I “Concerti di Primavera” chiudono con uno splendido omaggio a Raffaele Calace ed al mandolino

Orchestra a plettro "Delfini d'oro" di Nagoya - Foto Max Cerrito

Orchestra a plettro “Delfini d’oro” di Nagoya – Foto Max Cerrito

Dopo aver celebrato i 150 anni dalla nascita di Raffaele Calace (1863-1934), nell’ambito dei Concerti di Autunno del 2013, la Comunità Evangelica Luterana ha rivolto di nuovo la sua attenzione sull’autore partenopeo, in occasione dell’appuntamento conclusivo dei “Concerti di Primavera”.
La prima parte della serata, interamente dedicata ai brani di un musicista che, nel triplice ruolo di compositore, virtuoso dello strumento e liutaio, ha contribuito in modo determinante alla diffusione del mandolino in tutto il mondo, è stata affidata al Melis Mandolin Quartet, formato da Salvatore Della Vecchia e Carla Senese (mandolini), Marcello Smigliante Gentile (mandola) e Riccardo Del Prete (chitarra), al quale si sono aggiunti, per l’occasione, Raffaele La Ragione (mandolino) e Maria di Franco (pianoforte).
Di Calace abbiamo ascoltato la Danza Esotica op.165 per quartetto romantico, seguita dall’Ouverture Genova op. 143 per mandolino, mandola, mandoloncello e pianoforte, dal Concerto a plettro op.155 per quartetto classico e chitarra e da Impressioni Orientali op.132 per quintetto a plettro e pianoforte.
Si trattava di musiche caratterizzate da un tessuto sonoro di grande effetto, che sfruttava appieno le potenzialità degli strumenti, a riprova della maestria di Calace anche come compositore, evidenziata splendidamente da tutti gli interpreti, musicisti bravi singolarmente e molto affiatati fra loro.
La seconda parte risultava carica di attesa, per la curiosità di assistere all’esibizione dell’orchestra a plettro “Delfini d’oro” di Nagoya, compagine giapponese giunta per la prima volta a Napoli, diretta da Hirokazu Nan’ya, anch’egli mandolinista.
A tal proposito va ricordato che il primo concerto in Giappone di un mandolinista, naturalmente italiano, risale al 1894.
Da allora lo strumento ha ottenuto un successo ed una capillare diffusione, che dura ancora oggi, alimentato da tournée di artisti, come Raffaele Calace che, nel 1924, dopo un concerto tenuto al cospetto del futuro imperatore Hirohito, fu insignito della Commenda del “Sacro Tesoro Giapponese”, prestigiosa onorificenza nipponica.
Tornando all’esibizione dell’orchestra di Nagoya, è iniziata con l’esecuzione degli inni nazionali dell’Italia e del Giappone, ai quali ha fatto seguito “Furusato” Trasfigurazione dell’Amore e Gioia di Toshifumi Ariga, che ha diretto il suo brano.
Toccava quindi a Poupée qui danse op. 90 di Raffaele Calace e Serenata di Giuseppe di Giorgio Miceli (1836-1895), entrambi nella riduzione di Jiro Nakano.
Ultimi due brani in programma, Danza e Cantabile, op. 30 sempre di Calace e Capriccio zingaresco di Enrico Marucelli (1877-1907), entrambi per mandolino ed orchestra, grazie ai quali abbiamo potuto apprezzare il valore del direttore Hirokazu Nan’ya anche come solista.
Nel complesso, pur se la curiosità ha finito per prevalere sul fattore squisitamente musicale, anche l’orchestra di Nagoya è stata all’altezza della serata, dando lustro ad un repertorio che, dalle nostre parti, risulta fortemente a rischio di estinzione e la cui salvaguardia è affidata ad una serie di meritevoli ensemble attivi in varie parti d’Italia.
Pubblico numerosissimo, entusiasta e forse anche un po’ meravigliato, per aver ascoltato brani piacevoli e ben strutturati, che si discostavano decisamente da qualsiasi stereotipo folcloristico.
In definitiva un’ottima chiusura di una stagione, quella dei “Concerti di Primavera”, finanziata dai proventi dell’otto per mille, che forse mai come quest’anno ha evidenziato un livello di assoluto valore.
Merito sicuramente del direttore artistico Luciana Renzetti, che ha dimostrato come, anche con mezzi economici abbastanza limitati, se ci sono la passione, l’esperienza e una discreta dose d’intuito dettato dall’esperienza, è possibile allestire una rassegna di altissimo livello.
E, sulla scorta di queste considerazioni, attendiamo con impazienza, mista a curiosità, la prossima edizione dei “Concerti di Autunno”, quella del ventennale, che sicuramente ci riserverà nuove e gradite sorprese.
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