Con “Visions” la pianista e compositrice Maria Gabriella Mariani intraprende un nuovo percorso ricco di emozioni

Dopo i notevoli riscontri ottenuti dal cd “Fairy Tales”, inciso con la Da Vinci Classics, la pianista, compositrice e scrittrice Maria Gabriella Mariani prosegue nel suo viaggio dentro le emozioni.
Il nuovo disco, recentemente pubblicato dalla medesima casa discografica, si intitola “Visions, suites per pianoforte” e riparte dall’autore con il quale si chiudeva l’album precedente, ovvero Claude Debussy (1862-1918).
Dalla sua produzione è tratta la nota suite Estampes (1903), uno dei massimi capolavori dell’impressionismo, ispirata alla moda francese dell’epoca per le stampe giapponesi.
Non a caso, il primo dei tre pezzi che la costituiscono, è intitolato Pagodes ed evoca l’esotismo orientale, mediante l’uso della scala pentatonica, mentre il secondo, La soirée dans Grenade, tramite un motivo di habanera, ricorda il colore spagnolo.
Il conclusivo Jardin sous la pluie descrive la scena di un fanciullo, che vede cadere la pioggia ed è rapito dal suo incessante ticchettio e contiene la citazione di due motivi legati ad altrettante filastrocche per bambini (Do, do, l’enfant do and Nous n’irons plus au bois).
La successiva Suite Mediterranea, divisa in tre movimenti e completata nel 2019, dopo una quasi decennale gestazione, propone Maria Gabriella Mariani nella duplice veste di interprete e compositrice.
Si tratta di un omaggio alle atmosfere dei luoghi che si affacciano su questa porzione geografica che interessa ben tre continenti, utilizzati sempre con grande rigore, evitando facili scorciatoie di tipo oleografico.
Il risultato complessivo si traduce in una musica ricca di suggestioni, mantenuta nell’alveo della tonalità ma non per questo anacronistica.
Terzo brano in programma la poco conosciuta suite Napoli di Francis Poulenc (1899-1963), suddivida in tre parti (Barcarolle, Nocturne e Caprice Italien), risalente al periodo 1922-25.
Ispirata da un viaggio nel Sud Italia che il compositore francese fece nel 1921 in compagnia del collega Darius Milhaud, venne dedicata alla memoria della pianista Juliette Meerovitch, allieva di Cortot prematuramente scomparsa ad appena 24 anni.
Pur eseguita da grandi interpreti quali Arrau e Rubinstein, la suite fu presto sconfessata dal suo autore che, forse, la considerava alla stregua di un lavoro giovanile piuttosto impersonale in quanto privo delle peculiarità che in seguito avrebbero contraddistinto la sua produzione.
Con la conclusiva Visions fugitives, op. 22 di Sergej Prokofiev (1891-1953), siamo di fronte ad una suite scritta fra il 1915 ed il 1917, ovvero in piena Grande Guerra.
Per il titolo l’autore russo si ispirò ai versi dell’amico Kostantin Balmont, poeta simbolista, dando vita ad un brano costituito da una ventina di pezzi brevissimi, alcuni dei quali sono identificati da un aggettivo (ad esempio pittoresco, ridicolosamente), che sostituisce l’indicazione del tempo musicale.
Notevole risulta, nell’intera composizione, l’influenza di Skrjabin, anche se è possibile ritrovare, allo stato embrionale, buona parte delle caratteristiche che avrebbero reso inconfondibile lo stile di Prokofiev.
Veniamo quindi alla pianista Maria Gabriella Mariani, che si è ottimamente confrontata con un repertorio prevalentemente di rara esecuzione e costellato di notevoli difficoltà, fornendo una prova ricca di intensità, grazie alla quale ha trasferito all’ascoltatore, in modo particolarmente vivido, immagini di luoghi e stati d’animo sottesi ai diversi brani.
Va ancora segnalato il libretto di accompagnamento del disco, comprendente la descrizione dei brani proposti, da parte della pianista e musicologa Chiara Bertoglio, un approfondimento relativo al concetto di suite nel XX secolo, curato dalla stessa Mariani e alcune righe nella pagina finale dove il compositore e direttore d’orchestra Flavio Emilio Scogna tesse una serie di meritate lodi nei confronti della pianista.
Ricordiamo infine l’immagine di copertina, completamento quanto mai indovinato all’intero album, che riproduce “La Santissima Trinità”, olio su tela di Winifred Margaret Knights, pittrice britannica vissuta nella prima metà del XX secolo, solo recentemente recuperata da un lungo oblio, il cui stile estremamente originale gli permise di vincere nel 1920 il prestigioso “Prix de Rome”.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni Cd e Sacd e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.