “L’Eterea Mente”

Secondo volume della saga L’Eterea Mente, che fa seguito al De Fluctuanti Animo, Provocatio coinvolge nuovamente il lettore nel prodigioso mondo delle connessioni neurali della Mente Fluttuante, grazie alla scissione dell’Io astratto dall’Io corporeo.
Le vicende si snodano a cavallo tra estate, autunno e inverno della prima metà del ventunesimo secolo, in una ideale città italiana, alle prese ancora con un’indicibile e misteriosa pandemia.
La protagonista apprenderà nuove e straordinarie capacità del Fluctuans Animus che le permetteranno, insieme ai fidati amici di sempre, di affrontare una serie di efferati delitti, contrastando così le geniali e perfide azioni di un gruppo di potere planetario,
che opera ai danni dell’intero genere umano.
L’eterna lotta tra il bene e il male, tra gli Eterei e gli Arcadiani, si sviluppa e s’intreccia su diversi piani spazio-temporali, grazie alle strabilianti prestazioni che solo L’Eterea Mente, con le sue sonorità cosmiche, può regalare.
Si parte dal XVII secolo, dove abbiamo lasciato un Papa, un filosofo e un musicista, per attraversare diverse città in differenti epoche storiche, dall’ VIII d.C., lambendo il 1886, fino al secolo scorso.
Anche questa volta le avventure saranno impreziosite da una colonna sonora dedicata, lucida e calzante; non mancherà l’inserimento di gustosi piatti gastronomici della tradizione mediterranea, nonché una sana e leggera ironia che stempera il ritmo aereo e vorticoso degli eventi.
Se il De Fluctuanti Animo è l’anteprima all’Eterea Mente, con Provocatio siamo nel pieno sviluppo e affermazione della Mente Umana del “Cerebrocene”.

Paola D’Ambrosio, medico psichiatra, laureata e specializzata presso l’Università Federico II di Napoli, ha conseguito anche la laurea in Consulenza grafologica a Roma.
Instancabile lettrice di romanzi, dai grandi maestri dell’ottocento agli intramontabili del giallo e di fantascienza, è appassionata di musica, dalla barocca e sacra al jazz e rock classico; fautrice della dieta mediterranea, nel tempo libero ama dilettarsi in cucina con prodotti sani e di qualità.
Dopo l’esordio del “De Fluctuanti Animo”, è con “Provocatio” al secondo volume della Saga “L’Eterea Mente”.

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Dalla Curci Young “Ukulele, la vera storia della pulce saltellante” di Elisabetta Zulian, illustrato da Sabrina Zulian

Non tutti sanno che ukulele significa “pulce saltellante”.
Per introdurre i bambini a questo particolare strumento musicale a corde, nato nelle isole Hawaii e diffuso in tutto il mondo, arriva Ukulele, la vera storia della pulce saltellante di Elisabetta Zulian (Edizioni Curci, collana Curci Young).
Grazie al suono allegro che trasmette gioia e spensieratezza, l’ukulele è uno strumento molto amato dai bambini, ai quali offre l’opportunità di avvicinarsi alla musica in modo naturale, suonando e cantando fin da subito.
Per le sue dimensioni ridotte e il costo contenuto, si sta diffondendo sempre di più anche nelle scuole dell’infanzia e primarie italiane.

Il libro di Elisabetta Zulian – già coautrice del fortunato metodo Iniziamo presto con l’ukulele – è un racconto originale illustrato, ispirato alla vera storia dello strumento, che ha per protagonisti tre simpatici personaggi alle prese con un’avventurosa traversata dell’oceano a bordo di un vascello, in compagna di passeggeri stravaganti dalle storie curiose e appassionanti. L’avvincente racconto si può anche ascoltare nell’audiolibro disponibile online.
Con 20 schede didattiche per educatori, docenti e genitori, con attività pratiche per giocare e avvicinarsi allo strumento.
In più: 6 canzoni originali, con le basi di accompagnamento, da cantare e da suonare seguendo i suggerimenti didattici.
Il risultato è una lettura coinvolgente e attiva, alla scoperta del fare musica.

Elisabetta Zulian, autrice dei testi e delle canzoni, formata nelle scienze dell’educazione e della formazione, ha una pluriennale esperienza nel campo dell’educazione musicale in diversi contesti: scolastico, educativo, socio-sanitario.
Conduce corsi di formazione sulla didattica ed educazione musicale per docenti ed educatori, e rivolti ai bambini della scuola dell’infanzia e primaria.
Per Edizioni Curci è coautrice del metodo Iniziamo presto con l’ukulele.

