A Convivio Armonico una giovane chitarrista di enorme talento

Dopo l’applaudito concerto inaugurale della tiorbista Francesca Benetti, il secondo appuntamento di Convivio Armonico di Area Arte, nell’ambito del ciclo “I Giovani e la Musica”, inserito nel progetto “Pizzicar Galante”, ha avuto come protagonista Eleonora Perretta.
Nella Sacrestia Papale della Basilica di San Francesco di Paola, la giovane chitarrista napoletana, allieva di Aniello Desiderio, si è confrontata con un repertorio che spaziava attraverso tre secoli.
L’apertura era rivolta alla Sonata K 178 in re maggiore di Domenico Scarlatti (1685-1757), tratta dalle 555 sonate, che comprendono un corpus monumentale di brani concepiti principalmente per strumenti a tastiera, molti dei quali trascritti anche per chitarra.
Era poi la volta di Preludio, Sarabanda e Giga, dalla Suite in mi minore BWV 996 di Johann Sebastian Bach (1685-1750), scritta molto probabilmente fra il 1707 ed il 1717 e destinata in origine al “liutocembalo”, una sorta di liuto a tastiera, abbastanza diffuso nel periodo barocco, ma oggi completamente scomparso.
La successiva Sevilla era tratta dalla Suite española op. 47 per pianoforte di Isaac Albéniz (1860-1909), datata 1868, che ha avuto una genesi abbastanza confusa, sia per quanto riguarda il numero d’opera, che non segue alcuna cronologia, sia per la formazione della raccolta, passata a otto pezzi, dagli iniziali quattro (Granada, Cataluña, Sevilla e Cuba), per opera dell’editore Hofmeister che la pubblicò postuma nel 1912.
Va inoltre ricordato che Sevilla come molti brani di Albéniz, sono stati portati al successo grazie alle trascrizioni per chitarra curate da Segovia, divenute molto più note degli originali per pianoforte.
Chiusura con il cubano Leo Brouwer, nato nel 1939, autore della Sonata per chitarra risalente al 1990 e dedicata a Julian Bream, i cui tre tempi, rispettivamente intitolati Fandangos y boleros, Sarabanda de Scriabin Toccata de Pasquini, risultavano un pretesto per dare spazio alla fantasia del compositore, contraddistinte da sonorità discretamente moderne.
Per quanto riguarda l’interprete, recente vincitrice del prestigioso Festival Internazionale “Citta di Mottola”, ha evidenziato grande versatilità, un suono nitido e privo di sbavature, una notevole tecnica, completati da una grande capacità di trasmettere emozioni agli spettatori, con i quali è entrata subito in sintonia.
Non è un caso, quindi, che il numeroso pubblico (nei limiti consentiti dalle norme di contenimento Covid) abbia a lungo applaudito la protagonista, ricevendo come bis, a coronamento di un ottimo concerto, il Preludio in do minore di Agustín Barrios (1885-1944), leggendario compositore e chitarrista paraguayano, che amava spesso calcare le scene vestito da indio e facendosi chiamare Nitsuga Mangoré.

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