Giovedì 8 ottobre il Festival del Barocco Napoletano propone le improvvisazioni del pianista Gino Giovannelli

Giovedì 8 ottobre, alle ore 20.30, nella Sala del Toro Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, nuovo appuntamento con la IV edizione del Festival del Barocco Napoletano, rassegna organizzata dal presidente dell’Associazione Festival Barocco Napoletano, dott. Massimiliano Cerrito e affidata alla direzione artistica del maestro Giovanni Borrelli.

Ospite della serata Gino Giovannelli, pianista napoletano di assoluto talento e protagonista della scena nu jazz partenopea, che torna al Mann, al Festival Barocco Napoletano con un nuovo progetto sperimentale.
Dall’incontro con la coreografa pompeiana Alessandra Sorrentino, nota per i suoi lavori di riappropriazione dei luoghi attraverso la videoarte, nasce infatti “Creta”, una performance, introdotta da Luca Iavarone, che unisce musica e teatro danza attraverso il collante dell’improvvisazione totale.
È già la terza volta che il brillante pianista partenopeo si approccia al tema della “variazione e dell’improvvisazione barocca nel linguaggio moderno”, facendosi portavoce di un ideale filo conduttore che unisce la musica di tutti i secoli. L’improvvisazione è stata infatti sempre pratica comune, fin da dalle prime forme di polifonia: era presente nell’accompagnamento delle melodie gregoriane, era fondamento di forme quali i preludi, le toccate, le fantasie ed è stata esercizio virtuoso per eccellenza in musicisti come Frescobaldi, Bach, Mozart e Scarlatti. Dimenticata per quasi un secolo all’interno della musica colta, l’improvvisazione si è sviluppata prepotentemente poi nel jazz, permettendo il costituirsi di un nuovo codice internazionale che è arrivato fino ad oggi.
Ma quanti punti di contatto ci sono tra questa pratica e la prassi esecutiva barocca? Moltissimi, e a dar man forte a questa convinzione ci sono artisti internazionali come Cecilia Bartoli che ha dichiarato recentemente: “Il barocco è come il jazz: follia e improvvisazione”.
E di una buona dose di follia e improvvisazione sono provvisti Giovannelli e la Sorrentino, che hanno pensato un progetto site specific per il Mann, concepito per essere agito e interpretato al cospetto del Toro Farnese.
“Creta”, per l’appunto, una parola polisemica, dai tanti significati compresenti: è l’argilla da modellare, simbolo delle infinite possibilità della materia plasmata e riplasmata prima che incontri il fuoco, caos creatore multiforme e imprevedibile come sarà la performance stessa; ma anche luogo minoico per eccellenza, Creta, è richiamo obbligato per questa rappresentazione che rievoca la figura del toro e della lotta sanguinosa.
E proprio come in una danza di guerra, che era detta “danza pirrica”, la Sorrentino si vestirà di πυρρός, di rosso, com’era in uso fin dalla più lontana antichità in Grecia nei riti propiziatori alle battaglie.
Un richiamo antico e non casuale al toro della Grotta di Lascaux e al “Supplizio di Dirce”, come è più comunemente noto il Toro Farnese, la più grande scultura antica ad oggi pervenutaci.
Filo d’Arianna dell’imprevedibile “performance art” sarà la libertà pianistica di Giovannelli, che si librerà tra citazioni di Scarlatti, Bach, Händel, temi estemporanei e, magari chissà, una incursione nella “Fedra” di Paisiello, la straordinaria opera del Settecento napoletano ambientata proprio a Creta.

Costo ingresso al concerto: 2 euro
Prenotazione obbligatoria a: accademiareale@gmail.com

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