“I Concerti della Nuova Orchestra Scarlatti” si aprono con un tripudio barocco

Foto Klaus Bunker

Nella splendida cornice della chiesa dei SS. Marcellino e Festo si è tenuto il primo appuntamento con la rassegna “I Concerti della Nuova Orchestra Scarlatti”, che ha proposto una serata interamente dedicata al repertorio barocco, affidata agli Archi della Nuova Orchestra Scarlatti ed ai violinisti Daniela Cammarano e Francesco De Angelis.
Apertura nel segno di Arcangelo Corelli (1653-1713), nativo di Fusignano, in provincia di Parma, che si spostò a Roma nel 1675, dove fu attivo come virtuoso del violino, mentre dal punto di vista compositivo diede forte impulso al cosiddetto “Concerto grosso”.
Il genere era così chiamato in quanto prevedeva due gruppi, che si alternavano nell’eseguire i vari movimenti, ovvero il “Concertino”, formato dai solisti più bravi (solitamente due violinisti ed un violoncellista) e l’orchestra, detta “Concerto grosso o ripieno”.
Dalla sua produzione abbiamo ascoltato il Concerto grosso in re maggiore, op. 6 n. 7 e la Sonata op. 5 n. 12 in re minore per violino e archi “La Follia”.
Il primo era tratto dalla raccolta di Dodici concerti grossi, op. 6, pubblicata da Roger ad Amsterdam nel 1714, postuma poiché il compositore vietò di darla alle stampe finché fu in vita.
La seconda chiudeva le Dodici sonate à violino e violone o cimbalo, edite a Roma nel 1700 e consisteva in alcune variazioni sul celeberrimo tema della “Folía” o “Follia”, danza di origine portoghese, citata già agli albori del Cinquecento dal poeta lusitano Gil Vicente nel suo dramma sacro “Auto da Sibila Cassandra”.
Il motivo che la caratterizza apparve invece per la prima volta nel trattato De musica libri septem (1577) del compositore iberico Francisco de Salinas e rappresenta un fenomeno unico nella storia della musica in quanto, nel corso dei secoli, ha attirato l’attenzione, di centinaia di compositori (oltre Corelli), da Falconieri a Vangelis, passando per Vivaldi, Alessandro Scarlatti e Rachmaninov, giusto per fare qualche nome.
Fra i due brani corelliani trovava posto il Concerto in re minore per due violini, violoncello, archi e basso continuo in re minore RV 565 op. 3, n. 11 di Antonio Vivaldi (1678-1741), appartenente a “L’Estro armonico”, una raccolta di dodici concerti, stampata ad Amsterdam nel 1711, che contribuì a rendere l’autore veneziano famoso in tutta Europa.
Penultimo pezzo in programma la Ciaccona in sol minore, nella versione per violino e archi, del bolognese Tomaso Antonio Vitali (1663 –1745), scritta originariamente per violino e basso continuo, che rientra in un genere legato ad una danza del XVII secolo, la chacona, nata negli ambienti spagnoli o sudamericani.
Il pezzo di Vitali è stato oggetto, nel secolo scorso, di un’ampia discussione relativa alla effettiva paternità, poiché la melodia di partenza utilizzava il sol minore, una tonalità piuttosto inusuale per quel periodo, ed inoltre l’intero brano era apparso per la prima volta nella raccolta in due volumi Die hohe Schule des Violinspiels, pubblicata nel 1867 dal violinista e compositore tedesco Ferdinand David.
In molti erano convinti che la ciaccona fosse stata scritta dallo stesso David poiché, in un primo momento, mancavano notizie sulla fonte alla quale il musicista aveva attinto.
I dubbi vennero fugati in seguito, quando nella biblioteca di Dresda fu ritrovato lo spartito originale (che David aveva un po’ “romanticizzato”), sicuramente settecentesco, ma resta comunque il dubbio relativo al vero autore, in quanto sul manoscritto si parla di un certo “sig. Vitalino”.
Chiusura affidata al Concerto in re minore per due violini ed orchestra BWV 1043 di Johann Sebastian Bach (1685-1750) risalente, come la maggior parte della musica strumentale dell’autore tedesco, al periodo di permanenza presso la corte del principe Leopoldo a Köthen, compreso fra il 1717 ed 1723.
Infatti il nobile, in quanto fervente calvinista, era contrario all’accompagnamento solenne delle funzioni religiose, per cui Bach concentrò buona parte delle sue energie su pezzi cameristici, sfruttando le potenzialità dell’orchestra di corte, formata da ottimi solisti, ai quali spesso si aggiungeva lo stesso Leopoldo, discreto musicista amatoriale.
In particolare questo, come altri concerti per violino di Bach, scaturiscono da un connubio fra lo stile italiano, identificato con Vivaldi (conosciuto e molto apprezzato anche in Germania), e quello tedesco.
Uno sguardo ora agli interpreti, iniziando da Daniela Cammarano e Francesco De Angelis, entrambi violinisti di eccezionale livello, caratterizzati da un suono avvolgente, ricco di sfumature, che restituiva nella sua pienezza sane e intriganti atmosfere barocche.
Hanno inoltre evidenziato un’ottima intesa con gli archi della Nuova Orchestra Scarlatti, sia come solisti, nei pezzi di Corelli (Cammarano) e Vitali (De Angelis), sia nei brani per due violini, dove hanno anche mostrato un grande affiatamento reciproco.
Dal canto suo la compagine orchestrale è apparsa ben amalgamata e contraddistinta da grande compattezza, e ciò va ascritto anche alla presenza di Pasquale Faucitano in qualità di primo violino che, come già avvenuto in altre occasioni, ha avuto il merito di contribuire ad innalzare il gruppo verso livelli molto elevati.
In conclusione un concerto di notevole fattura che ha inaugurato nel migliore dei modi una rassegna che ci terrà compagnia fino alla fine di luglio.

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