La rassegna “A corde spiegate” propone un duo di caratura internazionale

Foto Alessia Della Ragione

La seconda edizione di “A corde spiegate”, Festival Internazionale di chitarra, prodotto dalla Fondazione Pietà de’ Turchini, diretta da Federica Castaldo, ha ospitato, nella chiesa napoletana di San Rocco a Chiaia, tre appuntamenti di grande valore musicale.
Il secondo, dal titolo “Europa galante” ha avuto come protagonisti Edoardo Catemario, consulente artistico della rassegna, ed il violinista Carlo Dumont.
Incentrato su un repertorio piuttosto inusuale, concepito principalmente per i salotti viennesi, a cavallo fra il XVIII ed il XIX secolo, il programma alternava autori oggi praticamente sconosciuti ad altri molto celebri.
Fra i primi vi era Simon Molitor (1766-1848), del quale abbiamo ascoltato la pregevole Sonata, op. 5.
Compositore prolifico, violinista, chitarrista e direttore d’orchestra, nato in Germania ma trapiantato in Austria, Molitor lavorò come funzionario del Commissariato di Guerra e, contemporaneamente, acquisì una notevole fama in qualità di chitarrista.
Dopo essere andato in pensione, per diversi anni organizzò nella propria casa, che conteneva una ricchissima biblioteca musicale, delle “accademie” dove ai concerti erano spesso abbinate sue conferenze, dedicate ad autori attivi fra il XVI ed il XVIII secolo, per cui Molitor è considerato uno dei padri della musicologia austriaca.
La successiva Sonata concertata di Niccolò Paganini (1782-1840), attingeva ad una parte meno nota della produzione di un musicista ancora oggi universalmente famoso per i 24 capricci op. 1.
Non molti sanno che il celebre violinista era anche un virtuoso della chitarra, per cui nei suoi lavori unì spesso i due strumenti.
Il terzo brano in programma poneva in evidenza il ceco Wenzeslaus Thomas Matiegka (1773-1830), che si spostò a Vienna intorno al 1800, portando avanti un’intensa attività di chitarrista, compositore e docente di pianoforte.
Piuttosto famoso ai suoi tempi, il suo nome cadde ben presto nell’oblio più totale, nonostante l’ottima qualità della sua musica, che andrebbe sicuramente recuperata, a partire dalla sorprendente Serenata, op. 19 proposta nel concerto.
La serata terminava con una versione per violino e chitarra della celeberrima Sonata in la minore D. 821 di Franz Schubert (1797-1828), datata 1824 e nota anche come “Arpeggione”.
Il soprannome è dovuto al fatto che il brano era destinato ad uno strumento, inventato dal liutaio viennese Johann Georg Stauffer e fortemente sponsorizzato dal virtuoso violoncellista Vincenz Schuster, frutto di un incrocio fra violoncello e chitarra.
La sua diffusione non ebbe, però, il successo sperato e, come unica testimonianza, è rimasta questa composizione, originaria per arpeggione e pianoforte, pubblicata postuma nel 1871.
Per quanto riguarda  Edoardo Catemario e Carlo Dumont, avevamo di fronte due artisti di esperienza internazionale che, confrontatisi con un programma quanto mai corposo, hanno incantato il pubblico, evidenziando non solo un notevole affiatamento ma, cosa a nostro avviso ugualmente rimarchevole, anche il piacere ed il gusto di fare musica insieme.
Non poteva quindi mancare un bis, davanti ad una platea numerosa (nell’ambito delle attuali restrizioni) ed entusiasta, consistente nel Cantabile, tratto dalla produzione paganiniana, che ha chiuso nel migliore dei modi il bellissimo concerto.

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