Il “Maggio della Musica” chiude con le splendide “Réflexions napolitaines” del minimoEnsemble

Foto Max Cerrito

L’ultimo appuntamento del “Maggio della Musica”, rassegna affidata alla direzione artistica del maestro Michele Campanella, ha ospitato, nella veranda neoclassica di Villa Pignatelli, il minimoEnsemble, formato dal contralto Daniela del Monaco e dal chitarrista Antonio Grande.
Il concerto, intitolato Réflexions napolitaines, aveva anche lo scopo di promuovere il cd recentemente inciso dal duo, intitolato “Lo guarracino e altre storie…”, dove sono presenti alcuni dei brani proposti durante la serata.
Il recital si apriva con un trittico rivolto al Settecento napoletano, partendo da “Le figliole che so’ de vint’anne”, aria di Giampaolo Lasagna, uno dei protagonisti del melodramma giocoso “Le astuzie femminili”, musicato da Domenico Cimarosa su libretto di Giuseppe Palomba, che ebbe la “prima” al Teatro dei Fiorentini nel 1794.
La successiva aria di Bettina “Voglio ognor che mon marì”, apparteneva invece alla commedia per musica “Il duello comico” di Giovanni Paisiello, il cui testo si deve a Giovanni Battista Lorenzi, che esordì nel 1774 al Teatro Nuovo.
Terzo ed ultimo brano operistico, “Chi disse ca la femmena”, canzone di Vannella da “Lo frate ‘nnammorato” di Giovanni Battista Pergolesi, altra commedia per musica, datata 1732, che si avvaleva dei testi di Gennarantonio Federico.
Toccava quindi a “Lo guarracino”, tarantella di anonimo del Settecento, caratterizzata da un testo scritto in un linguaggio vernacolare oggi difficile da comprendere.
Al centro della vicenda la storia d’amore fra una castagnola nera (il guarracino del titolo) e una sardina, violentemente ostacolata dal tonnetto, suo precedente “fidanzato”, che generava una gigantesca zuffa, alla quale prendevano parte circa ottanta specie, fra pesci, molluschi e crostacei.
Tramandato in numerose versioni (quella eseguita dal duo, sicuramente la più nota, fu pubblicata da Guglielmo Cottrau nell’Ottocento), la canzone è stata anche oggetto di accurati studi scientifici, volti ad identificare tutte le specie ittiche citate, con lo scopo di ottenere una sorta di censimento degli organismi marini presenti nel Golfo di Napoli all’epoca della sua stesura.
Il programma proseguiva con alcuni capolavori della canzone classica napoletana degli albori del Novecento, iniziando con Suspiranno (di Murolo-Nardella, 1909), riportata in auge da Peppino di Capri, che la adattò ai ritmi degli anni ’70.
Era poi la volta di Santa Lucia luntana (1919) e Dduje Paravise (1928), di E. A. Mario, pseudonimo dietro il quale si celava Giovanni Ermete Gaeta.
Fra queste ultime due trovava posto la celeberrima ‘O surdato ‘nnammurato (1915), frutto della collaborazione fra Aniello Califano e Enrico Cannio, mentre Uocchie c’arraggiunate (1904) rappresentava un testo autobiografico dell’avvocato Alfredo Falcone Fieni, invaghitosi di una tale Concettina, che egli volle immortalare, con la complicità della musica di Roberto Falvo.
Ultimi due brani della serata Core ‘ngrato, risalente al 1911, di Riccardo Cordiferro (pseudonimo di Alessandro Sisca) e Salvatore Cardillo, che fu la prima canzone di successo “importata” dagli USA, in quanto i suoi autori erano entrambi emigrati oltreoceano e Canzone appassiunata (1922), ennesimo capolavoro di E. A. Mario.
Riguardo agli interpreti, il connubio fra Daniela del Monaco e Antonio Grande costituisce da tempo una delle eccellenze musicali napoletane.
Ancora una volta i due artisti hanno evidenziato la bravura, la professionalità e la raffinatezza esecutiva che li contraddistingue e, nell’ambito di un recital di altissimo livello, l’apice è stato forse toccato dalla bellissima esecuzione teatralizzata de “Lo guarracino”, talmente intensa che ci sembrava di assistere alla vicenda.
Ricordiamo ancora le utilissime spiegazioni che entrambi hanno fornito al pubblico, relativamente ai brani eseguiti, compreso un breve intervento in inglese del maestro Grande, rivolto ad un gruppo di spettatori austriaci, legato alla descrizione de “Lo guarracino”.
Pubblico numeroso, nonostante l’inclemenza del tempo, che ha applaudito a lungo i due protagonisti ed è stato omaggiato con “Me voglio fa’ ‘na casa” di Donizetti, a coronamento di una serata di ottima musica, che ha chiuso una rassegna ormai fortemente radicata nel panorama cittadino.

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