Il complesso Monastico delle “Trentatré” ospita una intensa serata mozartiana

Foto Nicola Andrea Palmese

L’ex refettorio del Complesso Monastico di Santa Maria in Gerusalemme ha ospitato un concerto, interamente rivolto a brani di Mozart, dell’Orchestra San Giovanni, diretta da Keith Goodman (che ritornava ad esibirsi in pubblico dopo circa un anno e mezzo di sosta causata dalla pandemia), al quale hanno partecipato in qualità di soliste Anna Bottani (pianoforte) ed Emiliana Cannavale (violino).
Primo brano in programma, l’ouverture da “Il Re Pastore”, melodramma giovanile in due atti, su testo di Metastasio, scritto nel 1775 in occasione dell’arrivo alla corte di Salisburgo (dove all’epoca Mozart ricopriva il ruolo di konzertmeister), dell’arciduca Massimiliano, ultimogenito dell’imperatrice Maria Teresa.
Agli albori del periodo viennese risaliva invece il successivo Concerto per pianoforte ed orchestra n. 13 in do maggiore K. 415, datato 22 marzo 1783, ultimo di un terzetto di brani proposti nella sua prima “accademia”, tenutasi al Burgtheater, che pose Mozart all’attenzione del pubblico locale, nella triplice veste di autore, interprete e direttore.
Lui stesso, in una lettera al padre, così li descriveva: “Questi concerti sono un giusto mezzo fra il troppo facile e il troppo difficile; sono assai brillanti, piacevoli a udirsi e naturali, senza essere banali. Qua e là vi sono spunti apprezzabili soltanto dai conoscitori, ma questi passaggi sono scritti in modo che anche i meno colti non possono fare a meno di essere soddisfatti, senza sapere il perché.
Pezzo conclusivo della serata, il Concerto per violino ed orchestra n. 5 in la maggiore K. 219, ultimo di un gruppo di cinque, tutti composti nel 1775 a Salisburgo, e rappresentativi dell’intera produzione per violino ed orchestra di sicura attribuzione mozartiana.
Il brano si è guadagnato anche l’appellativo di “Turkish” in quanto il movimento finale contiene un motivo legato a reminiscenze turche (all’epoca molto di moda), creato in un primo tempo per il balletto “Le gelosie del serraglio”, da inserire nel “Lucio Silla”, che l’autore non completò mai.
Non si sa se il destinatario fosse un solista dell’orchestra di corte o Mozart medesimo, che, oltre al pianoforte e alla viola, suonava bene anche il violino.
Di sicuro questo gruppo di concerti indica la padronanza, l’assimilazione e la successiva rielaborazione dei principali stili in auge all’epoca (in particolare l’italiano e il francese), per dare vita a lavori di colto intrattenimento, dove al virtuosismo fine a sé stesso si preferivano motivi affidati alla sensibilità dell’esecutore.
Uno sguardo, ora, alle due interpreti, partendo dalla pianista Anna Bottani, che ha fornito una prova molto convincente, evidenziando un suono di natura quasi clavicembalistica e grande personalità, confermata nel bis rivolto a “Feux d’artifice” di Debussy.
La personalità non mancava nemmeno alla violinista Emiliana Cannavale, che ha mostrato rigore esecutivo e notevoli potenzialità, espresse in particolare nei passaggi solistici.
Si tratta di due brave e giovanissime artiste, il cui approccio nei confronti dell’orchestra è apparso piuttosto diverso.
Infatti, mentre la Bottani, dotata di maggiore esperienza, riusciva quasi sempre a smussare i contrasti e talora anche ad imporre il suo punto di vista, l’esibizione della Cannavale, che si confrontava per la prima volta con un organico di ampie proporzioni, aveva spesso il sapore del combattimento.
Dal canto suo l’Orchestra San Giovanni, ben diretta dal maestro Keith Goodman, si è contraddistinta per una buona compattezza e per la presenza, al suo interno, di numerose ed eccellenti individualità.
In conclusione una serata che, grazie alla collaborazione fra l’Associazione Onlus “L’Atrio delle Trentatré” e l’Orchestra San Giovanni, ha portato della buona musica in un luogo particolare del centro storico di Napoli.

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