A “Musica sotto le stelle” il raffinato oriente proposto dal duo pianistico Cerchia-Cannavale

Foto Giancarlo de Luca

Il repertorio per pianoforte a quattro mani è ancora oggi scarsamente conosciuto nella sua interezza.
Sicuramente nato come genere di intrattenimento salottiero, presenta però nel suo ambito lavori di notevole impegno e difficoltà.
Una caratteristica emersa pienamente nel concerto intitolato “Riflessi dall’Oriente” che ha avuto come protagonista il duo formato da Maria Libera Cerchia e Antonello Cannavale, nell’ambito della rassegna “Musica sotto le stelle”, organizzata dall’Associazione Alessandro Scarlatti in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania e Villa Pignatelli, sede della rassegna.
Tre i brani in programma, di altrettanti autori famosi, a partire da Bilder aus Osten (Quadri d’Oriente), op. 66 di Robert Schumann (1810-1856).
Si tratta di sei “improvvisi”, datati 1848, la cui fonte di ispirazione va ritrovata nella traduzione del letterato ed orientalista tedesco Friedrich Rückert del “Maqāmāt” di Al-Harīrī (1054-1122).
Quest’ultimo, poeta arabo-iracheno, fu il precursore di un genere, definito Maqāmā, a cavallo tra poesia e prosa, incentrato su episodi reali, arricchiti di particolari fantasiosi, che è alla base della letteratura araba.
Dal Medio Oriente ad un Est più vicino a noi, con i diciotto Liebeslieder-Walzer op. 52 di Johannes Brahms (1833-1897).
Scritti nel 1869, partendo dai testi di “Polydora”, una raccolta di poesie popolari provenienti principalmente dall’Est Europeo, tradotte in tedesco da Georg Friedrich Daumer, furono concepiti in origine per quartetto vocale e pianoforte a quattro mani, mentre la versione ascoltata nel concerto, sempre di Brahms, e catalogata come op. 52a, venne pubblicata nel 1874.
Brahms, con le sue Danze ungheresi, fece da punto di riferimento per Antonín Dvořák (1841 -1904) che, nel 1878, compose le sue prime otto Danze slave, op. 46 per pianoforte a quattro mani, riscuotendo un successo tale da far emergere l’autore boemo, fino ad allora abbastanza sconosciuto.
Il noto editore Simrock, che proprio Brahms aveva messo in contatto con Dvořák, richiese una trascrizione per orchestra dei pezzi a quattro mani, pubblicata lo stesso anno, ed un’altra serie di otto (op. 72), risalente al 1886 e data anch’essa alle stampe nella duplice versione pianistica ed orchestrale.
All’op. 72 si sono rivolti i due esecutori, proponendo le Danze n. 1 in si maggiore (Odzemek) e n. 8 in la bemolle maggiore (Sousedská).
Per quanto riguarda gli interpreti, che costituiscono una coppia affiatata sia sul palcoscenico, sia nella vita di tutti i giorni, sono stati artefici di un concerto piacevole, caratterizzato da brani di notevole raffinatezza, trasformando i Giardini di Villa Pignatelli in un vero e proprio salotto all’aperto.
Grande successo e applausi scroscianti da parte del pubblico, che ha mostrato di apprezzare molto il duo, ed è stato omaggiato con un’altra Danza slava, appartenente all’op. 46, conclusione coerente con il tipo di itinerario seguito.

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