L’Utah Symphony, diretta da Thierry Fischer, si confronta ottimamente con la produzione di Hector Berlioz

Dopo i tre cd rivolti all’integrale della sinfonie di Saint-Saëns, l’Utah Symphony, diretta da Thierry Fischer, prosegue la sua collaborazione con l’etichetta londinese Hyperion.
Questa volta l’attenzione dell’orchestra statunitense si è focalizzata su Hector Berlioz (1803-1869), proponendo la celeberrima “Sinfonia fantastica” e alcuni brani meno noti del grande compositore francese.
La Sinfonia fantastica (Episodio della vita di un’artista…in cinque tempi), venne concepita nel 1830 ed aveva come fonte di ispirazione l’attrice anglo-irlandese Harriet Smithson, ammirata nel 1827 a Parigi nei panni di Desdemona, durante una tournée della sua compagnia teatrale.
Una passione ossessiva, inizialmente non corrisposta, sfociata poi nel 1833 in un matrimonio, che durò solo sette anni, dopo i quali i due si separarono.
Dal punto di vista musicale, il brano si caratterizzava per alcune novità, quali la divisione in cinque tempi anziché nei canonici quattro, la presenza di un motivo conduttore che rappresenta la donna amata, e un dettagliato programma legato ad ogni movimento, curato dall’autore, che in seguito sarebbe stato alla base del poema sinfonico.
Gli altri tre brani contenuti nel disco sono, nell’ordine, Rêverie et caprice, La mort d’Ophélie e Sara la baigneuse.
Il primo era nato nel 1838 come aria di Teresa per l’opera Benvenuto Cellini, ma nel 1841 venne scartata come pezzo lirico e trasformata in un brano per violino e orchestra, con dedica ad Alexandre-Joseph Artôt, grande virtuoso belga dello strumento, che sarebbe morto a soli trent’anni nel 1845.
Relativamente a La mort d’Ophélie, aveva come riferimento l’omonima ballata del drammaturgo transalpino Ernest Legouvé, basata sulla scena del quarto atto dell’Amleto, dove Gertrude, la madre del protagonista, descriveva la morte per annegamento di Ofelia.
Inserito in un trittico pubblicato nel 1852, intitolato Tristia, ispirato ad alcune scene tragiche del dramma shakespeariana, rappresentava anche una sorta di nostalgia nei confronti del fallimento del suo matrimonio con Harriet Smithson che, come detto in precedenza, era stata un’intensa interprete del repertorio del letterato inglese.
Il lavoro, concepito nel 1842 per voce e pianoforte venne poi cambiato nel 1848 in un pezzo per coro femminile ed orchestra.
Per quanto riguarda Sara la baigneuse, brano conclusivo del cd, il suo testo è tratto dall’omonima poesia contenuta nella raccolta di Victor Hugo “Les Orientales”, pubblicata nel 1829.
Composta nel 1834, quando Berlioz e la moglie abitavano a Montmartre, per un quartetto di voci maschili e orchestra, venne in seguito sviluppata, rinforzando l’organico con tre differenti combinazioni vocali (soprano-tenore-basso, soprano-contralto, tenore-basso) e diminuendo quello strumentale, affidato alla delicatezza di un’orchestra d’archi, con l’aggiunta di timpani, ottavino e flauti.
Uno sguardo, ora agli esecutori, cominciando dall’Utah Symphony, diretta da Thierry Fischer, che evidenzia una notevole compattezza in tutte le sue sezioni, offrendo nel complesso un’ottima interpretazione.
Molto bravi anche il violinista Philippe Quint, solista in Rêverie et caprice, ed infine molto affiatate appaiono l’Utah Symphony Chorus e l’University of Utah Chamber Choir, che forniscono il loro notevole apporto ai due brani vocali.
In conclusione un cd di grande interesse, che al Berlioz famoso della “Fantastica” affianca tre piccole gemme sconosciute della sua produzione.

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