Un solido interprete inaugura “Pianosolo” al Teatro Diana

Foto Max Cerrito

Dopo lo slittamento a domenica 25 ottobre dell’appuntamento inaugurale, che doveva ospitare il duo formato da Michele Campanella e Monica Leone, il primo concerto di “Pianosolo”, rassegna organizzata al Teatro Diana dal Maggio della Musica e Diana Oris, ha avuto come protagonista Paolo Restani.
Il pianista, che in gioventù è stato fra gli ultimi allievi di Vincenzo Vitale, ha presentato un programma molto vario, a ritroso nel tempo, che partiva da Sergej Rachmaninov (1873-1943).
Del musicista russo sono stati eseguiti alcuni preludi tratti dall’op. 32 (1910) ed il Preludio n. 2, op. 3, appartenente ai giovanili Morceaux de fantaisie (1892).
Era poi la volta di alcune parafrasi lisztiane su brani d’opera, fra le quali spiccava la suggestiva Feierlicher Marsch zum heiligen Gral aus Parsifal S. 450, dal primo atto dell’opera wagneriana Parsifal.
Chiusura con alcune celebri pagine di Fryderyk Chopin, i Tre Notturni, op. 9 (n. 1 in si bemolle minore, n. 2 in mi bemolle maggiore e n. 3 in si maggiore) e la Polonaise, op. 53 in la bemolle maggiore.
Nel primo caso ci troviamo nell’ambito di un genere, il Notturno per pianoforte, ideato dall’irlandese John Field, che Chopin potò a vette inarrivabili.
L’op. 9 fu concepita fra il 1830 ed il 1831 e pubblicata nel 1832 con dedica alla moglie di Camille Pleyel.
Dal canto suo, l’op. 53 (1842), dedicata all’amico Auguste Léo, è forse la composizione più famosa di Chopin, universalmente nota con l’appellativo di “Eroica”, che si deve a George Sand, compagna del musicista dal 1838 al 1847.
E veniamo ora all’interprete, Paolo Restani, che ha evidenziato un pianismo molto solido, confrontandosi con brani talora conosciutissimi, come quelli chopiniani, ai quali ha fornito un suo particolare apporto, liberando i notturni dall’esagerato romanticismo e proponendo una “Eroica” piuttosto sobria rispetto a quella che siamo soliti ascoltare (ma sembra che lo stesso Chopin fosse su questa medesima linea e amasse poco chi eseguiva questa polacca in modo esageratamente energico e roboante).
Pubblico numeroso (compatibilmente con le disposizioni anti pandemia), che ha a lungo applaudito l’artista, accomiatatosi con un bis debussiano La plus que lent, sorta di chiusura temporale del cerchio, in quanto risalente al 1910, come i Preludi op. 32 di Rachmaninov con i quali si era aperta la serata.

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