Al Teatrino di Corte di Palazzo Reale un sontuoso recital di Enrico Baiano dedicato a Carl Philipp Emanuel Bach

Enrico Baiano 2Figlio di Johann Sebastian Bach e della prima moglie Maria Barbara, Carl Philipp Emanuel (1714-1788) è sicuramente il più noto fra i discendenti del grande compositore al punto che, in vita, fu addirittura più noto del padre.
Nato a Weimar, trascorse la giovinezza a Köthen e Lipsia, dove nella Scuola della Chiesa di S. Tommaso fu allievo del padre, portando avanti parallelamente gli studi di giurisprudenza nella locale università, per poi laurearsi a Francoforte sull’Oder nel 1738.
Abbandonò subito la carriera legale, per dedicarsi completamente alla musica e, con in tasca una lettera di raccomandazione del compositore Leopold Weiss, si recò a Berlino per contattare il principe ereditario Federico II di Prussia, allo scopo di entrare nell’orchestra di corte come cembalista, cosa che gli riuscì soltanto nel 1740, quando Federico II ascese al trono.
Soggiornò nella città tedesca, distinguendosi sia come virtuoso della tastiera, sia come compositore, fino al 1767, quando ebbe la possibilità di spostarsi ad Amburgo, dove avrebbe trascorso il resto dei suoi giorni, per succedere al defunto Telemann (che era stato suo padrino di battesimo) in qualità di direttore musicale della città.
In questa nuova veste approfondì il repertorio sacro, senza tralasciare le composizioni profane, rivolte in particolare al suo strumento preferito e diede inoltre vita a brani ricchi di soluzioni sperimentali per l’epoca, al punto da essere oggi considerato un autore di transizione, nel passaggio dallo stile barocco a quello romantico, caduto troppo presto nel dimenticatoio.
Alla luce di questa breve biografia, appare oltremodo meritoria l’operazione portata avanti dal clavicembalista di fama internazionale Enrico Baiano, che ha voluto dedicare un intero concerto alla musica di Carl Philipp Emanuel Bach, nell’ambito del ciclo “Una balconata per la musica di corte”, inserito nella stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti.
Il grande artista ha eseguito al fortepiano (copia di un Anton Walter del 1795, realizzata da Uga Casiglia di Palermo) cinque sonate (in la maggiore WQ 55:4, in mi minore WQ 59:1, in re minore WQ 57:3, in fa maggiore WQ 56:4 e in la minore WQ 49:1), due rondò (in la minore WQ 56:5 e in re minore WQ 60:4) e la Fantasia in do maggiore WQ 59:6), tratti da una corposa produzione, ancora poco frequentata, caratterizzata da una bellezza ed una originalità tali da invogliare i presenti ad un approfondimento nei confronti di questo autore.
Come sempre il maestro Baiano ha fornito un saggio della sua eccezionale bravura, davanti ad un pubblico non molto numeroso, indice di quanto affermato in precedenza, riguardo alla scarsa notorietà di Carl Philipp Emanuel Bach, nonché della poca propensione di gran parte degli abbonati a confrontarsi con novità, siano esse antiche o contemporanee.
A ciò vanno aggiunte le consuete note dolenti, costituite dal trillo di un paio di cellulari (uno di proprietà di un vigile del fuoco, scappato dalla sala sbattendo violentemente la porta d’ingresso del teatro, l’altro, nel bel mezzo di una sonata, di uno spettatore che possiamo eufemisticamente definire maldestro), colpi di tosse esageratamente violenti lungo l’intero arco del concerto, oltre a problemi legati alla strana acustica del teatro, capace di amplificare più i suoni interni alla platea che quelli provenienti dal palcoscenico.
E, se aggiungiamo la vaga somiglianza del maestro Baiano a Super Mario, in più di un’occasione ci è sembrato di assistere ad un videogioco, nel quale lo scopo del protagonista era quello di portare a termine il concerto, dopo aver superato una serie di ostacoli fra i più svariati.
Alla fine, comunque, tutto si è concluso nel migliore dei modi, fra applausi scroscianti e meritatissimi, per cui il maestro Baiano ha voluto omaggiare i presenti con un bis, consistente in un altro raffinatissimo rondo di Carl Philipp Emanuel Bach, a riprova della validità di un compositore da restituire con urgenza al grande pubblico.

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