L’Ensemble Labirinto Armonico propone un excursus sulla Sonata barocca

Foto Fulvio Calzolaio

Foto Fulvio Calzolaio

Secondo appuntamento con la parte conclusiva dell’Autunno Barocco di Convivio Armonico, organizzato da Area Arte associazione.
Questa volta il concerto ha avuto luogo nella chiesa dell’Immacolata al Vomero, sede ormai da anni dei “Vespri d’organo” che, per l’occasione, ha ospitato l’Ensemble Labirinto Armonico di Pescara, costituito da Pierluigi Mencattini e Giovanni Rota (violini barocchi), Galileo Di Ilio (violoncello) e Stefania Di Giuseppe (basso continuo all’organo)
Il programma si è aperto con Arcangelo Corelli (1653-1713), nato a Fusignano (PR) che, dal 1675, si spostò a Roma, dove portò avanti una carriera prestigiosa come compositore e virtuoso del violino, e fornì un contributo decisivo allo sviluppo del “concerto grosso” e della “sonata a tre”.
A lui si deve, secondo la tradizione, anche la frase pronunciata nel 1702, a metà fra invidia e meraviglia, “Si suona a Napoli!”, conseguenza del suo soggiorno nella città partenopea, dove era stato chiamato per dirigere l’orchestra della Reale Cappella.
Di Corelli sono state eseguite la Sonata op. 1 n. 12 a due violini e basso e la Sonata op. 5 n. 7 in re minore a violino e basso.
La prima era posta a chiusura delle 12 sonate a tre, pubblicate a Roma nel 1681 e dedicate a Cristina di Svezia, mentre la seconda apparteneva ad un’altra raccolta di dodici, pubblicata nel 1700 a Roma, nota soprattutto per la sonata conclusiva, consistente nelle celeberrime Variazioni su “La Folia”.
La successiva Sonata op. 1 n. 8 in la minore a due violini e basso continuo, risalente al 1704, poneva in evidenza Michele Mascitti (1664-1760), nato in provincia di Chieti e formatosi artisticamente a Napoli, che si trasferì agli albori del Settecento a Parigi, dove ricoprì incarichi prestigiosi, acquisendo nel 1739 anche la cittadinanza francese, per cui è ancora oggi molto famoso in terra transalpina come Michel Mascitti.
Chiusura con Jean-Marie Leclair (1697-1764), grande virtuoso del violino, nativo di Lione, che studiò a Torino e la cui carriera solistica iniziò a Parigi, per poi proseguire nelle principali città europee, fino al ritiro definitivo nel 1758, quando si esiliò volontariamente dal mondo, rifugiandosi in una piccola casa di un malfamato quartiere periferico di Parigi.
Lì fu ritrovato, nel 1764, con un pugnale dietro la schiena ed il suo violino Stradivari stretto al petto, circa due mesi dopo la morte, per cui non si riuscì a venire a capo dell’assassino (forse un emissario della seconda moglie, che era stata abbandonata dall’oggi al domani).
La sua Sonata in re minore op.4, n. 1 a due violini e basso era tratta da una raccolta di sei, completata nel 1732, indicativa di un autore che tendeva a conciliare lo stile italiano con quello francese.
Riguardo agli interpreti, l’Ensemble Labirinto Armonico, che avevamo avuto già modo di apprezzare in precedenza, si è confermato un quartetto di elevato valore, sempre alla ricerca di repertori inediti o poco noti, come si evinceva anche dal bis, una pastorale di padre Settimio Zimarino, pregevole autore abruzzese del Novecento poco noto, che ha chiuso in modo molto significativo l’interessante concerto.
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