Anthony e Joseph Paratore ottimi interpreti del repertorio per pianoforte a quattro mani

Il repertorio per pianoforte a quattro mani, che raggiunse il massimo della visibilità nell’Ottocento, gode attualmente di scarsa notorietà.
Eppure, la letteratura al proposito non solo non manca, ma risulta ricca di brani di grande interesse, come è stato possibile apprezzare nel recente appuntamento della stagione Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica, che ha ospitato il duo costituito dai fratelli Anthony e Joseph Paratore.
Il concerto ha avuto inizio con Ma mère l’oye di Maurice Ravel (1875-1937), suite divisa in cinque movimenti, ognuno dei quali corrisponde ad una favola di Perrault.
Scritta in origine per pianoforte a quattro mani e dedicata ai fratellini Mimi e Jean Godebski, ebbe la prima nel 1910, eseguita da Jeanne Leleu and Geneviève Durony.
L’anno seguente Ravel diede vita alla più nota versione orchestrale, ampliata successivamente per dare vita all’omonimo balletto.
Secondo brano della serata, la Dolly Suite di Gabriel Fauré (1845-1924), dedicato alla piccola Hélène (soprannominata Dolly), figlia di Emma Bardac, cantante con la quale l’autore ebbe una breve relazione.
I sei brevi movimenti che la formano erano strettamente legati alla quotidianità della bimba, con titoli particolari quali ad esempio “Mi-a-ou”, modo in cui la piccola usava chiamare il fratello Raoul.
Composta fra il 1893 ed il 1896, conobbe nel 1904 un arrangiamento orchestrale ad opera di Henry Rabaud, che divenne più celebre dell’originale.
Dopo un breve intervallo, è stata la volta delle Six épigraphes antiques, concepite nel 1914 da Claude Debussy (1862-1918), create utilizzando parte delle sue musiche per due flauti, due arpe e celesta, che nel 1901 accompagnavano 12 liriche tratte dalle Chansons de Bilitis di Pierre Louÿs.
Chiusura nel segno di Ravel e della Rapsodia spagnola, anch’essa nata come brano per pianoforte a quattro mani, quasi subito trascritta per orchestra dall’autore, ricevendo riscontri poco favorevoli alla “prima”, ma divenuta in seguito uno dei brani più apprezzati grazie al colore che la contraddistingue.
Il pezzo è ricco di reminiscenze della tradizione iberica, dovute al fatto che la madre di Ravel era basca ed aveva trascorso buona parte della sua infanzia a Madrid.
Un programma, nel suo complesso, molto vario, che ha permesso ai fratelli Paratore di evidenziare, grazie alla loro bravura, la gradevolezza dei brani legati all’infanzia, le particolari atmosfere della musica di Debussy e i ricchissimi colori del Ravel conclusivo.
Pubblico abbastanza numeroso, mandato in visibilio da un bis un tantino ruffiano, consistente in un frammento del quarto ed ultimo tempo del poema di Richard Strauss Aus Italien, op. 16, dove l’autore tedesco utilizzava il motivo della celeberrima Funiculì, Funiculà di Denza, spacciandola per canzone popolare di anonimo e provocando l’apertura di un contenzioso per plagio da parte del compositore italiano, che vinse la causa, ricevendo un congruo risarcimento.

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