Il Gino Giovannelli Trio avvolge il pubblico dei “Concerti di Autunno” con le sue intriganti e raffinate sonorità

Foto Max Cerrito

Il secondo appuntamento con i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli con i proventi dell’8 per mille e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, ha ospitato il Gino Giovannelli Trio, compagine interamente campana, formata dai napoletani  Gino Giovannelli (pianoforte) ed Umberto Lepore (contrabbasso) e dal nolano Salvatore Rainone (batteria).
Il programma proposto risultava piuttosto variegato, in quanto comprendeva brani barocchi, alternati a colonne sonore e motivi tratti da musical, contraddistinti da intriganti riletture in chiave jazz.
Apertura con il Preludio BWV 847 in do minore, dal primo libro del “Clavicembalo ben temperato” di Johann Sebastian Bach (1685-1750), seguito da “Alone together” di Arthur Schwartz (1900-1984), celebre produttore e compositore statunitense, che scrisse numerose canzoni per le commedie musicali.
In questo caso il testo era di Howard Dietz e il brano venne inserito nel musical  “Flying Colors ”, risalente al 1932, che aveva come protagonista principale Clifton Webb, all’epoca legato ai fasti di Broadway e ancora lontano dai successi di Hollywood.
La successiva Sonata K 1 in re minore di Domenico Scarlatti (1685 -1757), appartenente al corpus di 556 brani per strumenti a tastiera composti dall’autore napoletano, appartiene invece alle uniche trenta sottoposte alla sua supervisione e pubblicate a Londra nel 1739, nell’ambito della raccolta intitolata “Essercizi per gravicembalo”.
Un salto nel mondo Disney con “Someday my prince will come” (conosciuta nella versione italiana con il titolo “Il mio amore un dì verrà”), dalla colonna sonora di “Biancaneve e i sette nani”, che si deve a Frank Churchill (1901-1942), noto anche per aver scritto il celeberrimo leitmotiv del cortometraggio animato “I tre porcellini”, a noi noto come “Chi ha paura del lupo cattivo?”.
Era poi la volta del ritorno al barocco con la famosa Sarabande, dalla Sonata in re minore HWV 437 di George Friedrich Händel (1685-1759), su un tema iberico di fine Cinquecento, quello della “Follia di Spagna”, che rappresenta un fenomeno irripetibile nella storia della musica in quanto, nel corso dei secoli, ha attirato l’attenzione di più di un centinaio di compositori.
Il concerto si è chiuso con “Un giorno qualunque” di Gino Giovannelli dal suo ultimo album intitolato Overwhelmed, pubblicato lo scorso anno dall’etichetta Dodicilune.
Riguardo agli esecutori, Gino Giovannelli, Umberto Lepore e Salvatore Rainone hanno evidenziato una estrema bravura, sia come singoli interpreti che in trio, dando vita a sonorità trascinanti, ricche di emozioni, particolarmente gradite al numerosissimo pubblico presente.
Prima del bis, Giovannelli, che ha un curriculum di tutto rispetto, così come i suoi compagni di viaggio, ha ringraziato sia Luciana Renzetti, sia il dott. Cerrito, presente fra gli spettatori, che lo ha ospitato quest’anno al Festival Barocco Napoletano, fornendogli l’occasione anche per farsi conoscere dai suoi “distratti” concittadini.
Ha inoltre spiegato alcuni concetti, legati a questo suo nuovo progetto, grazie al quale ha approfondito autori “classici”, come Bach, Scarlatti, Haendel, che finora aveva preso scarsamente in considerazione.
Il tutto sotto il segno dell’improvvisazione che, secondo quanto da lui affermato, risulta un termine che “… non riguarda soltanto la melodia, ma può includere tutti gli ambiti dell’esecuzione” per cui “… È compito dei musicisti conferire un’esperienza sonora unica all’ascoltatore. Qualcosa che, letteralmente, non ha mai sentito prima e non sentirà mai più.”
Parole quanto mai esplicative che, messe perfettamente in pratica, hanno contribuito a rendere straordinaria anche stavolta l’esibizione del Gino Giovannelli Trio.

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