Al Teatro Diana “Solopiano” chiude in anticipo con il duo Leone-Campanella

La rassegna “Solopiano”, organizzata dal Maggio della Musica e da Diana Oris, ha ospitato il concerto del duo costituito da Monica Leone e Michele Campanella (coppia anche nella vita di tutti i giorni), che era stato programmato per la serata inaugurale ed invece, spostato al 25 ottobre, causa chiusura dei teatri per l’emergenza pandemica, è risultato l’appuntamento conclusivo.
I due interpreti hanno aperto il loro recital con la Petite Suite di Claude Debussy (1862-1918), completata nel 1889, i cui quattro movimenti hanno come riferimento le atmosfere legate agli scritti dell’amico poeta Verlaine, in particolare Fêtes galantes (che poi diede il titolo ad una successiva raccolta dell’autore transalpino formata da sei brani) e le reminiscenze del glorioso passato francese.
Secondo brano della serata, la Dolly Suite di Gabriel Fauré (1845-1924), composta fra il 1893 ed il 1896 e dedicata alla piccola Hélène (soprannominata Dolly), figlia di Emma Bardac, cantante con la quale l’autore ebbe una relazione.
I sei movimenti che la caratterizzano erano principalmente associati alla quotidianità della bimba, con titoli particolari quali ad esempio “Mi-a-ou”, modo in cui la piccola usava chiamare il fratello Raoul, mentre il conclusivo “Le pas espagnol”, avulso dal resto, era una ironica parodia del celebre España dell’amico Chabrier.
La suite conobbe nel 1904 anche un arrangiamento orchestrale ad opera di Henry Rabaud, che divenne più celebre dell’originale.
Chiusura con Six Morceaux, op. 11 che Sergej Rachmaninov (1873-1943) compose nel 1894, appena diplomatosi al Conservatorio di Mosca, avvalendosi di reminiscenze legate ai suoi studi, dove sono presenti diversi echi della tradizione popolare russa, come nel movimento finale, basato su un antico canto liturgico ortodosso, utilizzato anche da Musorgskij nel Boris Godunov.
Relativamente agli interpreti, Monica Leone e Michele Campanella hanno evidenziato un affiatamento notevolissimo, trasmettendo emozioni supplementari legate alla consapevolezza che l’indomani la musica e la cultura avrebbero ricevuto un nuovo stop, equivalente al definitivo colpo di grazia per il settore.
Il tutto è stato sottolineato anche dal maestro Campanella, che ha inoltre descritto brevemente i pezzi eseguiti e ringraziato tutti i presenti (numerosi, compatibilmente con le strette limitazioni), omaggiandoli, insieme alla moglie, con due bis, il primo tratto da Bilder aus Osten (Quadri d’Oriente), op. 66 di Schumann, il secondo consistente in una Danza Ungherese di Brahms, ottimo coronamento di una serata decisamente particolare.

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