Il piacevole e convincente “Sisifo” di Seghedoni inaugura la rassegna “Musiche da Favola” al Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena

Ancora oggi, quando si parla di un lavoro che richiede molte energie e si rivela inutile, si usa l’espressione “fatica di Sisifo”, riferendosi ad una figura tratta dalla mitologia greca, fondatore e re di Corinto, forse anche padre di Ulisse.
Sisifo, infatti, venne condannato per volere divino, a far rotolare eternamente un grande masso dalla base alla vetta di una montagna che, una volta giunto in cima, ricadeva, tornando al punto di partenza e rendendo vano ogni sforzo.
Una punizione seguita al riuscito tentativo di beffare Ade e Persefone, divinità preposte a controllare le anime abitatrici degli Inferi (il primo a tempo pieno, la seconda solo nella stagione autunno-invernale), mediante uno stratagemma che gli permise di ritornare per un discreto lasso di tempo nel mondo dei vivi, una volta morto, con la complicità della moglie Merope.
La vicenda è stata recentemente riproposta dal compositore Stefano Seghedoni grazie a “Sisifo”, melologo commissionato e prodotto dalla Fondazione Teatro Comunale “Luciano Pavarotti” di Modena, che ha aperto la rassegna in streaming “Musiche da Favola”.
La parte teatrale era affidata ad un terzetto appartenente a Čajka – Teatro d’Avanguardia Popolare, formato dal regista Riccardo Palmieri (direttore artistico del gruppo), e dalle voci recitanti di Laura Tondelli e Athena Pozzati, mentre quella strumentale si avvaleva di Federica Cipolli (pianoforte) e Silvia Torri (clarinetto e clarinetto basso).
Riguardo al testo, adattato dal già citato Palmieri attingendo alle fonti classiche, siamo stati catapultati nel nostro passato di giovanissimi studenti, quando la lettura consigliata, per introdurci ai miti della Grecia classica, era l’allora famoso “Storie della storia del mondo” di Laura Orvieto.
Il Sisifo disegnato da Palmieri, dopo essersi guadagnato con l’inganno una seconda vita, se la gode fino in fondo e morirà di vecchiaia (la prima vita gli era stata tolta repentinamente da Zeus in persona, dopo che si era intromesso in una delle numerose avventure extraconiugali del capo di tutte le divinità).
Il personaggio diventa, quindi, un simpatico filibustiere, che si distacca nettamente dall’immagine mitologica, tesa ad evidenziare un’astuzia sfociante in una mancanza di scrupoli, meritevole quindi della punizione divina.
Una visione che si discosta anche da quella di eroe romantico, che identifica il destino dell’Uomo, alla quale Camus affidò addirittura un saggio intitolato “Il mito di Sisifo”.
In realtà Sisifo agisce secondo un tornaconto personale, e del resto dell’umanità non gli interessa assolutamente niente (non possiamo paragonarlo, ad esempio, con Prometeo, da qualcuno indicato come suo padre) per cui, alla fine del melologo, si ha la netta sensazione che riuscirà a venir fuori anche da questa situazione incresciosa, eterna solo in apparenza.
Alla parte recitata fa da contraltare la musica del maestro Stefano Seghedoni, eseguita da un organico abbastanza inusuale (pianoforte e clarinetto), che supporta alla perfezione le varie fasi della vicenda, con un linguaggio moderno ma moderato, ed uno stile caratteristico che presenta vari riferimenti, come la cameristica francese del Novecento, note danze, quali il valzer che accompagna l’arrivo al palazzo di Ade e i falsi festeggiamenti della vedova per la morte del marito, o ancora il ritmo afro-americano del finale, che potremmo definire il “blues del macigno nero”.
Relativamente alle protagoniste, le voci narranti di Laura Tondelli e Athena Pozzati esaltano un testo quanto mai fluido e non privo di spunti divertenti e, con la loro vivacità, si contrappongono alla serietà, frutto di grande concentrazione, mostrata da Federica Cipolli (pianoforte) e Silvia Torri (clarinetto e clarinetto basso), ottime interpreti della parte musicale, il tutto a sostegno di un lavoro estremamente piacevole ed interessante, meritevole di entrare anche nei circuiti scolastici.

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