Sabrina Zulian, illustratrice e ideatrice del progetto grafico, rimanendo fedele alle tecniche tradizionali, propone la semplicità come mezzo espressivo applicando il concetto estetico di Wabi Sabi.
Con lo stesso approccio, da anni si dedica a laboratori dedicati all’infanzia che svolge negli spazi del suo atelier e nelle scuole.

 

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Venerdì 27 novembre la rassegna “Chi ci ferma!” propone il trio Capasso-Petito-Valanzuolo

Venerdì 27 novembre, alle ore 18.00, il Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli torna in streaming per il secondo appuntamento con la rassegna Chi ci ferma!
I concerti del venerdì, iniziati la scorsa settimana in concomitanza con l’apertura delle attività didattiche, propongono all’attenzione del pubblico gli allievi dell’istituto in programmi di grande interesse.
Dopo l’inaugurazione affidata al pianoforte, il cui ascolto è stata molto apprezzato ricevendo moltissime visualizzazioni, si passa alla musica jazz con un trio formato da Aldo Capasso al contrabbasso, Eunice Petito al pianoforte ed Enrico Valanzuolo alla tromba.
Il piccolo ensemble proporrà una rivisitazione di brani appartenenti alla tradizione americana e di altri paesi senza escludere la presenza di composizioni originali.
Si tratterà di un nuova ghiotta performance dei validi musicisti che con tenacia proseguono la loro formazione benché i tempi difficili, per cui vanno incoraggiati e seguiti con affetto e attenzione sui canali social del San Pietro a Majella:
https://www.youtube.com/channel/UCniPOSH42fLEjlUqKXRXnKw e
https://www.facebook.com/conservatoriodimusicasanpietroamajelladinapoli

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Borghi: Sei Duetti, op. 5

Nel Settecento molti artisti europei si stabilirono nel Regno Unito, attratti dalla possibilità non solo di portare avanti una prestigiosa e redditizia carriera, ma di dare vita ad una figura di professionista che, sebbene sotto l’egida finanziaria del monarca, potesse avere una discreta indipendenza.
Il fenomeno ebbe come principale punto di riferimento Londra dove, insieme a due celebrità come Händel e Haydn, si mossero molti autori validi, sovente anche virtuosi di uno o più strumenti, dei quali però si perse quasi subito la memoria.
Uno di questi era il violinista, violista e compositore Luigi Borghi (1745-1806), nato probabilmente a Bologna e morto a Londra, che fu allievo di Pugnani, nome di spicco della scuola piemontese.
Le prime notizie della sua presenza in terra britannica risalgono al 1772, quando la sua raccolta di Sei Sonate per violino e basso continuo venne data alle stampe dall’editore londinese William Napier.
Si sa, inoltre, che la sua abilità solistica conquistò subito il pubblico inglese e, soprattutto, gli ambienti altolocati della nobiltà britannica.
Non a caso nel 1785 lo troviamo fra i componenti della Royal Society of Musicians, mentre nel 1791 fu nominato direttore della London Opera Company.
Va infine ricordata l’appartenenza alla Nine Muse Lodge, loggia massonica che lo aveva accolto a braccia aperte, nel cui ambito conobbe illustri “fratelli” quali Johann Christian Bach e Friedrich Abel.
La figura dell’autore bolognese è al centro di un recente cd della Urania Records, dedicato alla “prima registrazione mondiale” dei Sei Duetti, op. 5, pubblicati nel 1786 dall’editore londinese John Preston, nella versione per violino e viola che Borghi aveva concepito dall’originale per violino e violoncello.
L’edizione è affidata a Lorenzo Gugole (violino) e Giorgio Bottiglioni (viola), che si confrontano con una raccolta nata quasi certamente per l’esecuzione salottiera di artisti dilettanti (nell’accezione del vocabolo, che oggi si è ormai persa, relativa alla voglia di fare musica e quindi “dilettarsi”), ma formata da brani di discreta difficoltà, molto piacevoli e di solida scrittura.
Entrambi gli interpreti evidenziano grande bravura e ottimo affiatamento, aprendo un piccolo ma significativo spiraglio su un autore di notevole spessore, degno rappresentante di una particolare stagione della musica londinese, la cui storia è ancora tutta da approfondire.

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