Al Teatro Diana lo straordinario Petrushka del pianista Leonardo Colafelice

Leonardo Colafelice

La rassegna “Solopiano”, la cui direzione artistica è affidata a Michele Campanella, ha recentemente ospitato, nel Teatro Diana di Napoli, il concerto del giovane e affermato pianista pugliese Leonardo Colafelice.
La serata si è aperta con le Visions fugitives, op. 22 di Sergej Prokofiev (1891-1953), raccolta formata da venti pezzi molto brevi.
Scritta fra il 1915 ed il 1917, periodo durante il quale la Russia stava vivendo (come il resto del continente europeo), un enorme travaglio, che sarebbe culminato nella Rivoluzione d’Ottobre, ebbe come fonte di ispirazione del titolo alcuni versi del poeta simbolista russo Kostantin Balmont (Tout ce qui est fugitif me fait voir des mondes / Qui dans leur jeu chatoyant / Ont pour moi la valeur du transitoire), ed in effetti siamo di fronte più a suggestioni che a vere e proprie immagini.
Secondo brano in programma le Variazioni su un tema di Corelli, op. 42, composte nel 1931 da Sergej Rachmaninov (1873-1943), durante il suo esilio svizzero, e dedicate al grande violinista Fritz Kreisler.
Il motivo è tratto dal dodicesimo ed ultimo brano delle Sonate per violino e basso continuo, op. 5 del compositore italiano, ma in realtà ha origini molto più antiche, in quanto legato ad un ballo contadino, “La Folía”, nato in Portogallo nel XV secolo e da lì diffusosi prima in Spagna e poi nel resto d’Europa.
Risulta quindi abbastanza strano che Rachmaninov lo attribuisse a Corelli, visto che nel suo repertorio concertistico era presente la Rapsodia Spagnola di Liszt, anch’essa basata sulle medesime note.
Chiusura con i Trois mouvements de Petrouchka di Igor Stravinskij (1882 – 1971), trascrizione pianistica dedicata nel 1921 ad Arthur Rubinstein, di alcuni dei temi orchestrali del balletto scritto per Diaghilev, che esordì a Parigi nel 1911.
Riguardo all’interprete, Leonardo Colafelice si è confrontato ottimamente con un Prokofiev giovanile e poco frequentato, ha fornito un’esecuzione delle “Variazioni” molto raffinata, raggiungendo l’apice con una straordinaria proposizione del pezzo stravinskiano, contraddistinta da grande tecnica abbinata alla minuziosa ricerca del particolare.
Pubblico entusiasta, che è stato omaggiato da ben due bis, il primo tratto dalla Suite de “Lo Schiaccianoci” di Ciaikovskij, nella versione concepita da Michail Pletnëv per pianoforte solo, il secondo consistente nel brano “Nell’antro del re della montagna” di Grieg, dalla Suite op. 46, appartenente alle musiche di scena del “Peer Gynt”, in una riduzione curata dallo stesso autore norvegese, a coronamento di un recital di elevatissimo spessore.

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