La Stagione ANCEM si apre nel segno di Vivaldi e dei suoi “Concerti grossi”

Foto Max Cerrito

Durante il periodo barocco si sviluppò il “Concerto grosso”, così definito in quanto l’organico strumentale risultava più numeroso dell’usuale e veniva suddiviso in due gruppi, che si alternavano nell’eseguire i vari movimenti.
Da una parte avevamo il concertino, formato dai solisti più bravi (di solito due violinisti ed un violoncellista), dall’altra l’intera orchestra, detta concerto grosso o ripieno.
A sviluppare e diffondere tale forma, creata da Alessandro Stradella (1643-1682), fu Arcangelo Corelli (1653-1713), ma anche Antonio Vivaldi (1678-1741) fornì il suo prestigioso apporto con brani che sono considerati anche precursori del concerto per strumento solista.
Alcuni esempi del contributo vivaldiano sono stati al centro del primo concerto della Stagione ANCEM (Associazione Napoli Capitale Europea della Musica), tenutosi al Teatro Diana ed affidato all’orchestra da camera Accademia di Santa Sofia, nell’ambito della rassegna “Diciassette & Trenta Classica”.
L’appuntamento inaugurale si è aperto con il saluto di Dino Falconio, presidente onorario dell’ANCEM, che ha tenuto a sottolineare come l’Accademia di Santa Sofia, ensemble legato da diverso tempo all’istituzione musicale, quest’anno uscirà dai confini regionali esibendosi, oltre che a Napoli e Benevento (città dove la compagine si è formata), anche a Roma.
Abbiamo quindi ascoltato una breve ed esauriente panoramica relativa al programma, curata dal maestro Filippo Zigante, presidente e direttore artistico dell’ANCEM, che ha preceduto il primo pezzo vivaldiano consistente nel Concerto in sol maggiore per due violini, due violoncelli, archi e cembalo RV 575, scritto fra il 1720 ed il 1724, presumibilmente per le allieve del Pio Ospedale della Pietà di Venezia, conservatorio dove Vivaldi insegnò, con diverse interruzioni, dal 1704 al 1740.
Il successivo Concerto in sol minore, per due violoncelli, archi e cembalo RV 531 rappresentava uno dei primi tentativi di utilizzare il violoncello come strumento solista, mentre il resto del programma comprendeva il Concerto in re maggiore per 4 violini, violoncello, archi e cembalo RV 549, il Concerto in la minore per due violini, archi e cembalo RV 522 ed il Concerto in si minore per 4 violini, violoncello, archi e cembalo RV 580, corrispondenti ai numeri 1, 8 e 10 dell’Estro Armonico, op. 3, raccolta di dodici brani, pubblicata dall’editore Estienne Roger ad Amsterdam nel 1711.
Per quanto riguarda gli interpreti, l’Accademia di Santa Sofia si è dimostrata una compagine molto affiatata e ricca di notevoli individualità, come è emerso nei vari brani dove, di volta in volta, al fianco di Marco Serino (violino e Konzertmeister), si sono esibiti come solisti Valentina Del Re, Alessandra Rigliari, Alina Taslavan, Alessia Avagliano, Francesco Norelli ed Emanuele Procaccini al violino, e Gianluca Giganti e Alfredo Pirone al violoncello.
Ricordiamo, inoltre, gli altri componenti, Francesco Solombrino ed Antonio Mastroianni (viole), Vincenzo Lo Conte (violone) e Debora Capitanio (cembalo), che hanno anch’essi contribuito alla ottima riuscita del concerto.
Pubblico numerosissimo, quanto mai attento, partecipe e, soprattutto, silenzioso, per cui assolutamente meritevole di un bis, che l’orchestra, dopo i lunghi e scroscianti applausi ricevuti, ha eseguito attingendo all’elettrizzante movimento conclusivo del brevissimo Concerto in sol maggiore per archi e basso continuo RV 151 “Alla rustica”, degna chiusura di un bellissimo pomeriggio musicale all’insegna di Vivaldi.

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