Il pianista Axel Trolese incide i primi due volumi di Iberia di Albéniz con la Da Vinci Classics

Dopo il cd di esordio rivolto alla musica di Debussy, il pianista Axel Trolese, classe 1997, si confronta con la produzione iberica del XX secolo.
Al centro del disco, registrato dalla Da Vinci Classics, la prima parte del ciclo integrale della suite Iberia di Isaac Albéniz (1860-1909), uno dei massimi rappresentanti della scuola nazionale spagnola, abbinato a brani di Federico Mompou (1893-1987) e Manuel de Falla (1876-1946).
Riguardo ad Iberia, della quale sono proposti i primi due volumi (dei quattro complessivi), venne scritta fra il 1905 ed il 1908, ed inizialmente il suo titolo doveva essere España.
Inoltre, Albéniz aveva pensato al connazionale Joaquín Malats come interprete, ma quest’ultimo propose in pubblico soltanto alcuni pezzi, mentre la prima a eseguire l’intera raccolta, in recital distanziati nel tempo in quanto contemporanei alla pubblicazione dei diversi volumi, fu la francese Blanche Selva.
I maggiori problemi legati ad Iberia, a parte quelli di natura squisitamente tecnica, si devono al fatto che i manoscritti dei brani differiscono dalle numerose edizioni stampate (a loro volta diverse l’una dall’altra), per cui risulta quasi impossibile, per ognuno, individuare la stesura definitiva.
In effetti Albéniz revisionò continuamente i pezzi, per adattarli ai pianisti, da lui di volta in volta identificati quali potenziali esecutori, con il risultato di perpetuare spesso, da una pubblicazione alla successiva, sia i cambiamenti che gli errori di stampa.
A ciò vanno aggiunte anche le versioni “altre”, come quelle di Rubinstein che, oltre ad inserire arbitrariamente “Navarra” durante i suoi recital dedicati ad Iberia, trasformò alcuni passaggi da quasi ineseguibili a virtuosistici, affermando, ormai morto l’autore spagnolo, che aveva apportato questi cambiamenti con il consenso della vedova e della figlia.
Dal punto di vista strettamente musicale, il lavoro segue i principi volti ad esaltare la musicalità spagnola, affidando al pianoforte la riproduzione di sonorità proprie di strumenti quali nacchere e chitarre.
In tal modo l’esecutore è obbligato a virtuosismi non indifferenti, che però raramente sono colti dagli ascoltatori e quindi non lo ripagano dalle enormi difficoltà affrontate.
É forse questo il motivo per il quale esistono poche incisioni dell’intera suite e difficilmente sono proposti al pubblico singoli brani dei vari volumi.
Fra il primo ed il secondo libro di Iberia, nel disco troviamo quattro esempi tratti da “Cançons i danses” di Federico Mompou, una serie di quindici brevi pezzi (tutti pianistici, tranne il n. 13 per chitarra ed il n. 15 per organo), composti fra il 1921 ed il 1972, che si ispirano a motivi catalani.
Nato a Barcellona, da madre di origine francese e padre catalano, Mompou rappresenta una figura piuttosto anomala nell’ampio panorama del Novecento.
In particolare è passato alla storia per la raccolta, formata da quattro volumi, intitolata “Musica callada” (“Musica silenziosa”), appellativo esteso in seguito alla sua intera produzione,dove ha saputo trasmettere la sua indole di uomo tranquillo.
Chiusura con Manuel de Falla (1876-1946), un altro degli illustri rappresentanti della già citata scuola nazionale spagnola, con la Fantasia bætica.
Brano del 1919, il cui titolo fa riferimento all’Hispania Bætica, nome dato dagli antichi romani all’Andalusia, venne dedicato ad Arthur Rubinstein, che però lo suonò in pubblico poche volte, per poi escluderlo dal suo repertorio in quanto considerato eccessivamente lungo.
E veniamo all’interprete, il giovanissimo Axel Trolese, sicuramente fra i migliori talenti della sua generazione.
Confrontatosi ottimamente con Debussy, nel suo esordio discografico, in questo secondo cd prosegue nell’affrontare un repertorio abbastanza particolare e complesso, dal quale trae le più piccole sfumature, abbinate ad un suono quanto mai brillante e raffinato, evidenziando già una notevole maturità esecutiva .
Il disco è corredato da brevi ed esaurienti note introduttive, curate dalla pianista e musicologa Chiara Bertoglio, e da due immagini della nota danzatrice di flamenco Marta Roverato (una in copertina, insieme a Trolese, l’altra stampata direttamente sul cd), grazie alle quali si entra subito nel vivo di un’incisone di altissimo livello.

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