Il duo Nardis-Tramma apre il ciclo “Musica per gli ultimi giorni dell’umanità” con un concerto dalle forti suggestioni

Foto Max Cerrito

Foto Max Cerrito

A cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale, l’Associazione Alessandro Scarlatti ha deciso di ricordare la tragica ricorrenza con un breve ciclo, curato dal noto critico Massimo Lo Iacono, dal titolo “Musica per gli ultimi giorni dell’umanità”.
Al centro della rassegna, musicisti e scrittori che parteciparono ai fasti precedenti la disgregazione dell’Impero austro-ungarico o furono diretti testimoni dell’immane tragedia.
Il primo appuntamento, tenutosi nella suggestiva cornice del Palazzo Zevallos Stigliano, ha ospitato un duo prestigioso, costituito dal tenore Marcello Nardis e dal pianista Aldo Tramma.
In programma alcuni lieder di autori austriaci, alternati alla lettura di pagine tratte da “Il mondo di ieri” di Stefan Zweig, affidata alla voce recitante di Raffaele Ausiello.
L’apertura è stata dedicata a Hugo Wolf (1860-1903), con una selezione dai “Mörike-Lieder”, raccolta risalente al 1888, comprendente una cinquantina di liriche di Eduard Mörike (1804-1875), pastore luterano e docente di letteratura tedesca, esponente di spicco del Romanticismo tedesco, appartenente alla cosiddetta “Scuola sveva”, che faceva capo a Ludwig Uhland.
A seguire i Lieder eines fahrenden Gesellen di Gustav Mahler (1860-1911), costituiti da quattro brani, completati nel 1885, su testi scritti dallo stesso compositore, scaturiti dalla fine della sua storia d’amore con il soprano Johanna Richter.
Si tratta, talora, di motivi abbastanza noti in quanto vennero poi inseriti da Mahler nella Sinfonia n. 1.
A differenza dei primi due musicisti, Richard Strauss (1864 – 1949), del quale si celebrano i 150 anni dalla nascita, visse in pieno le angosce del primo conflitto mondiale e fu in prima linea negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale, al punto che i suoi buoni rapporti con il regime nazista sono tuttora oggetto di forti controversie fra i musicologi.
Alla sua produzione appartenevano Zueignung e Allerseelen, da otto liriche per voce e pianoforte, op. 10 (1885), Ach weh mir unglückhaftem Mann, da Schlichte Weisen, op. 21 (1889) e Morgen!, da quattro liriche per voce e pianoforte, op. 27 (1894), che si avvalevano rispettivamente dei testi di Hermann von Gilm zu Rosenegg, Felix Ludwig Julius Dahn e John Henry Mackay.
La chiusura era affidata ai Sieben frühe Lieder di Alban Berg (1885-1935), raccolta di sette canti per voce e pianoforte, che utilizzava i testi di altrettanti autori, completata nel 1908.
Per quanto riguarda gli esecutori, il tenore Marcello Nardis ha confermato di essere un artista versatile, dotato di una voce bella, intensa e ricca di sfumature, che si immedesima totalmente nei brani interpretati perché pienamente consapevole del loro contenuto.
Non è quindi un caso che abbia curato personalmente le note del concerto, comprensive della traduzione in italiano di tutti i lieder.
Bravissimo anche Aldo Tramma, pianista di grande rigore, caratterizzato da un suono nitido e cristallino, che ha evidenziato un perfetto affiatamento con il tenore.
Riteniamo, quindi, un vero peccato che il suo nome rientri nel vasto elenco delle figure di alto livello artistico, che “inspiegabilmente” non riescono a trovare spazio nei cartelloni delle stagioni napoletane.
Va ancora ricordato Raffaele Ausiello, che ha letto alcuni passi de “Il mondo di ieri” di Stefan Zweig (1881-1942), scrittore viennese di origine ebraica, morto suicida nel 1942, insieme alla sua seconda moglie, nella città brasiliana di Petrópolis, ultimo approdo di un lungo esilio, iniziato nel 1934, anno nel quale si era recato a Londra per sfuggire alla persecuzione del regime nazista.
L’attore, tramite un testo dalla prosa molto efficace, è riuscito a ricreare prima le atmosfere fastose di una Vienna di inizio Novecento, capitale della cultura europea, poi gli orrori della prima guerra mondiale (Zweig era stato sul fronte russo, dove aveva potuto constatare personalmente le conseguenze del terribile conflitto), ed infine gli stati d’animo dell’autore, che si trovava a Londra allo scoppio della seconda guerra mondiale e, nonostante risiedesse lì da diversi anni e si fosse perfettamente integrato nella società britannica, fu visto immediatamente come un nemico.
Grande successo di pubblico e bis, da brividi per il suo sapore profetico, consistente in Revelge (1899), tratto da Des Knaben Wunderhorn di Mahler, il cui testo narra la storia di un soldato che marcia verso la morte suonando il tamburo, vero e proprio anticipo di quasi tre decenni, per temi e stile, dell’epopea della coppia Brecht-Weill, a coronamento di un evento intenso e ben congegnato, dove l’abbinamento fra musica e letteratura ha offerto una rievocazione quanto mai realistica della prima guerra mondiale.

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