Il Festival di Musica Barocca Sicut Sagittae sconfina nei salotti della borghesia francese con le melodie di Cécile Chaminade nella magistrale interpretazione del duo Visco-Caramiello

Cécile Chaminade nacque a Parigi nel 1857 in una famiglia agiata ed amante della cultura al punto che spesso i genitori organizzavano in casa delle serate, ospitando artisti di fama.
La madre, pianista dotata di una bella voce, si rese subito conto delle attitudini della figlia e fu la sua prima insegnante, mentre il padre, direttore di una compagnia d’assicurazioni inglese, era un grande appassionato di musica.
Si oppose però fermamente a farla iscrivere al conservatorio, nonostante le pressioni da parte dell’amico Bizet, che definiva Cécile “il mio piccolo Mozart”.
Bizet riuscì però ad ottenere che la Chaminade studiasse almeno privatamente con i migliori docenti del conservatorio, per cui suoi maestri furono Félix Le Couppey (pianoforte), Martin-Pierre Marsick (violino), Augustin Savard (armonia) e Benjamin Godard (composizione).
Esordì a 18 anni in pubblico, proponendo diversi suoi brani e riscuotendo notevole successo.
La sua fama si accrebbe quando si esibì in trio nel 1877, alla Salle Pleyel, approfittando dell’assenza del padre, in viaggio di affari.
Portò avanti numerose tournée, in Francia e nel resto d’Europa, che divennero la principale fonte di sostentamento a partire dal 1887, anno in cui morì il padre.
Molto apprezzata in Inghilterra, dove si recava spesso, agli inizi del Novecento tenne 25 concerti negli Stati Uniti e in Canada, e fu invitata a pranzo dal presidente Theodore Roosevelt.
Numerose furono pure le onorificenze ricevute e nel 1913 risultò la prima compositrice alla quale veniva conferita la Legion d’Onore.
Allo scoppio della prima guerra mondiale divenne direttrice di un ospedale londinese e abbandonò la carriera concertistica, rallentando molto anche quella di compositrice.
Infine nel 1936 si spostò a Montecarlo, dove morì nel 1944, nell’oblio più totale.
Compositrice piuttosto prolifica, la Chaminade abbracciò ogni genere, ed in particolare a lei si devono circa 125 brani per voce e pianoforte, di destinazione salottiera, che sono considerati i precursori della chanson francese, portata alla ribalta mondiale da artisti del calibro di Edith Piaf, Ives Montand e Charles Trenet.
Un piccolo assaggio di questo ampio repertorio è stato al centro del recente appuntamento della V edizione di “Sicut Sagittae”, Festival di Musica Barocca affidato alla direzione artistica del maestro Antonio Florio.
Protagonisti del concerto, tenutosi al Centro di Cultura Domus Ars ed intitolato “L’amour captif”, il soprano Leslie Visco ed il pianista Francesco Caramiello, che hanno proposto una serie di pezzi, 14 per voce e pianoforte e due per pianoforte solo, scritti dalla Chaminade in un periodo compreso fra la fine dell’Ottocento e gli albori del Novecento.
Senza entrare troppo nei particolari, fra i primi ricordiamo quello scelto per battezzare la serata (“L’amour captif”), risalente al 1893, su testi della poetessa Thérèse Maquet, morta prematuramente nel 1891 e la scoppiettante “Ronde d’amour”, datata 1895, su parole del letterato svizzero Charles Fuster.
Dal canto loro i pezzi pianistici comprendevano Pierrette, air de ballet pour le piano in mi bemolle maggiore, op. 41 e Autrefois pour le piano n.3, dai Sei Pièces humoristiques, op. 87, pubblicati dall’editore parigino Enoch rispettivamente nel 1889 e nel 1897.
Per quanto riguarda gli interpreti, sia il pianista Francesco Caramiello che il soprano Leslie Visco sono entrambi artisti prestigiosi di fama internazionale e un incontro così ad alto livello nasconde sicuramente qualche rischio, a cominciare dalla possibilità che uno dei due cerchi di prevalere sull’altro.
Un’ipotesi che già dalle primissime battute è apparsa remotissima, in quanto il duo si è mosso in perfetta sintonia e con un equilibrio straordinario, dando vita ad un recital di elevatissimo spessore, dove il pianismo elegante e raffinato di Francesco Caramiello ha incontrato la superba vocalità di Leslie Visco, apparsa sempre a proprio agio nel confrontarsi con un repertorio di raro ascolto, che definire salottiero nell’accezione che solitamente si dà a questo termine, risulta estremamente riduttivo.
Purtroppo da salotto, quello sì, l’esiguo numero di spettatori, legato alle limitazioni dei posti a sedere, nell’ambito delle misure di contenimento adottate per combattere la pandemia, per cui i presenti, molto attenti e partecipi, possono essere considerati dei veri e propri privilegiati.
In conclusione un recital che, inserito in una rassegna rivolta alla musica barocca, ha costituito un piacevole ed istruttivo diversivo, focalizzando l’interesse su una compositrice come Cécile Chaminade, sicuramente meritevole di ulteriori approfondimenti.

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