Il duo Gringolts-Laul prosegue in grande stile l’integrale delle Sonate di Beethoven nell’ambito della stagione in streaming dell’Associazione Alessandro Scarlatti

La stagione in streaming dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha di nuovo ospitato il duo, costituito dal violinista Ilya Gringolts e dal pianista Peter Laul, in occasione del secondo appuntamento rivolto all’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Ludwig van Beethoven.
Tre i brani in programma, partendo dalla Sonata in mi bemolle maggiore op. 12 n. 3, ultima di un trittico pubblicato nel 1798 da Artaria, con dedica a Salieri.
Punto di riferimento furono certamente i brani mozartiani (il titolo originale “Tre Sonate per il Clavicembalo o Forte-Piano con un violino” non lascia molti dubbi), ma in questo caso si puntava più al dialogo, a volte serrato, in altri casi più stemperato, fra i due strumenti.
La successiva Sonata in la maggiore op. 30 n.1, apriva invece un’altra raccolta di tre, completata nel 1802, anno per Beethoven particolarmente travagliato, in quanto coincise con l’acuirsi della sordità, causa prima della conseguente crisi depressiva, testimoniata dal contenuto del cosiddetto “testamento di Heiligenstadt”.
Pubblicata nel 1803, ebbe come illustre dedicatario lo Zar Alessandro I, al quale fu consegnata dal conte Razumovsky, ambasciatore russo a Vienna.
L’omaggio non colpì più di tanto il sovrano, al punto che Beethoven dovette aspettare il 1814, quando Alessandro si recò nella città austriaca per prendere parte allo storico Congresso, per ricevere un compenso di 100 ducati, grazie soprattutto alle numerose insistenze della zarina Elisabetta.
Chiusura rivolta alla Sonata n. 5 in fa maggiore op. 24 “La Primavera”, appellativo aggiunto dall’editore viennese Mollo quando la pubblicò nel 1801, seguendo una prassi molto in voga nel periodo romantico.
Dedicato al conte Moritz von Fries, uno dei principali mecenati viennesi del compositore, il brano presenta un’innovazione, allo stato embrionale, consistente nell’affiancare ai canonici tre movimenti, uno Scherzo, qui di brevissima durata.
Uno sguardo. ora su Ilya Gringolts (violino) e Peter Laul (pianoforte) che, dopo la solidissima “Kreutzer” eseguita nel primo appuntamento della rassegna, si sono confermati un duo di caratura internazionale, versatile e molto affiatato, capace di far emergere “l’unicità che contraddistingue ognuna delle dieci sonate di Beethoven”, come ha affermato il violinista, durante la chiacchierata con il noto giornalista e critico musicale Stefano Valanzuolo, che ha preceduto il concerto d’esordio.
Proprio quest’ultimo, al quale era affidato il compito di introdurre brevemente i tre brani, ci ha proposto prima un Beethoven quanto mai spiritoso, autore di una lettera che ricordava da vicino quelle mozartiane, poi un musicista lacerato dai problemi legati all’inarrestabile avanzamento della sordità, come si evince dal “testamento di Heiligenstadt”, che però non influenzò i brani scritti in quel travagliato periodo, a testimonianza di una netta separazione fra vita e produzione musicale.
Il terzo ed ultimo intervento, dedicato alla Sonata n. 5, spaziava dalla storia del soprannome, imposto dall’editore, alla particolarità di un pezzo che apriva nuovi orizzonti a tale genere cameristico.
In conclusione una serata molto interessante e piacevole, legata ad una rassegna che proseguirà sabato 23 e domenica 24 gennaio, con un nuovo appuntamento beethoveniano da non perdere, sempre affidato al duo Gringolts-Laul.

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