I “Concerti d’Autunno” ripartono con la pianista Ida Pelliccioli

Ida Pelliccioli

Dopo l’interruzione causata dalla pandemia, sono ripresi i “Concerti d’Autunno”, organizzati dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli.
L’edizione di quest’anno, la venticinquesima, che per motivi logistici si svolgerà principalmente nella vicina chiesa Anglicana, sarà dedicata alla memoria di Luciana Renzetti, scomparsa nel febbraio del 2020 che, oltre a curare fin dall’inizio la direzione artistica della manifestazione, ne è stata il vero e proprio motore trainante.
Il concerto inaugurale ha ospitato Ida Pelliccioli, giovane pianista bergamasca trapiantata a Parigi, che ha alternato brani noti a pezzi poco conosciuti di musicisti che ebbero notevole influenza su Beethoven o da lui trassero ispirazione.
Fra i primi va ricordato Carl Philipp Emanuel Bach (1714 – 1788), figlio di Johann Sebastian Bach e della prima moglie Maria Barbara.
Nato a Weimar, trascorse la giovinezza a Köthen e Lipsia, dove nella Scuola della Chiesa di S. Tommaso fu allievo del padre, portando avanti parallelamente gli studi di giurisprudenza nella locale università, per poi laurearsi a Francoforte sull’Oder nel 1738.
Abbandonò subito la carriera legale, per dedicarsi completamente alla musica e riscosse grande fama sia come virtuoso della tastiera che come compositore, raggiungendo l’apice quando venne chiamato ad Amburgo per sostituire il defunto Telemann (che era stato suo padrino di battesimo) in qualità di direttore musicale della città.
Nell’ambito della sua vasta produzione si annoverano un notevole numero di Sonate concepite per strumento solista, come la Sonata in mi minore Wq 52/6, proposta dalla Pelliccioli, ultima di una raccolta datata 1763, dove è possibile comprendere il motivo per cui Carl Philipp Emanuel sia considerato un autore di transizione nel passaggio dallo stile barocco a quello romantico.
Ludwig van Beethoven (1770-1827) era invece presente con la Sonata n. 12 in la bemolle maggiore, op. 26, completata nel 1801 e pubblicata l’anno seguente a Vienna dall’editore Cappi con dedica al principe Karl von Lichnowsky.
Siamo, seguendo la classificazione di Wilhem von Lenz nell’opera in due volumi intitolata “Beethoven e i suoi tre stili”, ancora nel “primo periodo”, ma molto vicini al “periodo di mezzo” o “eroico”.
Infatti la particolare successione dei movimenti e, in particolare, la contrapposizione fra il terzo tempo (una marcia funebre che rappresenta il cardine attorno al quale ruota l’intero brano) e gli altri tre, decisamente più “leggeri”, sono indice della ricerca di nuove strade che verranno di lì a poco sviluppate.
Strettamente collegata alla sonata beethoveniana, l’Impromptu op. 142 n. 2 di Franz Schubert (1797-1828) in quanto caratterizzato dal medesimo incipit, così come anche il successivo Impromptu op. 142 n. 3 risulta ispirato ai lavori del genio di Bonn.
A tal proposito ricordiamo che l’op. 142 venne pubblicata postuma nel 1839 da Diabelli, aggiungendo arbitrariamente anche una dedica a Liszt, e riunendo i quattro brani che la caratterizzavano, contro il parere di Schubert (ormai defunto) che, per facilitarne la vendita, aveva chiesto di darli alle stampe separatamente.
La serata si è chiusa con la Dumka in la minore di Sergej Prokofiev (1891–1953), pezzo molto breve ritrovato negli archivi di Mosca verso la fine del secolo scorso, mai pubblicato, privo di datazione e forse giovanile, che si ispira ad un genere popolare di origine ucraina legato alla ballata epica.
Riguardo all’interprete, Ida Pelliccioli ha dato vita ad un ottimo recital il cui ulteriore merito è stato quello di proporre anche autori e brani raramente eseguiti dal vivo, facendo inoltre precedere al concerto una breve ed esauriente descrizione del programma.
Su tale falsariga anche i due bis, suonati davanti ad un pubblico numeroso ed entusiasta, una Tarantella di Prokofiev e l’ Impromptu op. 5 n. 5 di Sibelius, degno completamento di un’esibizione che ha inaugurato nel migliore dei modi i “Concerti d’Autunno”.

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