Al Teatro Diana una ventata di gioventù con la pianista Ginevra Costantini Negri e i “Péchés de vieillesse” di Gioachino Rossini

Gioachino Rossini (1792-1868) scrisse la sua ultima opera nel 1830 e, da quel momento, la sua produzione ufficiale fu molto limitata e circoscritta a brani sacri o celebrativi.
Ma, una volta spostatosi nel 1848 a Parigi, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita, amava comunque intrattenere gli amici, che si riunivano nella sua villa di Passy, con pezzi caratterizzati da grande brio e humour.
In totale, fra il 1857 ed il 1868, compose per questa ristretta cerchia circa 150 brani, scritti prevalentemente per pianoforte, solo o talora accompagnato da una o più voci, suddivisi in 14 volumi, che vanno sotto il nome di Péchés de vieillesse.
A questa produzione, insolita e scarsamente nota, si è rivolta la diciannovenne pianista Ginevra Costantini Negri, ospite al Teatro Diana della rassegna “Diciassette & Trenta Classica”.
La giovanissima interprete ha aperto il suo recital con Les Anchois (Thème et Variations), tratto dal volume IV (“Quatre hors d’oeuvres et quatre mendiants” per pianoforte), dove Rossini, amante della buona tavola, celebrava antipasti e dolci.
Ma il compositore talvolta volgeva la mente anche alla sua ultima ora e, in Marche et Reminiscences pour mon Dernier Voyage (volume IX), immaginava il suo arrivo davanti alla porta del Paradiso, dove pensava che gli sarebbe stato sufficiente ricordare i motivi delle opere di maggior successo per ottenere il lasciapassare per l’eternità.
In realtà, alla fine sarebbe entrato, ma solo grazie ad un brano improvvisato al momento, che descriveva in poche battute il suo carattere.
All’ Album de chaumière (volume VII) appartenevano il malinconico Une pensée à Florence e il Prélude inoffensif, titolo che ricorda, con svariati decenni di anticipo, le bizzarre intestazioni di Satie.
Fra questi due brani trovava posto La Lagune de Venise à l’expiration de l’année 1861!!! (dal Volume V, Album pour les enfants adolescents), che si riferiva alla proclamazione del Regno d’Italia, dal quale all’epoca Venezia era esclusa in quanto sotto la dominazione austro-ungarica.
Quest’ultima era rappresentata da una coppia di accordi, che identificava l’ombra minacciosa del defunto maresciallo Radetzky, abbassato poi di una “terza”, in segno di rispetto della laguna al passare del re Vittorio Emanuele II.
Gran finale con Un petit train de plaisir, dal volume VI (Album pour les enfants dégourdis), dove Rossini esternava tutta la sua avversione per il treno, descrivendo un viaggio che si concludeva con il deragliamento delle carrozze e la morte di alcuni ricchi passeggeri (e il falso strazio dei parenti che ereditavano i loro beni).
Nel complesso un programma particolare, affidato ad una protagonista altrettanto particolare, che non si è limitata ad eseguire ottimamente i vari pezzi come erano stati originariamente concepiti, ovvero spesso corredati da brevi frasi didascaliche di accompagnamento, ma ha fatto precedere ad ogni brano esaurienti spiegazioni, caratterizzate da grande verve e simpatia, denotando una presenza scenica ed una comunicatività che è raro riscontrare in ambito musicale, anche fra interpreti di elevata bravura.
Inoltre, la grande differenza di età fra lei e il numeroso pubblico, ha fatto sì che venisse immediatamente adottata e circondata da sincero affetto, quasi come una nipotina acquisita.
Alla fine Ginevra Costantini Negri, visibilmente emozionata, ha ringraziato i presenti, ricordato il padre recentemente scomparso, dedicatario del concerto, ed eseguito come bis “Quando m’en vo’ ”(valzer di Musetta, da “La Bohème” di Puccini), conclusione lieve e raffinata di un recital che verrà sicuramente ricordato a lungo.

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