Guastavino: Song Cycles

Carlos Guastavino (1912-2000) è uno dei compositori argentini più rappresentativi del XX secolo, caratterizzato da uno stile sempre volutamente lontano da quello del Novecento e, limitatamente ai suoi connazionali, agli antipodi da Ginastera, ma distante anche da un altro autore di notevole prestigio quale Piazzolla.
La sua produzione è costituita da oltre 500 brani, in gran parte per voce e pianoforte, su testi dei maggiori poeti di lingua spagnola, grazie ai quali è passato alla storia con l’appellativo di “Schubert della Pampa”.
Un soprannome che non gli ha portato molta fortuna, almeno dalle nostre parti (intendendo non solo l’Italia, ma l’Europa intera), dove è ancora totalmente sconosciuto.
Merita quindi grandissima attenzione il cd “Guastavino – Song Cycles”, pubblicato lo scorso anno dalla Brilliant Classics (distribuita in Italia dalla Ducale Music), e affidato a due prestigiosi interpreti, il soprano Letizia Calandra ed il pianista Marcos Madrigal.
Il disco è prevalentemente incentrato su due raccolte di Guastavino, Flores Argentinas, risalente al 1969, su testi del poeta, etnomusicologo e pittore León Benarós e Siete Canciones sobre poesías de Rafael Alberti, rivolta alle liriche del poeta spagnolo e datata 1946.
Nel primo caso, come recita anche il titolo, vi sono le descrizioni della variegata e multicolore flora argentina, abbinate ai ritmi popolari della nazione sudamericana, diffuse negli ambienti contadini, come ad esempio la milonga campera e la cacharera.
Con le Siete Canciones siamo invece proiettati nella poetica del primo Rafael Alberti, quello delle raccolte Marinero en tierra (1925) e El alba de alhelí (1927), i cui argomenti sono rivolti alle tematiche più disparate, atte a descrivere personaggi o situazioni, e per tale motivo anche la musica risulta maggiormente meditata ed introspettiva.
Il cd si completa con altri tre brani, la celebre e suggestiva La rosa y el sauce, su lirica di Francisco Silva y Valdés, Se equivocó la paloma, poesia che Rafael Alberti dedicò a Pablo Neruda nel 1938, fatta conoscere al pubblico italiano da Sergio Endrigo, in una versione orchestrale arrangiata da Bacalov e, in chiusura dell’album, El sampedrino di León Benarós.
Per quanto riguarda i due interpreti, appaiono perfetti per questo repertorio, in quanto la versatilità, la splendida voce e la dizione ineccepibile del soprano Letizia Calandra, si incontrano con il suono raffinato, elegante e ricco di sfumature del pianista Marcos Madrigal, evidenziando una serie di brani dove la musica rispecchia fedelmente il contenuto poetico.
Il tutto contribuisce a far emergere un autore inspiegabilmente dimenticato, poco presente anche in discografia, che meriterebbe una immediata rivalutazione e un costante interesse da parte di interpreti bravi e sensibili come Letizia Calandra e Marcos Madrigal.

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