Il 27 agosto “Aroldo” di Giuseppe Verdi ritorna al Teatro Galli di Rimini

Attesa per tanto tempo è l’ora del ritorno di Aroldo al Teatro Galli di Rimini.
L’opera, composta da Giuseppe Verdi per l’inaugurazione del nuovo teatro della città, andò in scena il 16 agosto 1857, quando si erano appena conclusi i lavori di costruzione dell’edificio progettato dall’architetto Luigi Poletti per la città di Rimini.
Tra le tante opere scritte da Verdi nell’arco della sua vita per i più importanti teatri italiani e stranieri – Milano, Venezia, Parigi, Roma, Londra San Pietroburgo –Aroldo è l’unica che abbia debuttato sul palcoscenico di un teatro dell’Emilia Romagna, e l’unica scritta espressamente per l’inaugurazione di un nuovo teatro in Italia.
A breve distanza dalla riapertura del Teatro Galli assume un forte significato simbolico la nuova produzione di Aroldo realizzata in collaborazione con i teatri della regione: Teatro Alighieri di Ravenna, Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, Teatro Municipale di Piacenza e con il Teatro Galli a fare da capofila.

Debutto il 27 agosto 2021 e replica il 29, ore 21, per il nuovo atteso allestimento del melodramma verdiano.

Per Aroldo – un ampio rifacimento dello Stiffelio ritirato per problemi di censura – Verdi aveva potuto contare sulla presenza sul podio di Angelo Mariani, il quale si dimostrò subito entusiasta: “Le prove a Piano Forte camminano bene – scrisse all’editore Ricordi – e con Verdi ci scambiamo la fatica l’un con l’altro Subito incomincerò io le prove d’orchestra per guadagnare tempo. Fin ora la musica nuova di quell’Aroldo mi piace assai. Ieri sera facemmo la prima prova in orchestra coi cantanti e cori: andò stupendamente e senza interruzione dal principio alla fine. Verdi restò pienamente soddisfatto della mia orchestra. Circa alla musica questo Aroldo è un lavoro forse dei più belli di Verdi; racchiude dei pezzi di un effetto sicurissimo. Il quarto atto che è tutto nuovo, è una cosa stupenda; trovi una tempesta in esso con Coro pastorale ed un Angelo Dei trattato a canone di una fattura felicissima”.
Dopo la rappresentazione Mariani scrive: “L’Aroldo ha fatto furore, non ci fu pezzo che non fosse applaudito, il Maestro fu chiamato un’infinità di volte sulla scena. Egli ne è contentissimo”.

A dare risalto all’esordio riminese dell’Aroldo, questa nuova produzione coinvolgerà importanti artisti originari della città – a cominciare dal direttore Manlio Benzi sul podio dell’Orchestra Luigi Cherubini e del Coro del Teatro Municipale di Piacenza, diretto da Corrado Casati, e dallo scenografo Edoardo Sanchi, che firma con Emilio Sala la regia e la drammaturgia di uno spettacolo che nella sua concezione intende riflettere anche la storia del teatro di Rimini.
Il “miracolo” nell’Aroldo è quello dell’empatia e della comprensione reciproca che, dopo l’allontanamento traumatico e una rottura apparentemente insanabile, riporta con sé un senso di speranza sull’onda del quale abbiamo voluto raccontare non solo una delle più belle opere di Verdi, ma anche un altro evento miracoloso: la ricostruzione del teatro di Rimini”.
Con queste parole Emilio Sala espone il quadro concettuale di una interpretazione che è diventata una sorta di lavoro collettivo in cui tanto il lavoro musicale quanto quello registico hanno condiviso fin dall’inizio le stesse istanze drammaturgiche.

Il Maestro Manlio Benzi aggiunge: “Mi piace rifarmi alle parole di Emilio e sottolineare il carattere di possibile riconciliazione che l’opera si porta dentro: per noi che insieme ci abbiamo lavorato è stata dall’inizio riconciliazione della musica con il dramma, inestricabilmente ripensati insieme, attendendo possa essere riconciliazione di un teatro e la sua storia con la comunità che attorno a quello si raccoglie”.

Nella squadra coinvolta nell’allestimento Isa Traversi cura i movimenti scenici, Giulia Bruschi le scene, Elisa Serpilli i costumi, Nevio Cavina le luci, Matteo Castiglioni i video e le proiezioni.
In scena giovani e già affermati cantanti: Antonio Corianò (Aroldo), Lidia Fridman (Mina), Michele Govi (Egberto), Adriano Gramigni (Briano), Cristiano Olivieri (Govino).

