Alessandro Scarlatti: Arie d’opera

Il compositore palermitano Alessandro Scarlatti (1660-1725) può essere considerato fra i principali fondatori della gloriosa scuola napoletana e ancora oggi il suo nome circola prepotentemente nella nostra città, a garanzia di istituzioni musicali e sale da concerto.
A fronte di tanto onore, il grande musicista continua ad essere poco eseguito, e la ragione principale la si ritrova nelle righe a lui dedicate da Francesco Maria Zambeccari, nobile bolognese trapiantato a Napoli, dove si legge, tra l’altro “… le compositioni sue sono difficilissime e cose da stanza, che in teatro non riescono, in primis chi s’intende di contrapunto le stimarà; ma in un’udienza d’un teatro di mille persone, non ve ne sono venti che l’intendono”.
Lo scritto risale al 1709, il che ci fa comprendere come, già agli esordi del Settecento, la fama di Scarlatti fosse in netto declino, in quanto le sue composizioni, proprio perché di elevatissimo valore artistico e di difficile esecuzione, non andavano più incontro ai gusti del periodo.
Un’idea esauriente al proposito si può ricavare dallo splendido cd della Deutsche Harmonia Mundi (etichetta afferente alla Sony Music), di recentissima uscita, dal titolo “Opera Arias”, rivolto alla produzione conclusiva di Alessandro Scarlatti, frutto di un accurato lavoro portato avanti dal maestro Marcello Di Lisa sui manoscritti originali.
In particolare si tratta degli ultimi sei drammi per musica, “Telemaco” (1718), “Marco Attilio Regolo” (1719) e “Griselda” ( (1721), creati per il Teatro Capranica di Roma, e “Tigrane” (1715), “Carlo re d’Allemagna” (1716) e “Cambise” (1719), che conobbero la loro “prima” al Teatro San Bartolomeo di Napoli.
Per ciascuna opera sono state proposte le rispettive sinfonie di apertura e tre arie, molte delle quali in prima registrazione mondiale, i cui testi appartengono a illustri letterati dell’epoca quali Apostolo Zeno, Francesco Silvani, Domenico Lalli, Matteo Noris e Carlo Sigismondo Capeci.
Dall’ascolto complessivo, si possono constatare la rara bellezza che caratterizza la produzione conclusiva di Scarlatti e la sua proiezione verso nuovi ed affascinanti orizzonti.
In aggiunta, le difficoltà imposte ai cantanti non ripagavano in termini di spettacolarità, poiché l’autore, all’improvvisazione virtuosistica fine a sé stessa, preferiva la sostanza, con il risultato di scontentare sia i solisti, sia il pubblico dell’epoca.
Uno sguardo ora agli interpreti del cd, che si avvale, per la parte strumentale, dell’ensemble “Concerto de’ Cavalieri”, fondato da Marcello Di Lisa nel 2003 a Pisa ed emanazione della locale Scuola Normale Superiore e, per quella vocale, del mezzosoprano Daniela Barcellona.
In entrambi i casi abbiamo di fronte degli specialisti del periodo barocco, il cui affiatamento risulta perfetto, per cui dal loro incontro scaturiscono straordinarie sinergie volte, fra l’altro, a testimoniare come Alessandro Scarlatti possa essere apprezzato, nonostante ci separino più di tre secoli, molto più da noi che dal pubblico del suo tempo.

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