Con “Voci di Donne” la Stradivarius affida alla giovanissima organista Francesca Ajossa una splendida panoramica sulle compositrici italiane attive tra il XX secolo e i giorni nostri

Se la musica classica ha già di per sé grosse difficoltà a farsi strada in Italia, tanto più problematica appare la possibilità di far conoscere le compositrici e i loro lavori.
Discorso simile può essere fatto, sempre guardando al nostro paese, sulla scarsa considerazione goduta dal repertorio organistico.
In questo caso, pur se lo strumento ha alle spalle una lunga e importante storia, che affonda le radici nell’Antica Grecia, risulta penalizzato da forti pregiudizi perché abbinato automaticamente agli ambienti ecclesiastici.
Per quanto finora affermato, si configura come una doppia scommessa il recentissimo cd della casa discografica Stradivarius (distribuita da Milano Dischi) dal titolo “Voci di Donne”, inserito nell’ambito della sezione Times Future, dove la giovanissima Francesca Ajossa esegue una serie di pezzi organistici tratti dalla produzione di compositrici italiane attive fra il XX secolo e i giorni nostri.
L’apertura è dedicata ad Introduzione e capriccio fugato di Emilia Gubitosi (1887-1972), illustre figura della cultura napoletana della prima metà del Novecento, che fu tra i fondatori dell’Associazione Alessandro Scarlatti, prestigiosa istituzione che lo scorso anno ha festeggiato il secolo di vita.
La successiva Berceuse, insieme alla Fantasia e Fuga in re minore, sono tratte dalla produzione di Tamara Mormone (1911-2010), nata ad Odessa, in una famiglia di artisti (il padre era lo scultore napoletano Giuseppe Mormone, direttore della locale Scuola di Belle Arti, e la madre la pittrice russo-polacca Natal’ja Ivanovna Marcinkovskaja).
La famiglia Mormone lasciò la Russia nel 1918, per motivi politici, stabilendosi a Napoli, dove Tamara si diplomò al Conservatorio di San Pietro a Majella e portò avanti una carriera notevole come pianista, compositrice e docente di Armonia e Cultura musicale al già citato conservatorio.
Un briciolo di Napoli è presente anche in Matilde Capuis (1913-2017), autrice di Preludio, Allegro e Fantasia.
In effetti, sebbene quasi tutta la sua esistenza si sia svolta nel Nord Italia (con studi a Venezia e Firenze, ed una notevole attività portata avanti per più di 50 anni a Torino), nacque proprio nella città partenopea, dove risiedette pochissimi anni, poiché il padre era un militare di carriera e quindi si spostava di frequente.
Dopo il trittico dedicato alle grandi figure del passato, il disco prosegue con Improvviso e Toccata, op. 33 della pugliese Teresa Procaccini (1934), decana delle compositrici italiane, diplomatasi in organo con il leggendario Fernando Germani e in composizione con Virgilio Mortari, che ha maturato uno stile caratteristico, costante nel tempo, capace di guardare alle nuove istanze senza cadere in eccessi inutili e controproducenti.
Quasi coetanea della Procaccini è la rodigina Biancamaria Furgeri (1935), affermata pianista ed organista, che vanta una serie di celebri docenti, da Wolfango Dalla Vecchia (organo) a Giorgio Federico Ghedini e Bruno Bettinelli (composizione).
I suoi Tre Quadri musicali per Claudia, dedicati alla celebre organista Claudia Termini, sono contraddistinti da una discreta modernità e riassumono alcune delle peculiarità della musica organistica di oggi.
Le suddette caratteristiche emergono in tutta la loro interezza negli ultimi tre brani del disco, Surfaces, Pascha rosarum e In Memoriam.
Il primo è della torinese Silvana di Lotti (1942), che si è perfezionata con Berio e Boulez, mentre gli altri due sono della lombarda Sonia Bo (1960), che ha studiato con Azio Corghi e si è perfezionata con Franco Donatoni a Roma.
E veniamo all’interprete, la cagliaritana Francesca Ajossa, classe 1999, diplomata al conservatorio di Cagliari con il maestro Angelo Castaldo, che ora si sta perfezionando a Rotterdam con il maestro Ben van Hoosten e ha già ottenuto numerosi riconoscimenti.
Abbiamo avuto il piacere di ascoltarla a Napoli diverse volte negli scorsi anni, in quanto il maestro Castaldo, partenopeo, ha fortemente voluto che la sua alunna potesse essere conosciuta ed apprezzata anche in una città dalle antiche tradizioni organistiche.
Come nei suoi concerti dal vivo, Francesca Ajossa evidenzia nel cd, nonostante un’età ancora molto giovane, grande sicurezza e forte padronanza del repertorio eseguito, abbinate ad una spiccata versatilità e alla costante voglia di espandere le conoscenze.
Non è quindi un caso che la musicista abbia curato pure il libretto di accompagnamento, che riporta i dettagli delle diverse composizioni, preceduti da una intera pagina di ringraziamenti.
In essa sono nominati, fra gli altri, il maestro Angelo Castaldo (che sta creando a Cagliari una scuola organistica di altissimo livello, della quale la Ajossa rappresenta la punta di diamante), monsignor Vincenzo De Gregorio, che ha messo a disposizione la sua esperienza di organista, i testi custoditi nel Pontificio Istituto di Musica Sacra di Roma da lui diretto e la Sala Accademica del medesimo istituto, sede della registrazione, avvenuta utilizzando l’organo Mascioni opus 568, ed infine la Grada Van Beek-Donner Foundation che ha supportato, tramite una borsa assegnata per meriti artistici, parte degli studi della Ajossa a Rotterdam, sponsorizzando anche l’incisione.
In conclusione un cd che rappresenta l’ennesima perla nell’ambito della collana Times Future della Stradivarius e apre una piccola finestra su orizzonti praticamente inesplorati e meritevoli di ulteriori approfondimenti.

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