L’Aroldo di Verdi venne rappresentato per la prima volta il 16 agosto 1857 per inaugurare il Nuovo Teatro di Rimini che, progettato dall’architetto Luigi Poletti, aprì finalmente i battenti nel luglio dello stesso anno dopo lunghe traversie.
Per quell’occasione il teatro venne anche dotato di un grande sipario realizzato dal pittore bergamasco Francesco Coghetti sul tema di Giulio Cesare che passa il Rubicone.
La scena raffigura il momento in cui Cesare sul suo cavallo attraversa il fiumiciattolo sfidando lo stato romano.
Nel cielo fosco appare l’immagine della Patria sconvolta («patriae trepidantis imago», come ha scritto Lucano nella Farsaglia) che ammonisce l’imperterrito condottiero.
Tra l’altro non si hanno elementi sufficienti a stabilire se il Rubicone attuale, che sino alla fine degli anni Venti del Novecento si chiamava invece Fiumicino, corrisponda al corso d’acqua a cui i Romani davano quel nome.
Sappiamo solo che il Rubicone antico scorreva fra le città di Cesena e Rimini nel cui territorio sono presenti alcuni fiumiciattoli detti appunto Fiumicino, Pisciatello e Uso. Fu solo nel 1932 che il nome antico venne restaurato da Mussolini per decreto: a partire da quell’anno il Fiumicino venne ribattezzato Rubicone all’interno di una campagna ideologica fondata sull’identificazione tra il Duce e il fondatore dell’impero romano.
Tornando al 1857, Verdi e Giuseppina Strepponi, insieme al librettista e responsabile della messinscena Francesco Maria Piave, trascorsero circa un mese a Rimini. L’Aroldo venne diretto da Angelo Mariani e i ruoli principali vennero affidati ai seguenti interpreti: Aroldo ad Emilio Pancani (27 anni), Mina a Marcella Lotti della Santa (26 anni), Egberto a Gaetano Ferri, Godvino a Salvatore Poggiali e Briano a Giovanni Battista Cornago.
Il Teatro di Rimini venne, dopo l’Unità, intitolato al primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II, e continuò a svolgere il suo ruolo di massima istituzione della vita teatrale e musicale cittadina fino a quando, durante la seconda guerra mondiale, venne colpito nel corso del disastroso bombardamento aereo del 28 dicembre 1943, uno dei più devastanti che subì la già semidistrutta città balneare.
Dopo la guerra e la caduta del fascismo, il Consiglio comunale, in una delibera del 1947, da una parte decise di non ricostruire il teatro, dall’altra stabilì di ribattezzarlo col nome del musicista riminese Amintore Galli.
L’edificio è rimasto, come una ferita aperta nel cuore della città, per settantacinque anni.
Durante questo lungo lasso di tempo, ogni tentativo di promuoverne la ricostruzione è finito in un nulla di fatto attraversato da polemiche tanto feroci quanto inconcludenti. Poi il miracolo.
Nel 1995 venne srotolato per la prima volta in pubblico il sipario che era stato recuperato dalle macerie dopo il bombardamento dal custode del teatro Aldo Martinini.
Benché lacerata e degradata, la grande tela colpì l’immaginario dei riminesi innescando un processo di presa di coscienza collettiva che portò alla formazione di un movimento d’opinione alla cui determinazione si affiancò una nuova volontà politica che fece breccia presso l’amministrazione comunale.
Nel 2018 il Teatro Amintore Galli di Rimini, ricostruito a partire dal progetto polettiano, è stato restituito alla città e a tutta la comunità di coloro che si riconoscono nei valori della cultura e dell’arte.
La nuova produzione dell’Aroldo, che andrà in scena il 27 e 29 agosto 2021 nello stesso teatro che lo tenne a battesimo, ripropone l’opera di Verdi in un allestimento che, oltre alla vicenda originale, racconterà la storia del teatro di Rimini ovvero, come si scoprirà alla fine, la nostra storia.
Il punto di partenza è la “drammaturgia del perdono” che – caso raro – sta alla base del progetto musicale verdiano, una drammaturgia che, nello stesso anno (1857), era stata già sperimentata dal grande compositore nel Simon Boccanegra, anche se con un esito tragico: Fiesco e Simone si riconciliano ma quest’ultimo muore avvelenato.
Nell’Aroldo, invece, il perdono finale apre uno spazio catartico – per quanto fragilissimo – pieno di aspettative e di speranza.
(Presentazione a cura di Emilio Sala)

L’opera Aroldo sarà trasmessa in diretta streaming sulla piattaforma Opera Streaming, progetto della Regione Emilia Romagna.

Info: www.teatrogalli.it

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27 agosto 2021 e replica il 29, ore 21 – Teatro Galli di Rimini

Aroldo, opera di Giuseppe Verdi in quattro atti su libretto di Francesco Maria Piave

Personaggi ed interpreti

Aroldo (tenore), marito di Mina e genero di Egberto: Antonio Corianò
Mina (soprano), figlia di Egberto e moglie di Aroldo: Lidia Fridman
Egberto (baritono), padre di Mina e podestà della cittadina in cui si svolge la vicenda: Michele Govi
Briano (basso), àscaro di fede copta che ritorna con Aroldo dalla guerra coloniale: Adriano Gramigni
Godvino (tenore), amante di Mina durante l’assenza del marito: Cristiano Olivieri
Enrico (tenore), maestro della corale della città, che nella festa del primo atto viene scambiato da Briano e Aroldo per Godvino: un membro del coro.

Orchestra Luigi Cherubini diretta da Manlio Benzi
Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto da Corrado Casati

Drammaturgia e regia di Emilio Sala ed Edoardo Sanchi
Movimenti scenici di Isa Traversi
Scene di Giulia Bruschi
Costumi di Elisa Serpilli
Luci di Nevio Cavina
Montaggio video e proiezioni di Matteo Castiglioni

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