Il raffinato esordio partenopeo dell’ensemble The Renaissance Consort of Naples evidenzia alcune perle della musica rinascimentale

Dopo l’esordio dello scorso anno a Casale di Teverolaccio (Ce), The Renaissance Consort of Naples, gruppo formato da alcune eccellenze appartenenti ai principali cori napoletani, si è presentato al pubblico partenopeo.
Nella Chiesa Anglicana la compagine, diretta da Daniel Collins, ha proposto una interessante panoramica legata a musiche sacre e profane di autori rinascimentali italiani, spagnoli e inglesi.
Fra i primi vi era innanzitutto Giovanni Pierluigi da Palestrina, gigante della musica polifonica, con i mottetti sacri Surge, amica mea e Pulchrae sunt, genae tuae, entrambi del 1584.
Era poi la volta di Carlo Gesualdo da Venosa, passato alla storia principalmente per le vicende legate alla sua vita privata (l’uccisione della prima moglie Maria d’Avalos e del suo amante Fabrizio Carafa con la complicità di persone fidate), più che per uno stile in fortissimo anticipo rispetto ai tempi, come si poteva apprezzare nel mottetto Peccantem me quotidie.
Toccava quindi ad un primo esempio di brano profano, Vidi Fillide mia di Giovanni de Macque, franco-fiammingo di origine, che però trascorse gran parte della sua vita in Italia (fu anche per molti anni a Napoli, dove ricoprì, fra l’altro, il ruolo di maestro della Cappella Reale).
Il madrigale Sfogava con le stelle di Claudio Monteverdi, altro grandissimo protagonista della musica rinascimentale, completava la parte italiana.
Tra Gesualdo e Monteverdi trovavano posto due colonne portanti della musica iberica dell’epoca, Tomás Luis de Victoria, attivo per molti anni a Roma, del quale abbiamo ascoltato i mottetti Lauda Sion e O quam gloriosum, e Alonso Lobo, molto meno noto del connazionale, pur se autore di una produzione sacra di elevato livello, quale si evinceva dal mottetto Versa est in luctum, scritto per la morte di Filippo II di Spagna nel 1598.
A Thomas Morley e William Bird, il compito di rappresentare degnamente la musica britannica, il primo con un brano profano (Now is the month of Maying), il secondo con un pezzo sacro (Laudibus in Sanctis).
Infine l’irlandese Charles Wood (1866-1926), docente di Ralph Vaughan Williams, e l’inglese Robert Pearsall (1795-1856), che nelle loro composizioni si ispirarono al glorioso passato rinascimentale, aprivano e chiudevano l’intero programma rispettivamente con Hail Gladdening Light e Lay a Garland.
Uno sguardo ora al The Renaissance Consort of Naples, diretto da Daniel Collins, e costituito da Roberta Andalò, Monica Bosco, Fiorella Orazzo e Sabrina Santoro (soprani), dai contralti Assunta De Micco, Tiziana Fabbricatti, Vittoria Irti, Sabrina Vitolo (contralti), Antonio Berardo, Marcello Della Gatta, Antonio Mastantuono, Felice Mondo e Biagio Terracciano (tenori) e Roberto Gaudino, Mario Jovele, Giovanni Longobardi, Davide Paone, Sergio Petrarca (bassi).
La compagine, come abbiamo accennato in precedenza, si avvale di cantanti di provata esperienza e grande affidabilità, che hanno trovato subito un perfetto affiatamento, ben indirizzati dal direttore, componente del prestigioso ensemble britannico The Sixteen, per cui il risultato complessivo è stato di elevatissimo livello.
Se un piccolo appunto si può fare, è quello di aver proposto un programma, di indubbia raffinatezza, dove però mancava qualche brano di maggiore disimpegno, che avrebbe permesso di far prendere fiato sia agli interpreti che al pubblico, allentando ogni tanto la notevole concentrazione necessaria per seguire il concerto dall’inizio alla fine.
Spettatori numerosi, considerando che questo repertorio, per quanto raro da ascoltare a Napoli, non rientra molto nei canoni locali e, come ultime informazioni, segnaliamo che il concerto, dedicato alla memoria di Cynthia Price, era patrocinato dall’Esercito della Salvezza (presente a Napoli da più di un secolo) e da due associazioni animaliste, lo Sheldrick Wildlife Trust e il PETA (People for the Ethical Treatment of Animals).

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