Il duo Nova-Canino illumina la decima edizione della rassegna “Sorrento Classica”

Il penultimo appuntamento della decima edizione di “Sorrento Classica”, rassegna organizzata dalla S.C.S. Società dei Concerti di Sorrento e affidata alla direzione artistica del maestro Paolo Scibilia, ha ospitato, nel trecentesco Chiostro di San Francesco, il duo prestigioso costituito da Giuseppe Nova (flauto) e Bruno Canino (pianoforte).
Il concerto, intitolato “Solo duo”: da Scarlatti a Bizet, si è aperto con tre Sonate di Domenico Scarlatti (1685-1757), rispettivamente la K.420 in do maggiore, la K.11 in do minore e la K.387 in fa minore, tratte dalle 555 che comprendono l’intero corpus della produzione per strumenti a tastiera dell’autore napoletano.
In particolare la K. 11 è contenuta negli Essercizi per Gravicembalo, formati da 30 sonate edite a Londra nel 1738,  le uniche stampate sotto la diretta supervisione del musicista.
Si passava poi alle versioni per flauto e pianoforte di due pezzi mozartiani, il Rondò in re maggiore K.314 e l’Andante in do maggiore K.315, entrambi frutto di una commissione ricevuta da Ferdinand De Jean, ricco chirurgo olandese e flautista amatoriale.
Toccava quindi all’ Aria variata su “Là ci darem la mano”, dal “Don Giovanni” di W. A. Mozart, compresa nella raccolta “Dieci arie variate per flauto solo” di Saverio Mercadante (1795-1870).
Il brano si inquadrava nell’ambito di un filone molto diffuso nell’Ottocento, il cui scopo era di far riascoltare nei salotti i motivi più in voga del momento, fornendo nel contempo l’opportunità, ai grandi solisti, di mettere in mostra le loro doti virtuosistiche.
Era poi la volta della Fantasia in mi minore op. 79 per flauto e pianoforte di Gabriel Fauré (1845-1924), risalente al 1898, che venne commissionata da Paul Taffanel (anche se poi, per vari motivi, non fu lui a eseguire la “prima”), eclettica figura di virtuoso, compositore, direttore d’orchestra e docente.
Tre brevi valzer chopiniani (rispettivamente in mi maggiore, op. postuma, in fa diesis minore, op. postuma e in mi bemolle maggiore, op. 18) precedevano il pezzo clou della serata, la Sonata per flauto e pianoforte di Francis Poulenc (1899-1963), lavoro della maturità, scritto su richiesta della Fondazione intitolata alla pianista e grande mecenate statunitense Elizabeth Sprague Coolidge.
Completata nel 1957, la composizione esordì lo stesso anno a Strasburgo, con Jean-Pierre Rampal al flauto, accompagnato dallo stesso Poulenc al pianoforte.
In quel periodo il musicista francese aveva da poco completato la stesura de “I dialoghi delle Carmelitane”, per cui alcuni passaggi, come riferì lui stesso, si ritrovano anche nell’opera, affidati al personaggio di Suor Constance.
Ultimi due brani della serata, la Fantasia pastorale ungherese op. 26 di Franz Doppler (1821-1883) e, di Georges Bizet (1838-1875), Entr’acte e variazioni sull’Habanera, da “Carmen”.
La prima, risalente al 1870, attinge al medesimo materiale folcloristico delle più note Danze ungheresi lisztiane, mentre i secondi rientrano nella categoria, citata precedentemente, della musica virtuosistica “da salotto”.
Nel complesso un programma, che spaziava dal Settecento al Novecento, ricco di brani molto abbordabili per il pubblico, caratterizzati spesso da una discreta difficoltà, che i due interpreti hanno eseguito in modo impeccabile, con grande raffinatezza e bravura, evidenziando un elevato spessore come solisti, ed un ottimo affiatamento.
Spettatori numerosi, ma la caratura dei due musicisti avrebbe meritato sicuramente di più, e la causa di una minor affluenza, come ha tenuto a sottolineare la scrittrice e giornalista Giuliana Gargiulo, nella breve ed esauriente presentazione del concerto, va ricercata nella contemporaneità di eventi di una certa importanza nellambito dellestate sorrentina (un denominatore comune in Campania, visto che il medesimo problema a Napoli si ripete con elevatissima frequenza).
Ad ogni modo, i presenti (che tra l’altro hanno potuto ammirare ed ascoltare il flauto doro Powell a 19.5 carati del maestro Nova) si sono giustamente lasciati prendere dall’entusiasmo, applaudendo ripetutamente a lungo i due protagonisti e chiedendo alla fine insistentemente un bis.
Sono stati accontentati con la proposizione dell’Allegro dalla Sonata per flauto e pianoforte di Donizetti, piacevole conclusione di un recital di altissimo livello.

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