L’Autunno Barocco di Convivio Armonico ospita l’interessantissima panoramica di Maurizio Maffezzoli dedicata alle scuole organistiche europee

Maurizio Maffezzoli

Si è tenuto, nella Chiesa dell’Immacolata al Vomero, il primo appuntamento dell’Autunno Barocco dell’Associazione Area Arte con il Progetto “La voce dell’organo”, nell’ambito del ciclo “Suoni nei luoghi Sacri”.
L’evento, in collaborazione con l’Ottobre Francescano della Comunità dei Frati Minori Conventuali e con la consulenza dell’Associazione organistica “Giovanni Maria Trabaci” di Napoli, ha ospitato Maurizio Maffezzoli, organista titolare della Basilica di San Venanzio di Camerino, sede di due organi storici (G. Fedeli 1769 e F. Testa 1712 – D. Fedeli 1829-1853).
L’artista lombardo ha proposto una panoramica relativa alle scuole europee, partendo dal Preludio con Fuga LV 123 del tedesco Johann Gottfried Walther (1684-1748).
Cugino di Bach e figura eclettica di compositore ed organista, Walther è noto anche per aver scritto il Musicalisches Lexicon, contenente il significato di circa tremila vocaboli legati al campo musicale e le biografie di molti compositori.
La Francia era rappresentata da Pierre Dumage o Du Mage (1674-1751), coevo dei più noti Clerambault e Marchand, la cui carriera si svolse però lontano dai fasti parigini.
Della sua produzione è giunta a noi solo la Suite du premier ton, datata 1708, dalla quale abbiamo ascoltato Plein jeu, Tierce en Taille e Grand Jeu.
Il capitolo italiano affrontava due periodi distinti, il Settecento e l’Ottocento.
Nel primo caso avevamo i Sette Versetti (dai Dodici versetti in re minore) del mantovano Paolo Benedetto Bellinzani (1682 o 1690 – 1757), ordinato sacerdote nel 1712 e membro dell’Accademia Filarmonica di Bologna.
Nel secondo caso l’Andante per l’Elevazione e la Polkettina dopo la messa, entrambi dalla Messa Solenne del lombardo Giovanni Quirici (1824-1896), erano rappresentativi di una produzione di matrice operistica, che nel XIX secolo accompagnava anche le funzioni religiose, al punto da costringere Pio X nel 1903 a scrivere il “Motu proprio” sulla musica sacra, per mettere freno ad un repertorio che aveva sconfinato abbondantemente nel profano.
La Batalha de sexto Ton del portoghese Pedro de Araújo, autore del XVII secolo, proponeva un genere tipico della penisola iberica consistente nell’affidare all’organo sonorità tali da evocare un combattimento.
Il successivo Tiento de medio registro de tiple de quarto tono, metteva in evidenza Francisco Corrêa de Arauxo, attivo nel periodo di transizione tra Rinascimento e Barocco, a Siviglia, Jaen e Segovia, dove morì in condizioni di estrema indigenza nel 1654.
Chiusura con uno sconfinamento al di fuori dell’Europa, ma sempre legato allo stile spagnolo, consistente nella Gran Marcha di anonimo messicano, tributo alla musica del XX secolo.
Un sguardo ora a Maurizio Maffezzoli, che già avevamo apprezzato nella sua precedente venuta a Napoli nel 2019, e che ha confermato quanto di buono era stato da noi detto sul suo conto.
In particolare, il programma scelto ha permesso all’organista di evidenziare la sua solida abilità interpretativa e di sfruttare in pieno le potenzialità dello splendido “Mascioni, op. 1072”, vanto della chiesa dell’Immacolata al Vomero, fra gli strumenti più belli dell’intera città.
In conclusione un inizio di altissimo livello, per il Progetto “La voce dell’organo”, che si avvale dell’intesa fra l’Associazione Area Arte, la Comunità dei Frati Minori Conventuali e l’Associazione organistica “Giovanni Maria Trabaci” di Napoli, una sinergia rivelatasi vincente perché portata avanti principalmente nell’interesse della musica.

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