Il Cortile delle Statue della “Federico II” ospita una serata all’insegna dei giovani talenti di ieri e di oggi

Foto Klaus Bunker

Nel Cortile delle Statue dell’Università Federico II, la rassegna “I Concerti della Nuova Orchestra Scarlatti” ha proposto l’esordio stagionale dell’Orchestra Scarlatti Young, diretta da Giuseppe Galiano.
In apertura abbiamo ascoltato il Concerto per fagotto e orchestra in si bemolle maggiore K 191 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), scritto nel 1774 a Salisburgo, quando era al servizio del principe-arcivescovo Hieronymus von Colloredo.
Brano di grande virtuosismo, aveva come principale fonte di ispirazione la musica di Franz Joseph Haydn (conosciuta probabilmente tramite il fratello Michael, grande amico di Mozart ed all’epoca anch’egli impiegato nella corte salisburghese) e quella di Philipp Emmanuel Bach, fra i principali rappresentanti del cosiddetto “stile galante”.
La successiva “Fantasia di Ut” portava alla ribalta Pierdavide Falco, classe 2002, primo oboe della Scarlatti Young.
Non a caso la sua composizione è stata concepita in modo da dare ampi spazi a legni ed ottoni, costantemente sollecitati nel restituire sonorità molto impegnative.
Nel complesso siamo di fronte ad un lavoro di notevole interesse, che fa emergere un autore talentuoso, naturalmente ancora acerbo, ma ricco di idee, che preludono a grandi sviluppi futuri, a patto che trovi sulla sua strada le persone giuste atte a ben indirizzarlo su questa strada irta di difficoltà.
La serata si è conclusa nel segno di Franz Schubert (1797-1828) e della sua Sinfonia n. 3 in re maggiore, risalente al 1815, considerata opera giovanile, pur se tale aggettivo nei confronti del musicista austriaco, morto ad appena 31 anni, appare abbastanza opinabile.
Così come risulta piuttosto discutibile la scarsa attenzione ricevuta dalla sua produzione sinfonica legata all’arco di tempo compreso fra il 1813 ed il 1816, che andrebbe invece rivalutata ed approfondita.
Ne è un esempio lampante la gioiosa e vivace “Terza” che, avendo come imprescindibile riferimento Haydn, strizza però in più occasioni l’occhio all’Italia e, in particolare, a Rossini (come nella tarantella del movimento finale) e, nel contempo presenta già alcune delle peculiarità dello stile schubertiano.
Per quanto riguarda la Scarlatti Young, ha dato vita ad una prova maiuscola che ha evidenziato una notevole compattezza in tutte le sezioni, comprese quella dei fiati, che rappresenta spesso il punto debole anche di orchestre di lunga esperienza.
Numerose anche le eccellenze all’interno della compagine, basti pensare a Mario Brusini, splendido solista nel concerto mozartiano.
Molto bravo anche Giuseppe Galiano, che ha diretto con grande determinazione e perizia, al quale consigliamo soltanto una maggiore morbidezza nel gesto.
In conclusione la Scarlatti Young si configura come una splendida realtà del panorama napoletano, confermata dal concerto conclusivo della rassegna (che ha riscontrato un ulteriore grande successo), dove ha eseguito brani tratti dalla Divina Commedia Opera Musical di monsignor Frisina, diretti dall’autore.

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