A “Musica in Villa” un duo molto versatile e straordinariamente affiatato

Il penultimo appuntamento con “Musica in Villa”, rassegna inserita nel “Maggio della Musica 2020”, affidata alla direzione artistica del maestro Michele Campanella e svolta in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Campania e con Villa Pignatelli, ha ospitato il duo costituito da Suyeon Kang (violino) e Paolo Bonomini (violoncello).
In programma alcuni brani che spaziavano dal Settecento al Novecento, partendo dal Duo n.1 in si bemolle maggiore di Alessandro Rolla (1757-1841), nato a Pavia nel 1757.
Fin da bambino l’autore mostrò grandi attitudini musicali, studiando dapprima il fortepiano e la viola ed in seguito la chitarra ed il violino, e perfezionandosi con Gian Andrea Fioroni, allievo di Leonardo Leo.
La sua carriera iniziò a 15 anni, quando tenne il suo primo concerto da solista.
Fece poi parte dell’Orchestra dell’ “Opera Italiana” a Vienna ed in seguito ricoprì il suolo di primo violino dell’Orchestra di corte di Parma, dove organizzò anche i “Concerti Reali”.
Nel 1802 fu nominato direttore dell’ “Orchestra del Teatro La Scala”, incarico mantenuto fino al 1833 e, nel 1808, fu chiamato anche a far parte dell’organico del nascente Conservatorio milanese, impartendo per molti anni lezioni di viola e violino e portando avanti una intensa attività di promozione culturale.
Morì nel capoluogo lombardo nel 1841, all’ età di 84 anni, lasciando una vasta produzione, comprendente almeno 600 brani, che abbraccia praticamente tutti i generi.
Il secondo brano della serata si rivolgeva alla produzione di Maurice Ravel (1875-1937) con la Sonata per violino e violoncello, brano particolarissimo caratterizzato da una lunga genesi.
Infatti, il primo movimento venne scritto su richiesta della neonata “Revue musical”, che nel 1920 dedicò un numero speciale alla memoria di Debussy, morto un paio di anni prima, contenente alcune composizioni commissionate per l’occasione ad autori quali Bartók, Dukas, de Falla, Malipiero, Ravel, Roussel, Satie e Stravinskij, eseguite l’anno dopo ad un concerto organizzato dalla Société musicale indépendante (S.M.I.).
Il brano era stato definito da Ravel “Duo per violino e violoncello”, ma il musicista francese decise di ampliarlo, aggiungendo altri tre movimenti, e lo pubblicò presso l’editore Durand nel 1922, con il titolo di “Sonata per violino e violoncello”.
Nell’aprile dello stesso anno, la Salle Pleyel di Parigi ospitò l’esordio ufficiale del lavoro, che fu affidato alla violinista Hélène Jourdan-Morhange (amica e, in seguito, anche biografa di Ravel) e al violoncellista Maurice Maréchal.
Il brano venne accolto negativamente sia dal pubblico, poco propenso ad un tipo di musicalità ricca di dissonanze, sia dalla critica che tacciò Ravel di “snobismo intellettualistico”.
Il musicista non era presente alla “prima”, e qualcuno sparse la voce che fosse adirato nei confronti dei due interpreti, rei di aver eseguito male la sua composizione.
Fu lo stesso Ravel a smentire questa diceria, in una lettera alla Jourdan-Morhange e, commentando qualche anno dopo il pezzo, affermò “Credo che questa sonata segni un punto di svolta nell’evoluzione della mia carriera. La scarnificazione è spinta qui all’estremo. Rinuncia alla fascinazione armonica; reazione per contro sempre più marcata nel segno della melodia”.
Dopo Ravel era la volta di Giovanni Battista Cirri (1724-1808), autore del Duo n.1 in re maggiore.
Organista e violoncellista nato a Forlì, Cirri iniziò la sua carriera nella cattedrale della città natale per poi proseguire a Bologna, dove studiò con Giovanni Battista Martini e fu membro dell’ “Accademia Filarmonica”.
Si spostò quindi a Parigi e, successivamente, a Londra ma, nel 1780, tornò a Forlì per dare una mano al fratello, maestro di cappella della Cattedrale, che era in cattive condizioni di salute.
Prese il suo posto nel 1787, non prima di essere stato a Napoli, a partire dal 1782, dove ricoprì il ruolo di primo violoncello al Teatro dei Fiorentini.
Chiusura con il Duo op. 7 per violino e violoncello dell’ungherese Zoltán Kodály (1882-1967), la cui fama di didatta ed etnomusicologo (fu lui ad indirizzare il connazionale Bartók, con il quale collaborò per molti anni, sulla strada della musica popolare) è di gran lunga superiore a quella di compositore, nonostante sia autore di brani di grande interesse.
In particolare il duo, risalente al 1914, abbastanza insolito nell’organico, risulta ancor più originale nella concezione, in quanto basato sull’utilizzazione di varie melodie tzigane, che rappresentano un pretesto per dare vita ad una vera e propria competizione fra i due strumenti.
E veniamo ai due magnifici interpreti, la violinista Suyeon Kang ed il violoncellista Paolo Bonomini, che hanno evidenziato grande versatilità, dovendo affrontare un repertorio compreso fra la seconda metà del Settecento e gli albori del XX secolo, e un affiatamento perfetto, frutto di una lunga consuetudine (non va dimenticato che i due, insieme alla violista Vicki Powell costituiscono il Trio Boccherini).
Il tutto completato da sonorità che, superando i comprensibili ostacoli ai quali vanno irrimediabilmente incontro le esecuzioni all’aperto, erano in grado di evidenziare la raffinatezza, le sfumature ed il virtuosismo che permeavano l’intero programma.
Prima di chiudere va segnalato un episodio estremamente disdicevole, accaduto durante la seconda parte del concerto quando, alle nostre spalle, ha avuto luogo una sorta di salottino a tre (presumibilmente marito, moglie ed un’altra signora).
Dopo le comprensibili proteste del pubblico, le due donne si sono allontanate, proseguendo la conversazione ad una distanza tale che il loro chiacchiericcio interferiva sovente con la musica, ma il peggio è venuto dopo, quando una delle due è tornata al suo posto e ha cominciato a fumare una sigaretta dietro l’altra, azione già di per sé riprovevole (seguiamo da tanti anni la musica classica e abbiamo qualche volta assistito ad episodi del genere, tristemente legati ai concerti all’aperto, ma a Villa Pignatelli non era mai successo), con l’aggravante di non tener conto che molti spettatori indossavano la mascherina e quindi erano già costretti ad una respirazione piuttosto ridotta.
Obiettivamente facciamo molta fatica non solo ad accettare questo tipo di comportamento, ma soprattutto a comprendere cosa spinga tali persone a frequentare un concerto di musica classica.
La rassegna “Maggio in Villa” si concluderà mercoledì 29 luglio con il Duo minimoEnsemble, formato dal contralto Daniela del Monaco e dal chitarrista Antonio Grande, che proporrà un concerto dal titolo “Gouache I – Dalla Napoli vicereale alla rivoluzione del ‘99”.

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