Al Teatro Delle Palme Richard Galliano e I Solisti Aquilani protagonisti di un concerto memorabile

Foto Giancarlo de Luca

Il nuovo appuntamento della stagione della Associazione Alessandro Scarlatti, tenutosi al Teatro Delle Palme, ha ospitato il celebre fisarmonicista Richard Galliano e l’ensemble I Solisti Aquilani confrontatisi con un repertorio che partiva dal Settecento e giungeva ai giorni nostri.
In apertura abbiamo ascoltato il Concerto in sol maggiore per archi e basso continuo RV 151 di Antonio Vivaldi (1678-1741), presumibilmente destinato alle sue allieve dell’Ospedale della Pietà di Venezia, quindi di semplice esecuzione e poco elaborato.
Per tale motivo è anche soprannominato concerto “Alla rustica”, anche se esiste una diversa scuola di pensiero che, con motivazioni altrettanto valide, attribuisce l’appellativo al ritmo legato a balli contadini, presente all’inizio della brevissima composizione.
Il successivo brano consisteva in una versione, revisionata e trascritta da Galliano per violino, fisarmonica e archi, del Concerto in do minore per due clavicembali BWV 1060 di Johann Sebastian Bach (1685-1750).
Scritto intorno al 1730, probabilmente fu concepito in origine per violino e oboe, secondo quanto affermato dal musicologo tedesco Wilfried Fischer, che lo ha ricostruito tenendo in considerazione le differenti partiture affidate ai due strumenti solisti.
Toccava poi a quattro brani di Galliano per fisarmonica ed orchestra d’archi, Opale, Petite suite française, Tango pour Claude e La Valse a Margaux, dove ritmi francesi e sudamericani si fondevano con la musica d’oggi.
Chiusura con il notissimo Oblivion, composto da Astor Piazzolla (1921-1992) nel 1984 per la colonna sonora del film “Enrico IV” di Marco Bellocchio, ma ben presto divenuto un brano di successo a sé stante.
Per quanto riguarda gli interpreti, abbiamo già avuto in altre occasioni il piacere di ascoltare il maestro Richard Galliano, che quest’anno festeggia il mezzo secolo di attività.
Ma questa volta, oltre al virtuoso che non va mai sopra le righe e che ha raggiunto una maturità esecutiva semplicemente eccezionale, è stato possibile apprezzare anche il trascrittore, grazie ad una versione rispettosissima del Concerto BWV 1060, dove ha evidenziato l’unicità della musica di Bach, in grado di adattarsi pure a strumenti che alla sua epoca non esistevano.
Di grande valore, inoltre, la serie di brani per fisarmonica ed orchestra d’archi, legati alle sonorità moderne, che riuscivano a riconciliare lo spettatore con la musica contemporanea, mostrando un autore dotato di solidità costruttiva ed una sostanza che molti dei compositori attivi a partire dalla metà del Novecento, e oggetto di venerazione da parte di una critica scarsamente obiettiva, non hanno mai avuto.
Infine, ulteriore nota di merito di Galliano, è stata quella di farsi accompagnare da una compagine prestigiosa come I Solisti Aquilani, fondata nel 1968, che mantiene intatto l’altissimo livello degli esordi, ed è attualmente formata da musicisti giovani e molto bravi, a cominciare dal primo violino Daniele Orlando, splendido solista, insieme al fisarmonicista francese, del concerto bachiano.
In conclusione un concerto di elevatissimo spessore, che ha infiammato il pubblico presente (purtroppo esiguo per motivi “sanitari”), proponendo un artista strepitoso ed un ensemble di tutto rispetto, che hanno terminato la loro esibizione con un piacevole bis, rivolto a Je cherche après Titine (Io cerco la Titina), motivo di Léo Daniderff del 1917, portato al successo da Charlie Chaplin, che lo cantava, utilizzando un testo inventato, nella scena finale del film “Tempi Moderni”.

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