Il Coro della Pietà de’ Turchini, diretto da Davide Troìa, dà lustro a più di quattro secoli di musica sacra

Coro Pietà de' TurchiniNato nell’ambito del progetto “Liberi di Cantare”, il Coro della Pietà de’ Turchini, emanazione dell’omonimo Centro di Musica Antica, ha recentemente fornito il suo ottimo contributo alla nutrita programmazione di aprile.
Infatti, in occasione della Pasqua, la compagine diretta dal maestro Davide Troìa, ha tenuto, nella chiesa napoletana di San Rocco a Chiaia, davanti ad un folto pubblico, un concerto di brani sacri compresi in un vasto periodo, che andava dalla fine del Cinquecento ai giorni nostri.
Così, dall’apertura, rivolta allo Stabat Mater dell’ungherese Zoltán Kodály (1882-1967), alla chiusura dedicata al Regina Coeli a otto voci del contemporaneo Luigi Del Prete (1977), è stato possibile apprezzare un repertorio formato da brani ricchi di spiritualità, spesso relegati fra le opere minori di autori famosi, oppure tratti dalla produzione di musicisti scarsamente frequentati.
Nel primo caso rientravano, ad esempio, un interessante Pater Noster dell’operista tedesco Giacomo Meyerbeer (1791-1864), nato 150 anni fa nei pressi di Berlino, e il mottetto Christus factus est di Anton Bruckner (1824-1896), famoso soprattutto per le sue corpose sinfonie.
Alla seconda categoria appartenevano invece l’intensissimo Eli, Eli dell’ungherese György Deák-Bárdos (1905-1991), riproposto come bis finale del concerto, e gli inni Ave Verum e O salutaris hostia del friulano Orlando Dipiazza, apprezzato compositore e direttore di cori, scomparso lo scorso anno.
Il programma si completava con lo Stabat Mater ed il Regina coeli laetare, due perle di musica rinascimentale del tedesco Gregor Aichinger, nato 450 anni fa a Ratisbona, il salmo Exaltabo te Domine di Alessandro Scarlatti (1660-1725), due contributi francesi alla musica sacra del Novecento consistenti in Ubi caritas a sei voci di Maurice Duruflé (1902-1986) e O sacrum convivium di Olivier Messiaen (1908-1992), ed un recentissimo, in quanto risalente al 2004-2006, Da pacem Domine, dell’estone Arvo Pärt (1935).
Per quanto riguarda il Coro della Pietà de’ Turchini, guidato con mano sicura da Davide Troìa, ha evidenziato interessanti individualità e un notevole affiatamento, dando vita ad un’esecuzione di elevato spessore, considerando soprattutto le difficoltà che caratterizzavano, per motivi diversi, sia i brani appartenenti ai secoli scorsi, sia quelli a noi più vicini nel tempo.
In conclusione un concerto che ha evidenziato autori e composizioni di raro ascolto e, nel contempo, ha fatto comprendere che il repertorio legato alla Pasqua non va circoscritto a pagine bellissime e celeberrime quali lo Stabat Mater di Pergolesi e le Passioni di Bach, ma risulta ricco di brani altrettanto suggestivi e meritevoli di essere riscoperti.

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