Ai “Concerti di Autunno” il maestro Mauro Castaldo inaugura l’Harmonium Æolian Orchestrelle, recentemente restaurato, nell’ambito di una eccezionale serata storico-musicale

Fondata a New York City nel 1887 da William B. Tremaine, l’Æolian Organ & Music Co. nacque come azienda costruttrice di organi automatici e, dal 1895, estese la sua offerta anche ai pianoforti automatici.
A partire dal 1891, la ditta iniziò a costruire organi che potevano sia utilizzare rulli perforati, sia essere suonati manualmente come un normale harmonium.
Nel 1898 avvenne un ulteriore perfezionamento, grazie al cosiddetto “Wright system”, brevettato nel 1893 dalla Vocalion Organ Company, che utilizzava un meccanismo di tipo pneumatico, grazie al quale si poteva ottenere un sensibile aumento del numero di note e un suono decisamente migliore.
Questi nuovi strumenti, immessi sul mercato con il nome di “Orchestrelle”, per la loro complessità costruttiva avevano dimensioni maggiori di quelli precedenti.
Essi furono contraddistinti da differenti modelli, a 58 note, denominati “V”, “W” e “Y” fino ad arrivare, nel 1907, al modello definito “Solo”, che poteva utilizzare rulli con ben 106 note.
Tale premessa era indispensabile per introdurre un vero e proprio evento che ha caratterizzato il recente appuntamento dei “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Chiesa Evangelica Luterana e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti, relativo all’inaugurazione dell’Æolian Orchestrelle, modello Y, risalente al 1908, donato nel 1937 alla Comunità Luterana dalla signora Ernst e da poco restaurato a cura della ditta Pannaccione di Cassino.

A far rivivere le suggestive sonorità dello strumento è stato Mauro Castaldo (a sinistra nella foto di Fulvio Calzolaio), organista di fama internazionale e docente del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento.
Il maestro ha concepito un programma ad hoc, che prevedeva l’esecuzione di brani scritti originariamente per harmonium, facendo precedere al concerto una breve ma esauriente panoramica sugli autori e sui pezzi proposti.
La serata si è aperta con l’Offertoire in do minore di César Franck (1822-1890), autore nato a Liegi ma trapiantato in Francia dove, oltre a svolgere la sua attività di compositore, fu organista della chiesa parigina di Sainte-Clotilde, dove prestò servizio dal 1859 alla fine dei suoi giorni, e insegnante molto apprezzato, pur raggiungendo la fama solo in tarda età.
I successivi Prière e Benedicamus Domino erano tratti dalla raccolta École d’Orgue, basée sur le plain-chant romain di un connazionale di Franck, Jacques-Nicolas Lemmens (1823-1881), proveniente dalla zona di Anversa e allievo, al conservatorio di Bruxelles, di François-Joseph Fétis, che vedeva in lui una figura capace di rinnovare la tradizione organistica belga.
Forse non riuscì appieno in questo compito, ma in compenso è passato alla storia come docente prestigioso di autori del calibro di Guilmant e Widor.
Era quindi la volta di Offertoire in mi bemolle maggiore e Recueillement in re bemolle maggiore di Louis Raffy (1844-1910), la cui fama si deve in particolare ai suoi libri legati alla pratica organistica, come i due volumi intitolati École d’Orgue, Méthode complète pour harmonium, pubblicati nel 1908.
Abbiamo quindi ascoltato Sortie in re maggiore di Samuel-Alexandre Rousseau (1853-1904), molto noto ai suoi tempi e oggi praticamente sconosciuto.
Figlio di un costruttore di harmonium e fra i primi allievi di Franck al Conservatorio di Parigi, vinse nel 1878 il prestigioso “Prix de Rome” e ricoprì poi anche i ruoli di maestro di cappella della chiesa di Sainte-Clotilde e direttore del coro della Società dei Concerti del Conservatorio.
Piuttosto famosa in vita ma poi caduta completamente nel dimenticatoio anche Hedwige Chrétien (1859-1944), docente del Conservatorio di Parigi e autrice prolifica, caratterizzata da uno stile molto originale, come è stato possibile apprezzare nei due brani proposti, Prélude e Recueillement.
Penultimo pezzo in programma Communion in re di Léon Boëllmann (1862-1897), allievo di Gigout e grande promessa della scuola francese, noto in particolare per la Suite gothique, stroncato dalla tisi ad appena 35 anni.
Chiusura con Epithalame in do maggiore op. 58 b, 2, appartenente al volume 11 de “L’Organiste pratique”, di Alexandre Guilmant (1837-1911), organista della chiesa parigina della Santa Trinità per quasi trent’anni e famoso per aver pubblicato le raccolte Archives des Maîtres de l’Orgue e l’École classique de l’Orgue.
Uno sguardo ora sull’interprete, il maestro Mauro Castaldo, che ha dato vita ad un recital di elevatissimo spessore, evidenziando la sua consueta bravura, con l’ulteriore merito di aver sottoposto all’attenzione del pubblico una serie di autori che meriterebbero di essere tratti dall’oblio (una per tutti Hedwige Chrétien).
Concludendo ci auguriamo che l’Æolian possa, in tempi brevi, far sentire nuovamente la sua voce, magari anche tramite l’utilizzazione dei numerosi rulli ancora in possesso della comunità luterana (che sembrano in buone condizioni), in modo da offrire al pubblico degli appassionati un’altra serata di grande valenza storico-musicale.

Questa voce è stata pubblicata in Recensioni concerti e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.