L’Istituto Italiano di Cultura Bruxelles ospita una splendida lezione-concerto della pianista Giusy Caruso

Si è svolta recentemente, nell’ambito delle attività culturali dell’Istituto Italiano di Cultura Bruxelles, con il patrocinio del CIDIM (Comitato nazionale italiano musica), una lezione-concerto affidata alla pianista concertista, artista ricercatore e musicologa di fama internazionale Giusy Caruso, dal titolo “Artbreak. Omaggio all’Italia e a Beethoven”.
L’appuntamento è stato fortemente voluto dal Direttore dell’Istituto Paolo Sabbatini, che ha anche fatto gli onori di casa, introducendo la serata, priva ovviamente di spettatori a causa delle limitazioni dovute al Covid-19, e trasmessa online sulla pagina Facebook dell’IICB.
Giusy Caruso, cosentina che da diversi anni risiede in Belgio, dove si è perfezionata all’Università di Gand, ha scelto un programma legato alla produzione italiana, con una parte finale rivolta a Ludwig van Beethoven (1770-1827), in occasione dei 250 anni dalla nascita del grande compositore tedesco.
In apertura abbiamo ascoltato la Tarantella di Alfonso Rendano (1853-1931), dimenticato conterraneo della Caruso, che fu un bambino prodigio e, a dieci anni, superò l’esame di ammissione al Conservatorio di Napoli.
Il suo talento impressionò prima Mercadante e poi Thalberg, che lo volle prendere sotto la sua protezione e lo mandò a Parigi da Rossini, che a sua volta gli procurò una borsa di studio per poter seguire le lezioni di Mathias, allievo prediletto di Chopin.
Da quel momento la fama dell’autore calabrese, in primo luogo come pianista, ma anche come compositore, crebbe a dismisura e, fra i suoi più convinti estimatori, vanno annoverati musicisti del calibro di Anton Rubinstein e Franz Liszt.
Il secondo brano della serata consisteva nello Studio per pianoforte S.140 n.3 in sol diesis minore sul tema di Paganini “La Campanella” di Franz Liszt (1811-1886).
Il brano rappresenta una trasposizione pianistica del rondo con il quale si chiude il Concerto n. 2 per violino ed orchestra di Paganini.
Al proposito va ricordato come Liszt, nel 1831, ebbe modo per la prima volta di assistere ad un recital del grande virtuoso, rimanendo profondamente colpito dalla sua bravura e dalle particolari sonorità espresse dal violinista, al punto da trasportare sul pianoforte quelle maggiormente significative (e “La Campanella” risulta sicuramente fra queste).
Il concerto si chiudeva nel segno di un Beethoven giovanile, ma già abbastanza maturo, con la Sonata in do maggiore op.2 n.3, appartenente ad un trittico dedicato a Haydn e dato alle stampe nel 1796 dalla casa editrice viennese Artaria.
E, come ha tenuto a sottolineare Giusy Caruso, risulta piuttosto probabile che, almeno nella sua produzione iniziale, il grande autore tedesco sia stato influenzato dal veneto Andrea Luchesi (o Lucchesi), successore del nonno di Beethoven nel ruolo di maestro di cappella a Bonn, che ebbe sicuramente un adolescente Ludwig nel suo organico.
Inoltre non va dimenticato anche un altro italiano, Muzio Clementi, le cui sonate furono sicuramente fonte di notevoli ispirazioni per il compositore da giovane.
E veniamo alla protagonista della serata, che aveva il duplice compito di eseguire i tre brani, alternandoli con brevi spiegazioni di natura tecnica legate alle peculiarità della tarantella, alla ricerca di timbri particolari nel periodo romantico, per ampliare la gamma delle possibilità in strumenti quali violino e pianoforte, a alla forma-sonata).
In entrambi i ruoli Giusy Caruso ha mostrato grande bravura che, se in ambito interpretativo, dato il livello raggiunto dalla pianista, possiamo quasi dare per scontata, non lo è affatto nel momento in cui è necessario trasferire delle nozioni, anche le più semplici, ad un pubblico scarsamente avvezzo a confrontarsi con questo genere di argomenti.
Ed è sicuramente qui che la Caruso evidenzia un’arma in più, in quanto capace di trasmettere in modo convincente e con notevole dimestichezza, alcuni concetti di base, facendo sfoggio di una notevole proprietà di linguaggio, che non sfocia mai nella pedanteria e che quindi gode degli apprezzamenti del pubblico, come si evinceva anche dai numerosi messaggi ricevuti tramite Facebook durante il concerto.
In conclusione, rinnoviamo i nostri ringraziamenti al Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Bruxelles Paolo Sabbatini, per aver avuto il merito di ospitare Giusy Caruso (che già un paio d’anni fa si era fatta apprezzare durante una serata memorabile, in un teatro allora naturalmente gremito da un pubblico entusiasta), a coronamento di una serie di iniziative di alto livello, che confermano come l’IICB sia un prezioso punto di riferimento culturale per i tanti italiani che gravitano nell’orbita della capitale belga.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.