Convivio Armonico di Area Arte apre una interessante finestra sul compositore Luigi Borghi grazie al duo Gugole-Bottiglioni

Nato probabilmente a Bologna, il violinista, violista e compositore Luigi Borghi (1745-1806) studiò con Pugnani, nome di spicco della scuola piemontese.
Si spostò poi a Londra, che all’epoca attirava musicisti da tutta Europa, e le prime notizie al proposito risalgono al 1772, quando la sua raccolta di Sei Sonate per violino e basso continuo venne data alle stampe dall’editore londinese William Napier.
Si sa, inoltre, che la sua abilità solistica conquistò subito il pubblico inglese e, soprattutto, gli ambienti che contavano nell’ambito della nobiltà britannica.
Borghi si stabilì quindi a Londra fino alla fine dei suoi giorni e, anche tramite la Nine Muse Lodge, loggia massonica che lo aveva accolto a braccia aperte, conobbe illustri “fratelli” quali Johann Christian Bach e Friedrich Abel.
La figura dell’autore bolognese è stata al centro del recente appuntamento di Convivio Armonico di Area Arte Associazione (progetto “Suoni in Basilica”, nell’ambito del ciclo “Percorsi Barocchi tra Napoli e l’Europa”), tenutosi nella chiesa di San Francesco di Paola, che prendeva spunto dalla pubblicazione del cd della Urania Records, dedicato alla prima registrazione integrale mondiale dei Sei Duetti, op. 5 per violino e viola di Borghi, risalenti al 1786, curata dal violinista Lorenzo Gugole  e dal violista Giorgio Bottiglioni (viola).
Proprio i due interpreti hanno dato vita ad una breve presentazione del disco, insieme al professor Cesare Corsi, noto musicologo e attuale direttore della Biblioteca del Conservatorio napoletano di San Pietro a Majella.
Quest’ultimo ha descritto il contesto nel quale si mosse Borghi, ricordando come durante il Settecento un gran numero di artisti si spostarono dal resto d’Europa al Regno Unito (in particolare a Londra), attratti dalla possibilità non solo di portare avanti una prestigiosa e redditizia carriera, ma di dare vita ad una figura di libero professionista che, sebbene spesso sotto l’egida finanziaria del monarca, non era comunque costretto ad assecondare a tutti i costi i capricci del nobile di turno come avveniva di solito.
In tale ambito, che ebbe Händel e Haydn come punte di diamante, si mossero molti autori validi e spesso anche virtuosi di uno o più strumenti, dei quali oggi si è persa quasi completamente la memoria.
Dal canto suo Bottiglioni ha voluto ricostruire i dati salienti della biografia del compositore bolognese, mentre Gugole ha descritto l’approccio che lo ha portato ad eseguire i brani, utilizzando la versione per violino e viola che Borghi aveva concepito partendo dall’originale per violino e violoncello.
Alla presentazione è seguito il concerto, durante il quale i due musicisti hanno eseguito tre dei Sei Duetti op. 5 di Borghi (n. 1 in do maggiore, n. 3 in re maggiore e n. 6 in mi bemolle maggiore) che, nonostante fossero concepiti per l’esecuzione salottiera di artisti dilettanti (nell’accezione del vocabolo, che oggi si è persa, relativa alla voglia di fare musica e quindi dilettarsi), risultavano brani di discreta difficoltà, molto piacevoli e di solida scrittura.
Alternati ai pezzi di Borghi, Gugole e Bottiglioni hanno proposto il Duetto n. 1 in sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) e il Duetto in si bemolle maggiore di Felice Giardini (1716-1796).
Il primo fu scritto nel 1783 da Mozart, insieme al n. 2 in si bemolle maggiore, per aiutare l’amico Michael Haydn, che aveva seri problemi di salute, a completare una raccolta di sei brani commissionata a quest’ultimo dal principe-arcivescovo di Salisburgo Hieronymus von Colloredo.
Riguardo al torinese Giardini, ebbe una lunga carriera di autore e di virtuoso del violino, portata avanti sia in Italia che all’estero.
Nel periodo trascorso a Londra, frequentò la stessa loggia di Borghi, stringendo con lui una solida amicizia, ed i contatti inglesi favorirono anche un suo soggiorno a Napoli, dove fu al servizio di Lord Hamilton.
Uno sguardo conclusivo su Lorenzo Gugole e Giorgio Bottiglioni, che hanno evidenziato grande bravura e ottimo affiatamento, aprendo un piccolo ma significativo spiraglio legato ad un autore di notevole spessore che merita ulteriori approfondimenti.

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