La prima parte del Festival di Musica Barocca “Sicut Sagittae” chiude nel segno di Bach con un duo di livello internazionale

Il festival di Musica Barocca “Sicut Sagittae”, affidato alla direzione del maestro Antonio Florio, ha proposto, come chiusura della prima parte, il concerto del duo formato da Tommaso Rossi (flauto traversiere) e Enrico Baiano (fortepiano), che ha eseguito alcune sonate per flauto di Johann Sebastian Bach (1685-1750).
Si tratta di brani che risalgono, come la maggior parte della musica strumentale dell’autore tedesco, al periodo di permanenza a Köthen (1717-1723), presso la corte del principe Leopoldo.
Infatti il nobile, in quanto fervente calvinista, era contrario all’accompagnamento solenne delle funzioni religiose, per cui Bach concentrò buona parte delle sue energie su pezzi cameristici, sfruttando le potenzialità dell’orchestra di corte, formata da ottimi solisti, ai quali spesso si aggiungeva anche Leopoldo, discreto musicista amatoriale.
In complesso una produzione molto corposa, i cui originali rimasero in buona parte a Köthen, quando Bach si trasferì a Lipsia, e che andò perduta, per vicissitudini dinastiche ed economiche, dopo la prematura morte del principe, avvenuta nel 1728 a soli 34 anni.
Per tale motivo, molti spartiti autografi giunti fino a noi, presentano date diverse rispetto a quelle della reale creazione, poiché i brani vennero riscritti in anni successivi, contribuendo a rendere confuso il quadro complessivo.
Tornando al concerto, i due interpreti si sono confrontati con quattro sonate, in mi minore BWV 1034, in la maggiore BWV 1032, in mi maggiore BWV 1035 e in si minore BWV 1030, evidenziando grande bravura e perfetta sintonia, molto apprezzate dal numeroso pubblico presente al Centro di Cultura Domus Ars, dove si è tenuto l’evento.
L’abbinamento fra il flauto traverso ed il fortepiano, strumenti che ben si amalgamavano fra loro, ha sicuramente contribuito ad evidenziare le raffinate sonorità bachiane, anche se l’uso del fortepiano (una copia di un Silbermann del 1749, costruita dal palermitano Ugo Casiglia nel 2005), poteva risultare una forzatura, in quanto il musicista tedesco iniziò ad interessarsi allo strumento soltanto dopo il 1730.
Ma, nel programma di sala, il maestro Baiano ha giustificato la sua scelta in modo estremamente convincente, ipotizzando che Bach, legato da lunga amicizia con Silbermann, abbia acquistato un suo fortepiano, utilizzandolo per eseguire anche il repertorio creato precedentemente.
In conclusione un concerto di altissimo livello, che i due grandi protagonisti, Tommaso Rossi ed Enrico Baiano, hanno voluto terminare con un bis, consistente nell’andante, dalla “Sonata Metodica” di Telemann, altro gigante della musica tedesca, in ottimi rapporti con Bach, al punto che fu anche padrino di battesimo del figlio di quest’ultimo Carl Philipp Emanuel.

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