Il Festival UniMusic chiude con un programma tutto al femminile

Foto Klaus Bunker

L’ultimo appuntamento con il Festival UniMusic ha visto Beatrice Venezi dirigere la Nuova Orchestra Scarlatti in un programma interamente dedicato a brani di compositrici.
Il concerto, dal titolo “Le sorelle di Mozart”, ispirato all’omonimo libro, scritto recentemente dalla Venezi e al centro della conversazione che ha preceduto la parte musicale, è iniziato con la Sinfonia n. 3 in sol minore op. 36 della parigina Jean-Louise Farrenc, nata Dumont (1804-1875).
Vissuta in una famiglia dalle solide tradizioni artistiche, che vantava diverse generazioni di scultori, rappresenta forse un caso più unico che raro di autrice il cui talento musicale non venne ostacolato ma fortemente incoraggiato daparte dei parenti.
Ebbe docenti di alto livello quali Moscheles, Hummel e Reicha, che contribuirono a formare quella che sarebbe diventata una acclamata virtuosa del pianoforte, una talentuosa compositrice ed una insegnante quotatissima, per 30 anni docente di pianoforte al Conservatorio di Parigi e prima rappresentante femminile a ricoprire tale incarico.
A ciò va aggiunta un’intensa attività di divulgazione, portata avanti insieme al marito Aristide Farrenc, proprietario dell’omonima casa editrice, culminata in una monumentale raccolta, formata da 23 volumi, denominata Le trésor des Pianistes, che abbracciava ben tre secoli di repertorio per strumenti a tastiera.
Dal punto di vista stilistico, ebbe come principali punti di riferimento il già citato Hummel e Mendelssohn, ma i suoi lavori non sono privi di un’impronta personale, che si caratterizza nella ricerca di raffinati virtuosismi, abbinati a piacevoli melodie come si poteva apprezzare anche nel brano proposto al concerto.
La successiva Cavalcata grottesca era tratta dalla produzione della napoletana Emilia Gubitosi (1887-1972), che studiò al conservatorio di San Pietro a Majella (dove in seguito avrebbe ricoperto la cattedra di Teoria e Solfeggio dal 1914 al 1957), con Beniamino Cesi e Nicola D’Arienzo, diplomandosi in pianoforte e poi in direzione d’orchestra, titolo quest’ultimo per il quale fu necessario chiedere una deroga speciale al ministro, in quanto all’epoca il corso era vietato alle donne.
Ma la Gubitosi fu pure un’illustre figura della cultura napoletana della prima metà del Novecento e risulta tra i fondatori dell’Associazione Alessandro Scarlatti, prestigiosa istituzione che ha superato il secolo di vita.
Un salto ai giorni nostri ci ha portato nell’universo della romana Silvia Colasanti (1975), con “Cede pietati, dolor. Le anime di Medea”, commissionata dalla Fondazione ORT ed ispirata alla “Medea” di Seneca, pezzo dalle sonorità moderne, che emergono attraverso una scrittura ben strutturata, corposa e mai ridondante.
La talentuosa autrice, molto apprezzata anche all’estero, così descrive il suo brano “L’orchestra riproduce la drammaturgia della ragione che dilania se stessa, la lotta tra tensioni contrarie che prima di risolversi nel furor, si bloccano in una momentanea inibizione del volere: quando Medea oscilla tra la funzione di moglie e quella di madre”.
Meno conosciuta Lejla Agolli (1950), ma più volte eseguita dalla Nuova Orchestra Scarlatti, che forse è stata la prima in Italia a proporre questa compositrice albanese, della quale abbiamo ascoltato In memoriam per clarinetto e orchestra, dedicato alle vittime della guerra del Kosovo.
Chiusura con “Dona, Dona”, canzone il cui motivo affonda le radici nella tradizione yiddish e venne poi ripreso da Aaron Zeitlin e Sholom Secunda, due russi di origine ebraica trapiantati negli USA, per la commedia musicale Esterke (1940-41).
La sua celebrità si deve al fatto che, a partire dagli anni ’60, è diventata uno dei cavalli di battaglia di Joan Baez.
Riguardo ai protagonisti della serata, la Nuova Orchestra Scarlatti, diretta con intenso trasporto ed energia da Beatrice Venezi, ha fornito un’ottima prova, evidenziando una notevole versatilità, che le ha permesso di spaziare nel migliore dei modi dal Romanticismo della Farrenc alle note contemporanee della Colasanti, esaltate queste ultime da percussioni di altissimo livello.
Di grande spessore anche gli apporti del clarinettista Gaetano Russo, solista negli ultimi due brani, e del soprano Naomi Rivieccio, che passa con grande disinvoltura dalla lirica alla musica leggera, interprete di “Dona, Dona”, e del bis, consistente nella celebre “Ave Maria” dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni, emozionante conclusione di un concerto che ha chiuso in bellezza la terza edizione del Festival UniMusic.

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