Boccherini: Stabat Mater per soprano e orchestra d’archi (versione 1781)

Lo Stabat Mater è una sequenza in latino del XIII secolo, attribuita al francescano Jacopone da Todi, che descrive l’angoscia e la sofferenza della madre di Dio ai piedi della Croce.
Un tempo parte integrante della liturgia che precedeva la settimana della Passione, è ancora oggi presente, con alcune sue strofe, nel rito della Via Crucis.
Numerosi sono stati, lungo i secoli, i compositori che si sono cimentati con questo testo, fra i quali il lucchese Luigi Boccherini (1743-1805) che, nel 1781, scrisse uno Stabat Mater per soprano e orchestra d’archi.
All’epoca il musicista era al servizio di Don Luis, fratello del re di Spagna, uomo eccentrico che abitava ad Avila, isolato dal resto della corte anche a causa del suo matrimonio morganatico.
Nel 1800 Boccherini scrisse una nuova versione, dedicandola a Luciano Bonaparte, ambasciatore di Francia a Madrid, presso il quale l’autore aveva trovato ospitalità.
Rispetto al lavoro originario, venne aumentato l’organico vocale (aggiungendo un soprano ed un tenore) e vi fu un ampliamento di alcune parti.
Inoltre, proprio perché il musicista era alla ricerca di una rinnovata visibilità, lo Stabat fu dato alle stampe l’anno successivo (come op. 61), motivo per cui questo rifacimento, pur se considerato meno ricco di suggestioni, conobbe un grandissimo successo a scapito del precedente, rimasto per decenni quasi nell’anonimato.
Solo in tempi recenti, la versione del 1781 ha iniziato una sua diffusione, grazie anche ad alcune registrazioni, buon ultima quella della Digressione Music (casa discografica pugliese distribuita da Milano Dischi).
Ad un primo ascolto, non si può fare a meno di pensare all’omonimo e più celebre Stabat di Pergolesi, che sicuramente fu tra le fonti di ispirazione di Boccherini.
Ma i due brani, oltre ad essere separati da quasi mezzo secolo, rispecchiano le diversità di formazione dei rispettivi autori e, in particolare, si nota la propensione del musicista toscano, virtuoso del violoncello, nell’affidare agli archi un compito non secondario.
Per quanto riguarda gli interpreti, il soprano Gabriella Costa offre una prova di elevato livello, confrontandosi nel migliore dei modi con una parte vocale molto complessa.
A loro volta, gli Archi dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo, diretti da Giancarlo De Lorenzo, evidenziano un notevole affiatamento e supportano ottimamente la cantante, contribuendo alla riuscita di un cd di grande interesse.

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