All’European Day of Early Music un doppio appuntamento di alto livello con l’ensemble “Le Musiche da Camera”

Nonostante la pandemia, Area Arte Associazione non ha voluto mancare all’annuale celebrazione dell’European Day of Early Music, appuntamento giunto alla nona edizione.
Due i concerti proposti, nella prestigiosa cornice della Basilica di San Francesco di Paola, entrambi aventi come protagonista l’ensemble “Le Musiche da Camera” di Napoli, fondato da Egidio Mastrominico nel lontano 1992 e formato da Francesco Divito (soprano), Rosa Montano (mezzosoprano), Renata Cataldi (traversiere), Egidio Mastrominico (violino barocco di concerto), Giuseppe Grieco (violino barocco), Leonardo Massa (violoncello barocco) e Debora Capitanio (clavicembalo).
Il primo, registrato alla fine dello scorso anno, nell’ambito della rassegna “Suoni in Basilica”, e trasmesso la mattina, era intitolato “In Nativitate Domini” – Musica per il Santo Natale nella Napoli del Settecento, ed incentrato sul genere “pastorale”.
Quest’ultimo, originariamente legato a soggetti bucolici, e quindi profani, si sviluppò anche in ambito sacro, per descrivere le reazioni stupite e gioiose dei pastori all’annuncio della nascita di Cristo.
Insieme a due brani di anonimo, sono state eseguite una Cavatina in pastorale di Nicola Sabatino (1705?–1796), autore napoletano poco noto, che studiò al Conservatorio di Sant’Onofrio a Porta Capuana con Barbella (violino) e Feo (composizione), e una Pastorale dalla lectio per soprano di Gennaro Manna (1715-1779), alunno del conservatorio di S. Onofrio a Porta Capuana (dove lo zio Francesco Feo era “primo maestro”), che poi ricoprì prestigiosi incarichi, sia come docente, al conservatorio di Santa Maria di Loreto dal 1755 al 1761, sia come maestro di cappella di importanti istituzioni quali la SS. Annunziata e la Cappella del Tesoro di San Gennaro.
Completavano il programma il Largo dal Concerto per traversiere, violini e basso in do maggiore di Pasquale De Filippis e il duetto “Sperno gregem quaero natum”, dal Mottetto in pastorale a due voci ed archi di Carmine Giordano (1685-1758), nato a Cerreto Sannita (BN), che fu allievo al Conservatorio della Pietà dei Turchini di Gennaro Ursino e Nicola Fago, ed in seguito divenne organista della Cappella Reale di Napoli.
L’appuntamento pomeridiano, dal titolo “In Caelo et in Terra” – “Napoli Barocca – Maestri del Settecento Napoletano”, anteprima della rassegna “Convivio Armonico 2021”, vedeva l’ensemble “Le Musiche da Camera” proporre una nutrita serie di brani, a partire dall’Aria amorosa di Nicola Matteis, partenopeo trapiantato a Londra, dove pubblicò nel 1760 una raccolta dedicata a musiche per violino di notevole difficoltà nonostante fossero rivolte agli amatori dello strumento.
Il successivo Divertimento in re maggiore a flauto, violini e basso di Giovanni Angrisani, evidenziava un’interessante compositore del XVIII secolo del quale non si sa praticamente nulla.
Era quindi la volta di “Nisi Dominus”, salmo a canto solo con archi e basso continuo di Davide Perez (1711-1778), che studiò al Conservatorio di S. Maria di Loreto con Francesco Mancini, Giovanni Veneziano e Francesco Barbella, diventando poi uno dei compositori italiani di maggiore prestigio del suo tempo, sia in ambito sacro che profano.
La sua attività si svolse inizialmente fra Napoli, sua città natale, Roma e Palermo, per poi chiudersi in Portogallo, come maestro della Cappella Reale e maestro di musica della principessa ed erede al trono Maria I.
Anche il lucano Carlo Cecere (1706-1761), autore del Divertimento in re maggiore a flauto, violino e basso risulta oggi completamente sconosciuto ed è ricordato principalmente per l’opera buffa “La tavernola abentorosa”, su testi di Pietro Trinchera, che mettevano alla berlina la vita monastica, costringendo il librettista a rifugiarsi nella Basilica del Carmine per evitare l’arresto.
Il già citato Gennaro Manna era presente con tre arie dalla Lectio V del Giovedì Santo a voce sola di contralto con violini “Nostis qui conventus erat”, mentre la Sonata IX op. IV a tre in re maggiore evidenziava l’abruzzese Michele Mascitti (1664-1760), nato a Villa Santa Maria (Chieti), che si spostò a Napoli per studiare con lo zio Pietro Marchitelli, all’epoca primo violino della Reale Cappella.
Nominato in seguito “violino soprannumerario” della Reale Cappella, ricoprì tale ruolo fino al 1704, quando volle intraprendere un giro attraverso le varie corti europee, fermandosi a Parigi.
Lì divenne famosissimo, come interprete e come autore, entrando nelle grazie della famiglia reale e ottenendo di poter stampare tutte le sue composizioni a spese della corona, motivo per cui la maggior parte della sua produzione è conservata in terra transalpina.
La conclusione, extrapartenopea, era nel segno di Georg Friedrich Händel (1685-1759) con “Dolci chiodi, amate spine”, duetto di Maddalena e Cleofe dal giovanile oratorio “La Resurrezione”, allestito a Roma nel 1708.
Uno sguardo, ora, agli interpreti, iniziando dal soprano Francesco Divito e dal mezzosoprano Rosa Montano, che si sono ottimamente alternati nei brani per voce solista, ed hanno terminato entrambi i concerti con uno splendido duetto.
Di grande spessore anche l’interpretazione di Renata Cataldi, curatrice delle trascrizioni moderne dei pezzi dove era presente il traversiere (mentre quelle relative a gran parte degli altri brani erano opera di Egidio Mastrominico).
Molto buono, infine, l’apporto dell’ensemble “Le Musiche da Camera” di Napoli, compagine compatta e affiatata, che ha ben supportato, di volta in volta, i cantanti e la flautista.
In conclusione due concerti che hanno onorato una manifestazione che sta diventando un appuntamento imperdibile e seguitissimo da parte di tutti gli appassionati di musica antica, con la speranza che, nella prossima edizione, si possa tornare ad apprezzare dal vivo i protagonisti.

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