Il “Festival Brahmsiano” chiude nel segno del prestigioso Sestetto Stradivari

Foto Max Cerrito

Ultimo appuntamento, nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, con il “Festival Brahmsiano”, ciclo inserito nel “Maggio della Musica”, rassegna affidata alla direzione artistica del maestro Michele Campanella.
Il concerto conclusivo ha ospitato il Sestetto Stradivari, diretta emanazione dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, attualmente costituito da David Romano e Marlène Prodigo (violini), Raffaele Mallozzi e David Bursack (viole), Diego Romano e Sara Gentile (violoncelli).
Due i brani proposti, il Quintetto n. 1 in fa maggiore per archi, op. 88 ed il Sestetto n. 2 in sol maggiore op. 36.
Il primo, iniziato nella primavera del 1882, venne completato lo stesso anno a Bad Ischl, durante una delle numerose permanenze estive di Brahms, ed è noto anche con l’appellativo di Frühlingsquintett (Quintetto della Primavera), sia per l’intestazione che accompagna sul manoscritto tutti e tre i movimenti (Im Frühling), sia per la piacevolezza, l’ariosità ed il respiro caratterizzanti l’intero lavoro.
Proprio queste peculiarità piacquero subito agli amici del compositore che, come quasi sempre avveniva quando vi era una nuova creazione, furono i primi ad ascoltatore il quintetto, e l’accoglienza positiva spronò Brahms a far esordire il pezzo, con grande successo, già nell’agosto del 1882.
Dal canto suo il Sestetto n. 2 in sol maggiore op. 36, composto fra il 1864 ed il 1865, è passato alla storia come “Agathe-Sextett” poiché, alla successione di note del primo movimento “la-sol-la-si-mi” corrisponde, nella notazione tedesca, la parola “A-G-A-(H)-E”, che risulta la sequenza più vicina a tale nome (non esistendo la T).
L’Agathe in questione è la von Siebold, figlia di un professore universitario di Gottinga, conosciuta da Brahms tramite l’amico Joseph Joachim.
La loro storia d’amore, chiusasi alcuni anni prima per la refrattarietà del musicista ad un passo che lo avrebbe portato alle nozze, diede lo spunto per un brano dove l’autore cercò di trasmettere le sue contrastanti sensazioni, utilizzando una tessitura piuttosto complessa.
Relativamente al Sestetto Stradivari, privo di Sara Gentile nella prima parte (in quanto il quintetto prevede solo un violoncello), e al gran completo nella seconda, ha ancora una volta dimostrato di essere un ensemble di caratura internazionale, formato da interpreti bravissimi come solisti, e contemporaneamente capaci di dare vita ad un gruppo di grande compattezza e affiatamento, abile a evidenziare, nelle più intime sfumature, le peculiarità della musica di Brahms.
La compagine ha poi dovuto superare un’ulteriore difficoltà, causata dalle alte temperature di questi giorni che, oltre a provocare grande spossatezza negli esecutori, si ripercuotono anche su strumenti delicati come gli archi.
Pubblico molto numeroso ed entusiasta che, al termine della serata, ha salutato con un applauso scrosciante e lunghissimo il Sestetto Stradivari, grande protagonista di un concerto che ha splendidamente chiuso un ciclo, portato avanti nelle ultime tre stagioni, dedicato alla cameristica di uno dei più prestigiosi compositori dell’Ottocento.

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