“Musica in Villa” termina con la prima bellissima “Gouache” del Duo minimoEnsemble

“Musica in Villa”, rassegna inserita nel “Maggio della Musica”, si è conclusa con il concerto intitolato “Dalla Napoli vicereale alla rivoluzione del ‘99”, che ha avuto come protagonista il Duo minimoEnsemble, formato da Daniela del Monaco (contralto) e Antonio Grande (chitarra).
Si è trattato del primo di una serie di appuntamenti storico-musicali, legati a Napoli, definiti anche “gouaches”, in omaggio alle omonime vedute pittoriche della città, in voga nel Settecento e nell’Ottocento.
L’apertura era affidata a “Jesce sole”, canto presumibilmente più antico della tradizione partenopea, risalente all’epoca di Federico II (che per l’occasione aveva come contraltare Antidotum tarantulae per chitarra di Antonio Grande), seguito da “Villanella che all’acqua vai” di Giovanni Leonardo “Dell’Arpa” (ca. 1530–1602).
Entrambi i pezzi hanno fornito il pretesto per un intrigante approfondimento sugli usi e costumi legati al mestiere della lavandaia, curato e letto da Daniela del Monaco.
Il concerto continuava con due brani di autore anonimo, “Fenesta vascia” e “Michelemmà”.
La prima, originaria del 1500, fu pubblicata da Girard nel 1825, nella versione trascritta da Guglielmo Cottrau, che si avvalse della lirica di Giulio Genoino.
La seconda consisteva in una tarantella del Seicento, dal testo enigmatico, in quanto non si è riusciti a stabilire se la vicenda abbia per protagonista una bella fanciulla o un’isola.
Inoltre, va ricordato che “Michelemmà” fu erroneamente attribuita, per svariati decenni, a Salvator Rosa, una tesi sostenuta anche da Salvatore Di Giacomo che, per supportarla, produsse un documento falso comprovante la paternità della canzone da parte del celebre pittore.
Il successivo sguardo era dedicato alla cosiddetta “commedeja pe’ mmuseca”, antesignana dell’opera buffa, nata e sviluppatasi a Napoli, dove riscosse un successo strepitoso in quanto proponeva personaggi e situazioni molto vicine alla realtà, sottolineate dall’uso del dialetto.
A tale genere appartenevano “So’ le sorbe e le nespole amare”, da “Lo cecato fauzo”, allestita nel 1719 al Teatro dei Fiorentini, che segnò l’esordio operistico di Leonardo Vinci (1690-1730) e “Amice, nun credite a le zitelle”, da “Le trame per amore” di Giovanni Paisiello (1740-1816) su testo di Francesco Cerlone, che ebbe la “prima” nel 1770 al Teatro Nuovo.
Era quindi la volta dello spagnolo Gaspar Sanz (1640-1710), chitarrista, organista e compositore, che studiò teologia, filosofia e musica alla prestigiosa Università di Salamanca.
Probabilmente fra il 1699 ed il 1703 venne a perfezionarsi in Italia e soggiornò per un discreto periodo anche a Napoli, studiando con Cristofaro Caresana, organista della Cappella Reale.
Ritornato in Spagna, divenne docente di chitarra di Don Giovanni d’Austria, figlio illegittimo di Filippo IV e dell’attrice Maria Calderón, al quale dedicò tre volumi (Instrucción de música sobre la guitarra española, Libro segundo, de cifras sobre la guitarra española e Libro tercero de música de cifras sobre la guitarra española), stampati a Saragozza fra il 1674 ed il 1675, ancora oggi veri e propri capisaldi della letteratura chitarristica.
Da queste raccolte, che comprendono in totale una novantina di brani, Antonio Grande ha scelto Pavanas por la D, Fuga primera, Folías, La cavalleria de Napoles.
Chiusura con “Io voglio j a vedè”, aria di Gregorio Sciroli (1722-1781), compositore molto noto alla sua epoca, che studiò al Conservatorio della Pietà dei Turchini con Lorenzo Fago e Leonardo Leo.
Autore di opere, sia buffe che serie, allestite in tutta la penisola, fu anche insegnante di canto e, fra i suoi allievi più noti, si ricorda il castrato Giuseppe Aprile che, dal nome del docente, venne soprannominato “Scirolino”.
Per quanto concerne gli interpreti, seguiamo e apprezziamo da tempo sia Daniela del Monaco che Antonio Grande, e anche stavolta hanno dato vita ad un recital di elevato spessore, durante il quale venivano evidenziate le grandi qualità dei singoli e il loro eccezionale affiatamento, frutto di un sodalizio iniziato nel lontano 1996.
Molto interessanti, oltre alla già citata panoramica sulle lavandaie di Napoli, ad opera di Daniela del Monaco, le brevi note che il maestro Grande ha fatto precedere ai vari brani, ulteriore pregevole contributo ad una serata di notevole valenza, apprezzatissima dal numeroso pubblico, distanziato secondo le vigenti normative, che ha lungamente applaudito i protagonisti.
Non poteva mancare il bis, vivamente richiesto dagli spettatori, ed il duo minimoEnsemble si è accomiatato eseguendo “Santa Lucia luntana”, struggente capolavoro scritto nel 1919 da E. A. Mario, vera e propria “gouache” musicale, splendida conclusione di un concerto molto piacevole e raffinato.

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