Maurizio Rea apre la rassegna “Organi storici della Campania” con un concerto di grande intensità

Fra le iniziative collaterali dell’Associazione Alessandro Scarlatti, si annovera quella dedicata agli “Organi storici della Campania”, giunta alla dodicesima edizione, che si avvale della collaborazione del maestro Angelo Castaldo e quest’anno si svolgerà fra la Basilica del Carmine Maggiore, la chiesa di S. Chiara e il Duomo di Napoli.
Ad inaugurare la rassegna, nella Basilica del Carmine Maggiore, è stato chiamato Maurizio Rea, organista titolare della suddetta chiesa, confrontatosi con due brani della seconda metà dell’Ottocento, la Sonata in sol maggiore, op. 28 di Edward Elgar (1857-1934) e la Sonata sul Salmo 94 in do minore di Julius Reubke (1834-1858).
La prima, risalente al 1895, rappresenta uno dei rari lavori rivolti all’organo dall’autore inglese, che all’epoca iniziava ad avere una certa visibilità, ed è frutto di una commissione ricevuta da Hugh Blair.
Quest’ultimo, organista titolare della cattedrale di Worcester, attendeva quell’anno, all’inizio di luglio, una visita di colleghi americani, ai quali desiderava presentare una nuova composizione.
Per vari motivi, il pezzo venne completato meno di una settimana prima, con grande disappunto di Blair, che non ebbe nemmeno il tempo di assimilarlo, per cui la “prima”, da quanto riportano le cronache dell’epoca, si tradusse in un discreto insuccesso.
Comunque la Sonata, che Elgar alla fine dedicò non a Blair, ma al compositore e direttore artistico Charles Swinnerton Heap, è ancora oggi presente nel repertorio organistico britannico.
Per quanto riguarda la Sonata sul Salmo 94 in do minore, venne composta dal tedesco Reubke, musicista molto promettente che, a partire dal 1855, studiò con Liszt, e da lui venne tenuto sempre in grandissima considerazione.
Il brano risale al 1857, un anno prima che l’autore morisse prematuramente di tubercolosi, e rappresenta uno dei capisaldi della letteratura organistica romantica.
Si tratta di un pezzo di grande complessità, che presenta in diversi punti una chiara influenza lisztiana, più affine al poema sinfonico che alla sonata, poiché nei movimenti che lo costituiscono traduce in musica alcuni dei passi salienti del salmo 94.
Uno sguardo all’interprete per sottolineare come Maurizio Rea si confermi fra i migliori organisti oggi in circolazione, soprattutto se si pensa alle difficoltà che ha brillantemente superato, eseguendo due brani che raramente sono proposti, proprio perché abbisognano di strumenti e solisti all’altezza.
Merito anche della dimestichezza nei confronti di un organo monumentale, sfruttato nelle sue grandi potenzialità, che contende, a quello del Duomo, il primato di strumento più grande di Napoli.
Pubblico abbastanza numeroso e attento, al quale Maurizio Rea ha voluto dedicare un bis conclusivo di argomento mariano, con alcune personali Improvvisazioni sull’Ave Maria di Fatima, in ricordo dell’anniversario della prima apparizione avvenuta nel 1917.

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