Ai “Concerti di Autunno” un pianista molto bravo ed estremamente versatile

Foto Max Cerrito

Proseguono i “Concerti di Autunno”, rassegna organizzata dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli e affidata alla direzione artistica di Luciana Renzetti.
Ospite del terzo appuntamento il noto pianista Carlo Guaitoli, che ha proposto un programma molto vario, iniziato con le Dodici variazioni in do maggiore su “Ah vous dirais-je, Maman” K. 265 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791).
Si tratta di una composizione scritta presumibilmente nel 1782 e pubblicata tre anni dopo, dove l’autore, partendo da un semplice motivo popolare francese del Settecento, creò dodici variazioni di assoluto valore musicale.
A seguire tre brani di di Fryderyk Chopin (1810-1849), il Notturno op. 48 n. 1 in do minore, il Notturno n. 2 in fa diesis minore e la Fantasia in fa minore op. 49 di Fryderyk Chopin (1810-1849), tutti risalenti al 1841.
Per quanto riguarda il Notturno, siamo di fronte ad un genere che, nel Settecento, era destinato ad organici di dimensioni variabili, il cui scopo era quasi sempre di intrattenere gli ospiti durante le feste.
Solo alla fine del XVIII secolo si trasformò, grazie all’irlandese John Field, in una composizione di tipo intimistico, costituita da un solo movimento ed affidata al pianoforte, raggiungendo poi l’apoteosi con Chopin.
La Fantasia era invece dedicata alla principessa Catherine de Souzo e venne pubblicata a Parigi, sempre nel 1841, dall’editore Schlesinger.
Il lavoro può essere considerato una delle vette più alte raggiunte dal musicista polacco e in esso si respira anche una certa nostalgia della patria lontana e dei suoi tristi destini, in quanto costruita in parte su “Litwinka” di Karol Kurpiński, motivo popolare legato ai moti insurrezionali polacchi del 1830-31, repressi nel sangue dallo zar Nicola I.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte del concerto era rivolta ai due autori argentini più prestigiosi del Novecento, Alberto Ginastera (1916-1983) e Astor Piazzolla (1921-1992).
Di Ginastera sono state proposte le giovanili Tre Danze Argentine op. 2 (1937), che appartengono al primo dei tre periodi nel quale si suole dividere la sua produzione, ovvero quello corrispondente al cosiddetto “Nazionalismo soggettivo”, durante il quale ebbe come punti di riferimento soprattutto Stravinskij e Bartók, dando vita a pezzi che inserivano riferimenti folcloristici in ambiti colti.
Riguardo a Piazzolla, da noi deve la sua notorietà soprattutto al repertorio legato al “Nuevo Tango”, ottenuto tramite l’innesto di strumenti avulsi dalla tradizione e più vicini ad altri generi, quali ad esempio la chitarra elettrica ed il contrabbasso, soluzioni che fecero gridare allo scandalo i suoi connazionali e costarono al compositore anni di emarginazione.
Ma non va dimenticata una preparazione musicale (in patria fu allievo proprio di Ginastera, mentre a Parigi studiò con la leggendaria Nadia Boulanger), che gli permise di spaziare in tutti i generi e fornire contributi notevoli, spesso misconosciuti, alla musica classica del XX secolo.
Ne sono un piccolo esempio i Tres preludios para piano del 1987 (Leijia’s Game, Flora’s Game e Sunny’s Game), nell’ordine un tango, una milonga e un valzer, che apparvero per la prima volta nell’album “Rough Dancer and the Cyclical Night”, il primo dedicato alla figlia del produttore del disco Kip Hanrahan e gli altri due ai cagnolini del musicista.
In complesso un programma che ha esaltato la bravura di Carlo Guaitoli, interprete di altissimo livello, abile a fornire i giusti toni e le molteplici sfumature a brani molto diversi fra loro, grazie alla sua grande versatilità interpretativa.
Pubblico molto numeroso ed entusiasta, che è stato omaggiato con due bis, il primo consistente nel celebre Rondo alla Turca di Mozart posto a chiusura della Sonata per pianoforte n.11 in la maggiore K.331, il secondo, rivolto a Gershwin, con una splendida versione di Summertime, curata dal maestro Guaitoli, particolarmente adatta per terminare nel migliore dei modi un ottimo concerto.

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