Bach: Passione secondo Giovanni BWV 245

Nel 1723, dopo una procedura lunga e travagliata, Johann Sebastian Bach (1685-1750) venne nominato Kantor della Thomaskirche di Lipsia al posto di Johann Kuhnau, morto circa un anno prima.
Fra i diversi incarichi previsti in tale ruolo, vi era quello di comporre brani per le funzioni liturgiche settimanali, che avevano luogo sia nella chiesa di San Tommaso, sia in quella di San Nicola.
L’attività, in occasione delle festività solenni come la Pasqua, era maggiormente impegnativa poiché, nelle principali città della Germania protestante, era molto radicata la tradizione di accompagnare il rito del Venerdì Santo con una Passione in musica di discreta durata.
Così, già nel 1724 Bach ebbe modo di proporre un lavoro di ampie proporzioni, la Johannes-Passion (catalogata in seguito come BWV 245), utilizzando i capitoli 18 e 19 del Vangelo di Giovanni, due episodi del Vangelo di Matteo non presenti in quello di Giovanni (Pietro in lacrime dopo il rinnegamento e il terremoto seguito alla morte di Cristo), e una serie di testi extra-liturgici, appartenenti prevalentemente alla Passione del poeta Barthold Heinrich Brockes, vissuto fra la fine del Seicento e la prima metà del Settecento.
Al proposito, le cronache dell’epoca si soffermarono lungamente sul braccio di ferro che contrappose Bach e le autorità di Lipsia, nei giorni precedenti la Settimana Santa.
Il primo era deciso ad organizzare l’evento nella “sua” San Tommaso, ignorando che, in virtù del principio dell’alternanza, quell’anno toccava alla chiesa di San Nicola ospitare la funzione più importante.
Un dettaglio non di poco conto, come gli fecero notare le alte sfere politiche e religiose, garanti della tradizione, che alla fine imposero il loro pensiero.
Negli anni successivi il sommo compositore rimaneggiò diverse volte il suo capolavoro e, un recentissimo doppio cd della Carus, propone la versione del 1749, che in buona parte ha come riferimento quella del 1724, con un’orchestrazione ampliata.
L’esecuzione è affidata ad un quintetto vocale, formato da Elizabeth Watts (soprano), Benno Schachtner (contralto), Patrick Grahl (tenore), Sebastian Winckhler e Peter Harvey (bassi), mentre la parte corale ed orchestrale si avvale dei Gaechinger Cantorey, ottimamente diretti da Hans-Christoph Rademann.
Tutti forniscono una prova di altissimo livello e di grande suggestione, contribuendo ad una edizione di sicuro interesse anche dal punto di vista storico-musicale.

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