Un concerto raffinatissimo del duo Nardis-Bonuccelli inaugura la rassegna dell’Associazione Alessandro Scarlatti dedicata a Debussy

Marcello Nardis

Palazzo Zevallos Stigliano ha ospitato il concerto inaugurale della rassegna “Quattro domeniche con Debussy”, che l’Associazione Alessandro Scarlatti dedica al musicista francese in occasione del 150° anniversario della sua nascita.
Protagonista del primo appuntamento il noto tenore Marcello Nardis, accompagnato al pianoforte da Dario Bonuccelli, che ha proposto un repertorio raffinato e di rarissimo ascolto, legato alla produzione transalpina.
Primo brano in programma le Cinq mélodies de Venise, op.58, scritte da Gabriel Fauré (1845-1924) su versi di Verlaine, appartenenti alle raccolte Fêtes galantes e Romances sans paroles.
Il ciclo, iniziato a Venezia, dove Fauré era ospite della mecenate statunitense Winnaretta Singer (futura principessa de Polignac e dedicataria del lavoro), venne completato a Parigi nel 1891 e conobbe la “prima” l’anno dopo, durante la stagione concertistica della Société Nationale de Musique, affidato all’interpretazione del tenore Maurice Bagès, amico di Proust.
Con Reynaldo Hahn (1874-1947) rimaniamo nello stretto entourage proustiano, considerando che l’autore, venezuelano di nascita, ma naturalizzato francese, strinse una amicizia intensa e duratura con lo scrittore.
Anche Hahn compose molti brani per voce e pianoforte, utilizzando testi dei grandi poeti francesi e, al proposito, abbiamo ascoltato alcuni esempi che si avvalevano di liriche di Victor Hugo, Théodore de Banville, Paul Verlaine e Charles d’Orléans.
Dopo questo sostanzioso prologo, è stata la volta dell’ampia pagina rivolta a Claude Debussy, incentrata in particolare su lavori di Paul Borget e Paul Verlaine.
Al primo appartenevano alcune poesie contenute nella raccolta Les Aveux (1882), Beau soir e Paysage sentimental, musicate nel 1883 e L’âme évaporée riunita a Les cloches per dare vita alle Deux Romances del 1885.
Per quanto riguarda il secondo, fu tra i preferiti di Debussy, in quanto la sua musica si adattava in modo mirabile ai versi di Verlaine, come si può constatare nelle Ariettes oubliées (1885-1887), ciclo di sei liriche contenute in Romances sans paroles, e in Mandoline e Clair de lune (1882), da Fêtes galantes, ovvero le stesse raccolte dalle quali, come abbiamo visto in precedenza, attinse anche Fauré.
Completavano il programma Fleur des blés e Nuit d’étoiles, entrambe musicate nel 1880, partendo da poesie composte rispettivamente da André Girod e Théodore de Banville.
Confrontandosi con questo repertorio, Marcello Nardis ha fornito un’interpretazione di straordinario livello, mettendo in luce le sfaccettature sottese a brani di estrema raffinatezza, riuscendo a trasmettere grandi emozioni ed a creare un’atmosfera molto particolare.
Non è un caso che il pubblico (non numeroso, ma sicuramente motivato ed attento) abbia ascoltato quasi rapito il tenore durante l’intero concerto e, soprattutto, non si è assistito a nessuna defezione, cosa abbastanza frequente quando ci sono proposte di questo tipo.
Ricordiamo ancora l’apporto di Dario Bonuccelli, pianista molto bravo, che ha evidenziato una perfetta sintonia con il maestro Nardis, contribuendo alla ottima riuscita del recital e, infine, l’esecuzione di due bis, Fantoches di Debussy (1882, da Fêtes galantes di Verlaine) e À Chloris di Hahn (1913, su testo di Théophile de Viau) con i quali si è chiusa una mattinata di grandissima musica.

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